Aggredita al centro trasfusionale dell’ospedale di Assisi, ecco com’è andata

 
Chiama o scrivi in redazione


Aggredita al centro trasfusionale dell'ospedale di Assisi, ecco com'è andata

Aggredita al centro trasfusionale dell’ospedale di Assisi, ecco com’è andata

Le si è scagliata contro, prendendola per i capelli, dandole dei colpi in testa, gettandola a terra, procurandole delle lesioni guaribili, salvo complicazioni, come riportato nel referto medico. E così una signora di Bastia Umbra di 55 anni è stata aggredita da una donna, sotto gli occhi di altre persone. Il fatto si è verificato all’ospedale di Assisi, nell’area centro trasfusionale (dove si dona il sangue), ieri mattina (13 marzo ndr) poco prima delle 11,30.

Un episodio inquietante che ha lasciato nella poveretta che è stata aggredita, oltre ai danni fisici, anche uno choc emotivo non indifferente.

Il referto parla chiaro, trauma dinamico del rachide cervicale e cranico con 8 giorni di prognosi. E’ il primo dei referti, mentre il secondo parla di contusioni multiple con altri tre giorni.

A raccontare tutto nei dettagli, alla nostra redazione, è stata la stessa donna aggredita che ha spiegato tutti i passaggi: da quando è arrivata al centro per donare il sangue, fino al momento dell’aggressione, che l’ha poi costretta a passare dal pronto soccorso per ben due volte, oltre che a fare una denuncia ai carabinieri di Bastia Umbra.

Emergenza Coronavirus

La donna decide di recarsi all’ospedale di Assisi a donare il sangue. Vista la carenza in questi giorni, quello che doveva essere un bellissimo gesto si è trasformato in una brutta avventura. La rabbia è tanta, così come l’umiliazione, oltre al dolore, e l’incomprensione a tratti percepita.

Una sala d’attesa troppo piccola

La donna di Bastia arrivata sul posto, dopo aver fatto la registrazione dei dati, si è trovata in una sala d’attesa di pochi metri quadrati (5 per 3 metri circa) con all’interno circa 20 persone. Troppo piccola, impossibile mettere in pratica le regole anticontagio del Coronavirus previste dal decreto presidenziale. Erano accesi i riscaldamenti ma mancava l’aria. “Decido di aprire la porta per arieggiare il locale – ha raccontato – già in questa prima occasione alcune persone si lamentavano del fatto che l’avessi aperta e per evitare problemi mi sono allontanata”. Avevano freddo e non volevano che la porta restasse aperta e le avevano detto alcuni di loro: “Signora se lei sta bene fuori, stia fuori, perché noi sentiamo freddo, chiuda ‘sta porta“.

Ritorna nella sala per verificare il suo turno

«Ho aperto nuovamente la porta. Con un piede dentro e un altro fuori, mi affaccio per vedere a che punto erano, quando una donna che stava in fondo ha cominciato ad aggredirmi. ‘A riecco questa con ‘sta porta, ma vada fuori’ e con l’indice sulla fronte le ha fatto intendere che era pazza e che si sarebbe dovuta curare. La vittima ha ovviamente reagito: “Ma mi sa che dovrai fatti curare tu, perché dici che sono pazza“. Non ha avuto il tempo di terminare la frase quando: “Mi è venuta contro come una pazza, mi ha spinto fuori dalla porta, mi ha dato le botte in testa, mi ha tirato i capelli e poi mi ha fatto rotolare per terra come una trottola, mi ha staccato il cappuccio dal piumino. Poi è arrivata una delle dottoresse che ha bloccato l’aggressione“. Sono stati chiamati i carabinieri.

I carabinieri di Assisi sul posto

Ho raccontato tutto quanto, descrivendo com’era questa donna” e infine è andata dai carabinieri di Bastia Umbra a fare la denuncia, ma prima si è recata al pronto soccorso.  La donna, questa mattina, si è recata nuovamente al pronto soccorso per un’altra visita. Il medico di turno le ha consigliato il riposo per due o tre giorni evitando sforzi o sollevamento pesi, oltre alle medicine al bisogno. Le indagini sono comunque in corso per individuare la donna che l’aggredita.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*