Il sindaco interviene dopo la decisione del Tribunale di Spoleto
L’assoluzione in primo grado delle tre educatrici dell’asilo nido comunale di Deruta, rinviate a giudizio nel 2019, ha riportato al centro del dibattito pubblico una vicenda che per anni ha attraversato la comunità locale, lasciando interrogativi, tensioni e un lungo percorso giudiziario. La decisione del Tribunale di Spoleto ha segnato un passaggio rilevante, spingendo il sindaco Michele Toniaccini, datore di lavoro delle operatrici, a intervenire per chiarire la posizione dell’amministrazione e ricondurre la discussione entro un perimetro di responsabilità istituzionale.
Il sindaco: “Sentenza attesa, ora servono le motivazioni”
Toniaccini ha espresso sollievo per l’esito del processo, ricordando come la vicenda avesse generato forte apprensione tra le famiglie e all’interno dell’intera comunità di Deruta. Il primo cittadino ha sottolineato che la sentenza, pur escludendo la rilevanza penale dei fatti contestati, non chiude automaticamente ogni valutazione, poiché sarà necessario attendere le motivazioni che il giudice renderà note entro novanta giorni.
Secondo il sindaco, solo la lettura integrale del provvedimento consentirà di comprendere appieno la formula assolutoria, che esclude il dolo ma non necessariamente la materialità delle condotte oggetto delle indagini preliminari. Un passaggio che, nelle sue parole, richiede prudenza e rispetto dei tempi della giustizia, evitando interpretazioni affrettate o strumentali.
Le polemiche politiche e la scelta della parte civile
Nel suo intervento, Toniaccini ha voluto anche rispondere alle critiche politiche emerse in questi giorni, in particolare riguardo alla decisione del Comune di costituirsi parte civile insieme ad alcune famiglie. Una scelta definita “atto dovuto”, motivata dalla necessità di tutelare l’ente, che in qualità di datore di lavoro avrebbe potuto essere chiamato a rispondere economicamente di eventuali danni.
Il sindaco ha ricordato che anche la trasmissione della segnalazione iniziale ai Carabinieri non fu una scelta discrezionale, ma un obbligo istituzionale. La segnalazione proveniva da alcune colleghe della cooperativa che collaborava con il Comune nella gestione del nido, e ignorarla – ha spiegato – avrebbe significato venire meno ai doveri di tutela dei minori e alla responsabilità di pubblico ufficiale. Da quella comunicazione presero avvio le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni e videocamere nascoste.
Il legale del Comune: “Comportamento corretto e prudente”
A rafforzare la posizione dell’amministrazione è intervenuto l’avvocato Luigi Niccacci, legale del Comune di Deruta, che ha definito l’operato del sindaco “coerente, prudente e pienamente conforme ai doveri istituzionali”. In una nota congiunta, Toniaccini e il legale hanno invitato a sospendere ogni polemica fino alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza, ricordando che il pubblico ministero o il procuratore generale potrebbero decidere di proporre appello.
La vicenda, dunque, non può considerarsi definitivamente conclusa. L’amministrazione comunale chiede ora un clima più sobrio e rispettoso, consapevole che il caso ha inciso profondamente sulla vita delle persone coinvolte e sulla percezione del servizio educativo cittadino. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, l’obiettivo dichiarato è restituire serenità alla comunità e garantire piena trasparenza istituzionale.

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