L’alchimia dell’incontro: il festival Alchemika apre con UniPg


Per la prima volta il festival collabora con l’Università degli Studi di Perugia. Il rettore Marianelli: «L’arte è un dato relazionale originario. L’impegno artistico è anche un impegno per la pace»

di Antonella Valoroso

È cominciata nel segno dell’incontro la nuova edizione di Alchemika, il Festival del Circo e del Teatro di Strada organizzato dall’Associazione Culturale Fiorivano le viole. E l’incontro, quest’anno, ha avuto anche una nuova protagonista: per la prima volta, infatti, il festival ha aperto un percorso di collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, portando insieme teatro, ricerca e comunità nel cuore del quartiere della Viola.

Il primo appuntamento della tre giorni si è svolto nel pomeriggio dell’11 settembre, nel Chiostro del Meliès di via della Viola, dove un laboratorio teatrale aperto a tutte e tutti ha invitato i partecipanti a confrontarsi con la creazione di personaggi grotteschi. A curarlo è stata Vittoria Corallo insieme a OUT – Organismo Universitario Teatrale, nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Perugia in collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria.

A sancire questo nuovo dialogo tra l’Ateneo e il festival è stata la presenza del rettore Massimiliano Marianelli, insieme alla delegata alla Cultura, professoressa Cristina Costantini, e alla professoressa Serena Meattini. «L’incontro tra UniPg e Alchemika è nato innanzitutto dal fatto che anche io sono un residente del quartiere», ha raccontato Marianelli, sottolineando il legame diretto tra l’Università e il territorio nel quale il festival si sviluppa. «Il nome Alchemika richiama l’idea di qualcosa di magico che nasce dall’incontro».

Ed è proprio la parola incontro a definire il significato più profondo della collaborazione. Per il Marianelli l’arte non è soltanto spettacolo o intrattenimento, ma molto di più. «Credo fortemente che l’arte sia un dato relazionale originario nel quale ci si può incontrare e riconoscersi come esseri umani», ha  proseguito Marianelli, «e quando si riconoscono le gioie e i dolori dell’altro come proprie cessano le dispute. L’impegno artistico diventa quindi immediatamente anche un impegno per la pace. L’Università degli Studi di Perugia è interessata a promuovere questi momenti di incontro e abbiamo dunque pensato che potevamo dare un contributo».

Parole che assumono un significato particolare per la comunità di Alchemika, un festival che porta il teatro, il circo, la musica e le arti performative negli spazi quotidiani della città, trasformando la strada e il quartiere in luoghi di partecipazione e condivisione.

Il laboratorio inaugurale ha rappresentato dunque qualcosa di più di un semplice appuntamento nel programma del festival: è stato il primo passo concreto di una collaborazione che mette in relazione l’Ateneo con una manifestazione profondamente radicata nel tessuto cittadino. Un incontro tra saperi accademici e pratiche artistiche, tra studenti, artisti, ricercatori e pubblico.

E il dialogo non si è esaurisce con questo momento di apertura del Festival. La collaborazione con UniPg proseguirà domenica 13 settembre, dalle 11 alle 13, all’Osteria Il Gufo, in via della Viola 18, con Osservando Alchemika, sei incontri tra gli artisti di strada protagonisti di Alchemika e i ricercatori dell’Ateneo perugino. L’iniziativa metterà a confronto artisti e studiosi intorno a sei parole chiave: memoria, silenzio, gioco, freestyle, ritmo e illusione. L’obiettivo sarà quello di attraversare insieme quel confine, spesso solo apparente, tra realtà, scienza e illusione. Gli incontri previsti sono sei: Gaby Corbo e Aurora Guzzetti lavoreranno sul tema della memoria; Silvia Martini e Mateusz Bawai sul silenzio; Tomate Clown e Francesco Federico Calemi sul gioco; Mencho Sosa e Cristina Costantini sul freestyle; El Kote, José Orellana Diaz e Daniele Ceccarani sul ritmo; Domenico Lannutti e Raffaele Silvani sull’illusione.

Un programma che conferma la vocazione di Alchemika a mescolare linguaggi e competenze, facendo dell’arte uno spazio nel quale discipline diverse possono incontrarsi e interrogarsi reciprocamente. Così, proprio nel luogo in cui il nome Alchemika evoca una trasformazione quasi magica, il festival ha iniziato l’edizione 2026 facendo dialogare l’Università con la città attraverso l’arte. E, come ha ricordato il rettore Marianelli, da questi incontri possono nascere «bellissime cose».

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