Bancarotte fraudolente, 28 sono indagati, richiesta di rinvio a giudizio

 
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Fase 2, al tribunale di Perugia rinviato l'80 per centro dei processi

Bancarotte fraudolente, 28 sono indagati, richiesta di rinvio a giudizio Le accuse sono pesanti e vanno dalla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio fino alla ricettazione. Un’organizzazione tesa a svuotare patrimoni di società in difficoltà. Dietro le aziende saltate ci sono un avvocato e di un commercialista, entrambi finiti nei guai. Il Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza e del Nucleo investigativo dell’Arma i pubblici ministeri Manuela Comodi e Mario Formisano – titolari del fascicolo –, dopo anni di indagini, hanno chiesto al gup il rinvio a giudizio di ventotto persone.

Questo, lo scenario tratteggiato dalla procura e dagli investigatori che hanno spulciato conti e bilanci di società tra Perugia, Foligno e Bastia lungo sei anni di fallimenti e concordati, dal 2010 al 2016. Ma diversi tra gli imprenditori imputati si dicono «raggirati» da quei professionisti cui avevano affidato le cure della propria azienda. L’udienza preliminare si svolgerà l’11 luglio davanti al giudice Valerio D’Andria.

Tra gli imputati, oltre ai due professionisti, imprenditori locali in difficoltà e prestanome delle società anche per inesistenti o fittizie cessioni dei rami d’azienda. I due professionisti inquisiti, avrebbero ideato e organizzato, anche in virtù dei rispettivi ruoli di consulente legale e liquidatore e/o amministratore unico o contabile delle società, un piano per svuotare le aziende in odore di fallimento, non pagare i creditori privilegiati, distruggere la contabilità in modo da non consentire al curatore di ricostruire tutto il giro vorticoso di operazioni finanziarie e alterare la situazione finanziaria ed economica.

Nei 38 capi di imputazione contestati a vario titolo si fa riferimento a pagamenti preferenziali, distrazioni in contanti di denaro dalle casse della società, sparizione dei beni aziendali (come una decina di tir per un’azienda di autotrasporti) ma anche rimborsi ai soci, precedenti ai crack.

Le società finite sotto la lente di ingrandimento della Procura sono, la maggior parte, nell’area dell’Assisano. Parti offese nel procedimento sono stati infatti individudati i fallimenti delle ‘Pasticcerie Giovanni’, di ‘Autoservice’, di ‘Gea srl’ ma anche il concordato ‘Franchi’ la nota azienda di Bastia Umbra. (La notizia è riportata oggi dai tre giornali locali della carta stampata: Corriere dell’Umbria, Messaggero Umbria e Nazione Umbria)

 

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