Umbria Jazz 2026, la maratona entra nell’ultimo miglio: alla Sala Podiani il sabato si corre con il Kris Davis Trio

Umbria Jazz 2026, la maratona entra nell’ultimo miglio: alla Sala Podiani il sabato si corre con il Kris Davis Trio

Qualcuno ha già lasciato Perugia. Chi resta conosce il ritmo del festival: rallentare non significa fermarsi

di Antonella Valoroso

Qualcuno ha abbandonato la corsa ed è partito nella notte. Le valigie sono già in viaggio, i saluti consumati in fretta, con la promessa di ritrovarsi il prossimo anno. Ma noi siamo i locals. Ci siamo sempre. Prima, durante e dopo. Sappiamo che Umbria Jazz non finisce quando si spengono le luci dell’ultimo concerto. Rimane nelle strade, nei bar, nei racconti delle settimane dopo.

Oggi, però, si rallenta il passo. Perché quella di Umbria Jazz è una maratona fatta di salite e discese. Proprio come le vie del centro storico di Perugia, la capitale del jazz. Chi va troppo veloce rimane senza fiato, si accalda e alla fine è costretto a fermarsi. I locals, invece, hanno imparato a dosare le energie, perché il festival è una prova di resistenza non certo di velocità. E via Alessi non perdona.

Stamattina alla Sala Podiani sembra tutto tranquillo. Il brusio è più sommesso, i corridoi respirano con calma, le sedie attendono il loro pubblico. È quella quiete apparente che precede ogni nuovo inizio. L’ultimo sabato dell’edizione 2026 di UJ alla Galleria Nazionale dell’Umbria è affidato al Kris Davis Trio, protagonista di un doppio appuntamento. La pianista canadese è una delle personalità più interessanti e acclamate del jazz contemporaneo, capace di coniugare ricerca, libertà espressiva e una scrittura che non rinuncia mai al dialogo con chi ascolta.

Due concerti per accompagnare l’ultimo miglio di una settimana intensa. Perché a Umbria Jazz anche quando il passo si fa più lento, la musica continua a indicare la direzione. E chi è rimasto sa che è proprio adesso che il festival racconta una delle sue verità più belle. Nelle maratone non vince chi va più veloce, ma chi resta fino all’ultima nota.

La sfida arriva quasi subito, lanciata dal pianoforte con un brano del nuovo album, Ballerina. È uno di quei pezzi che sembrano non finire mai, e non perché annoino. Al contrario: costringono chi ascolta a restare dentro la musica senza possibilità di fuga. Ma per una pianista (o un’operatrice video senza cavalletto) significa anche un’altra cosa. Ci vogliono bicipiti d’acciaio per tenere il controllo della tastiera (della telecamera) per oltre dieci minuti. Muscoli da danzatrice, appunto.

Il brano successivo si intitola Little Footsteps. La traduzione letterale è “piccoli passi”, ma “primi passi” restituisce meglio l’immagine evocata dalla musica. L’artista racconta di averlo scritto per il figlio. Chissà quanti anni ha la creatura. In inglese esiste anche l’espressione baby steps, che non indica soltanto i passi incerti di un bambino che impara a camminare, ma anche il procedere con prudenza, un passo alla volta, senza fretta (no rush), verso un traguardo. È un invito alla pazienza, alla fiducia nei tempi della crescita e nel valore del cammino, più che della meta. Induca il passo cauto di chi avanza un passo alla volta senza fretta (no rush) per arrivare al traguardo o almeno provarci senza farsi male.

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