Stewart Copeland racconta l’epica dei Police sul palco di Umbria Jazz
di Antonella Valoroso
Una serata orchestrale ad alta energia con un grande mattatore. Stewart Copeland, leggendaria rock star e compositore, ma prima di tutto batterista dei “Police”, il trio che ha scritto la storia del rock con pezzi come “Can’t Stand Losing You” e “Synchronicity”, ha portato a Umbria Jazz 2023 i suoi “Police Deranged For Orchestra”, un viaggio musicale in cui ripercorre le tappe dell’epica carriera condivisa con Sting e Andy Summers.. Ad accompagnarlo c’erano per l’occasione l’Orchestra da Camera di Perugia e la Umbria Jazz Orchestra, tornate sul main stage dove avevano già affiancato Kyle Eastwood.
Copeland è una figura unica nella musica mondiale. Universalmente conosciuto come fondatore dei “Police”, è anche un prolifico compositore di opera, balletto e musica orchestrale. Ma ieri sera, sul palco di Umbria Jazz, ha sfoderato anche se non soprattutto la sua verve di navigato showman, o forse sarebbe meglio dire di “Demolition man” -pezzo con il quale ha peraltro aperto la serata- visto che mentre dirigeva l’orchestra -con “le” bacchette- ha fatto prendere il volo al suo leggìo che è atterrato -fortunatamente senza fare danni- nella sezione dei violoncelli.
Nel corso della serata Copeland torna più volte sul podio e imbraccia anche la chitarra, ma è naturalmente alla batteria che si esprime al meglio.
“Quelli scritti per l’orchestra -spiega con ironia- non sono arrangiamenti ma piuttosto ‘derangements’ in cui i pezzi storici dei Police sono stati scomposti e ricomposti”.
Le attese del pubblico che riempie l’Arena Santa Guliana non vengono deluse. I grandi classici ci sono tutti: “Roxanne”, “Every Breath You Take”, “Walking on the Moon”, “Message in a Bottle”, “Don’t Stand So Close To Me”. Il sound ‘storico’ dei “Police” si colora di sfumature jazz e soul.
Ottima la performance delle due orchestre “residenti” -in cui si fa notare la sezione dei fiati- e delle tre splendide cantanti Ashley Tamar, Amy Keys, and Carmel Helene.
Lo show si chiude con “Every Little Thing She Does Is Magic” e il pubblico che non perde l’occasione per unirsi alle vocalist.
Con la sua energia contagiosa, il fisico atletico e la fluente chioma bianca, il settantenne Steve Copeland ci ricorda ancora una volta -qualora ce ne fosse bisogno- che la musica fa bene a chi la ascolta ma soprattutto a chi la fa.

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