Sovrannumero e carenze strutturali mettono a dura prova sistema e personale
Carcere Orvieto e Terni – L’emergenza sovraffollamento nelle carceri umbre si aggrava, portando le strutture al limite della sostenibilità. Una situazione già critica, che ha visto una repentina escalation a seguito di un massiccio trasferimento di detenuti con gravi patologie psichiatriche, in prevalenza dalla Toscana. Solo a Terni, nell’ultimo mese, sono giunti 170 nuovi ingressi, aggravando una pressione che il sistema non è più in grado di assorbire.
La tensione, scrive il garante dei detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, palpabile in ogni reparto, è testimoniata dal lavoro estenuante della Polizia Penitenziaria, che si trova a fronteggiare una situazione disperata con mezzi insufficienti. Il personale, già sotto organico, è costretto a turni massacranti e a supplire a carenze strutturali e di personale che si estendono ben oltre le loro mansioni. Le celle, progettate per ospitare due persone, ne contengono in media quattro, e il provveditorato di Firenze avrebbe addirittura richiesto di aumentarne la capienza fino a cinque o sei, in un tentativo disperato di gestire il flusso incessante di nuovi arrivi. Una richiesta che appare un’autentica chimera, considerando la realtà dei fatti.
La speranza di un intervento risolutivo è legata a una figura chiave: il Provveditore per l’Umbria. La sua nomina, attesa da mesi a seguito della delibera del Consiglio dei Ministri di dicembre 2024, continua a slittare, lasciando le carceri umbre in un limbo amministrativo e operativo. Questa impasse impedisce di attuare misure concrete per contenere una crisi che ha riflessi drammatici anche sul piano nazionale. In Italia, infatti, si è registrato un tragico aumento dei suicidi tra i detenuti, un dato che, purtroppo, fa riflettere sulla gravità della situazione complessiva. In questo contesto, l’Umbria rappresenta un’eccezione positiva, dove, nonostante la tensione sia altissima, non si sono verificati episodi violenti.
La pressione non riguarda solo il personale, ma anche la salute e il benessere dei detenuti stessi. Molti di loro, avvicinati durante le visite, hanno manifestato con disperazione l’urgenza di interventi sia sul piano logistico che su quello sanitario. È su questo fronte che si sta cercando di agire con urgenza, come testimoniano i recenti colloqui con la presidente Stefania Proietti per rafforzare l’apparato medico-sanitario delle strutture. La carenza di medici e la difficoltà nel reperire personale che garantisca continuità assistenziale sono problemi annosi, che oggi si acuiscono con il numero crescente di detenuti psichiatrici.
La solidarietà e l’elogio pubblico vanno alla Polizia Penitenziaria, che si è dimostrata il vero e proprio “front office” del sistema, un baluardo che con spirito di sacrificio e professionalità sopperisce alle lacune del sistema, sostituendosi a funzioni carenti come quella sanitaria, socio-assistenziale e psicologica. Stanno riuscendo a contenere una situazione gravissima, sacrificando ferie e permessi, dimostrando una dedizione che va ben oltre il dovere.
L’auspicio di tutti è che la nomina del Provveditore avvenga entro il mese in corso per affrontare con azioni concrete i temi più urgenti, tra cui l’istituzione delle Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza Sanitaria), la cui mancanza in Umbria rappresenta una grave lacuna. A questo proposito, la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha manifestato la volontà di contribuire alla risoluzione del problema, valutando la possibilità di realizzare una Rems nel territorio comunale. Un passo promettente, ma è chiaro che ora è il momento di agire con rapidità e determinazione per dare concretezza a un’esigenza che non può più essere rimandata. La crisi è qui, e richiede risposte immediate.

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