L’estro di Collier e il groove di Miller conquistano tutti
A Umbria Jazz – Herbie Hancock lo ha paragonato a un giovane Stravinsky, mentre Hans Zimmer, con cui ha collaborato per la colonna sonora del film “The Boss Baby”, ha detto di lui: “Ci sono i musicisti e c’è il genio. Poi, molto, molto, molto più in alto, su nella stratosfera, c’è Jacob Collier”.
Perché c’è chi suona, e c’è chi costruisce mondi. E Jacob Collier appartiene alla seconda categoria.
Polistrumentista, instancabile sperimentatore e enfant prodige del jazz-pop contemporaneo, Collier è atterrato sul palco di Umbria Jazz come un alieno, in una fantasmagoria di colori.
Saluta il pubblico dell’Arena Santa Giuliana con un sonoro «Ciao Umbria!!!!» e poi, come un folletto dei suoni, corre da uno strumento all’altro, prova a coinvolgere il pubblico nelle sue armonizzazioni vocali, dirige la sua band con l’energia contagiosa di chi vive la musica come un gioco estremamente serio. Brani come «Feel», «Time Alone With You» e «All I Need» creano un’atmosfera di festa collettiva, con groove funky, giochi di luci, bolle di sapone e mani alzate al cielo.
Ricorda la sua prima apparizione a Umbria Jazz nove anni fa e sottolinea che allora come oggi si è sentito «abbracciato da questo festival».
A Umbria Jazz
Non mancano momenti più intimi e raccolti, come la reinterpretazione di «Can’t help falling in love», l’immortale brano di Elvis, e l’esecuzione della sua «Little blu» con l’ormai celebre chitarra a cinque corde che, grazie alla particolare accordatura, gli permette di creare nuove e inusuali sonorità.
Finale in crescendo con una travolgente versione di «Somebody to love» dei Queen in cui il pubblico dell’arena finalmente diventa un coro.
Poi tocca a Marcus Miller e al suo basso. Un suono che non si dimentica, un timbro che vibra nello stomaco prima ancora che nelle orecchie.
A Umbria Jazz
Musicista, compositore, produttore e autentico fuoriclasse del jazz-funk contemporaneo, Miller è tornato a infiammare il pubblico di Umbria Jazz con una performance intensa, ricca di groove, tecnica e umanità. Un concerto che ha mescolato funk, jazz e soul con un messaggio potente: la musica può ancora dire qualcosa di essenziale sul nostro tempo. Un viaggio tra virtuosismo e sentimento. Tra i momenti più toccanti della serata c’è senza dubbio l’omaggio a uno dei suoi eroi, il genio fragile che rivoluzionò il basso elettrico. “Ho perso un amico negli anni ’80, si chiamava Jaco Pastorius”, racconta al pubblico. “Era uno dei più grandi bassisti di tutti i tempi”. Poi, l’attacco di “Mr. Pastorius”, il brano che Miles Davis — altro gigante con cui Miller ha condiviso anni di musica — volle nel suo repertorio.
Ma la vera anima del concerto si è rivelata con “Gorée”, un brano scritto nel 2012 dopo un viaggio in Senegal, sull’isola di Gorée, uno dei luoghi simbolo della tratta degli schiavi. “Lì ho visto dove venivano rinchiusi prima di essere venduti” – ricorda con commozione Miller. “Questa canzone l’ho suonata per anni, poi l’avevo messa da parte. Ma oggi serve di nuovo, perché il mondo sta impazzendo”.
Supportato da una band di fuoriclasse, alla quale ha saputo lasciare ampio spazio, Miller ha costruito un concerto corale e dinamico, in cui ogni musicista ha potuto esprimere la propria voce, tra assoli mozzafiato e sezioni ritmiche dal groove serrato. E quando è tornato sul palco per il bis anche lui ha voluto rendere omaggio a una band leggendaria, I Beatles, duettando con il pubblico sulle note di «Come together».

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