Albanese ricercato dal 2015 arrestato in Catalogna

Cooperazione internazionale cattura latitante per droga ed estorsione

Le autorità italiane hanno coronato una complessa indagine transnazionale con l’arresto di un cittadino albanese di trentasei anni, fermato dai Mossos d’Esquadra in territorio catalano. L’uomo era stato cercato ininterrottamente dalla magistratura italiana dal gennaio 2024, dopo aver abbandonato il territorio nazionale per sfuggire all’esecuzione di una condanna definitiva. Il mandato di arresto europeo in suo possesso richiedeva il pagamento di una pena residua di tre anni e nove mesi per crimini legati al traffico di sostanze stupefacenti e a condotte estorsive di particolare gravità.

Gli sviluppi investigativi che hanno portato all’arresto

La localizzazione del ricercato rappresenta il culmine di un’attività coordinata tra le strutture investigative del territorio umbro e i servizi specializzati della Polizia Criminale con sede a Roma. L’Ufficio S.D.I. della Procura Generale perugina ha mantenuto costantemente aperti i canali comunicativi con il Servizio per la Cooperazione Centrale, permettendo un flusso informativo continuo che ha tracciato gli spostamenti del latitante attraverso il continente europeo. Le prime tracce lo avevano collocato a Francoforte sul Meno, nel territorio tedesco, da dove successivamente si era mosso verso la Penisola Iberica, stabilendo una base operativa a Lloret de Mar, nota destinazione turistica della costa catalana.

La ricostruzione del percorso criminale

La genesi della condanna affonda le radici nel settembre 2014, quando presso Francavilla al Mare si consumò una transazione illegale particolarmente significativa. Il ricercato aveva ceduto a un connazionale un quantitativo di cocaina pari a centocinquanta grammi, operazione che avrebbe dovuto concludersi con il versamento della somma pattuita. L’acquirente, però, non aveva ottemperato all’impegno economico, circostanza che aveva scatenato una reazione violenta da parte del trafficante.

Un’estorsione caratterizzata da minacce esplicite

La risposta del ricercato si era concretizzata attraverso una serie di contatti telefonici nei quali aveva rivolto alla vittima frasi di chiara natura intimidatoria e minacciosa, incluso il ricorso a minacce fisiche esplicite, arrivando a dichiarare pubblicamente l’intenzione di infliggere lesioni corporali gravi. Successivamente il denunciante era stato forzato a versare la somma di duemila euro, capitolando di fronte alla pressione psicologica e alle minacce concrete. Questi episodi avevano determinato, nel maggio 2022, l’emissione di una sentenza definitiva che lo condannava a una pena complessiva di sei anni e otto mesi di reclusione.

La sottrazione alla giustizia e il quinquennio di ricerche

Immediatamente dopo la definizione del procedimento giudiziario, l’albanese aveva scelto la strada della latitanza, rendendosi irreperibile e sottraendosi deliberatamente all’esecuzione della condanna pronunciata nei suoi confronti. Questa scelta aveva innescato una serie di attività investigative che si sarebbero prolungate per diversi anni, richiedendo il coordinamento tra molteplici apparati delle forze dell’ordine sia nazionali che internazionali.

L’intervento dei Mossos catalani

Le verifiche conclusive, condotte attraverso i canali della cooperazione giudiziaria e il dialogo costante con le strutture di polizia straniere, avevano progressivamente ristretto il cerchio intorno al ricercato, permettendone la localizzazione precisa nel municipio di Arenys de Mar. Sulla scorta di queste segnalazioni dettagliate, il ventiseiesimo giorno di febbraio i Mossos d’Esquadra della Catalonia hanno effettuato un intervento risolutivo, procedendo al suo arresto e alla conseguente messa in custodia cautelare.

Verso l’estradizione in Italia

Il soggetto rimane attualmente detenuto presso una struttura penitenziaria spagnola, in attesa della conclusione delle procedure amministrative relative all’estradizione verso il territorio italiano. Una volta rimpatriato, dovrà dare inizio all’esecuzione della quota di pena ancora residua, completando così il percorso giudiziario avviato diversi anni prima.

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