Beni Culturali Sos al ministro, eccellenza umbra Laboratorio di diagnostica

Beni Culturali Sos al ministro, eccellenza umbra Laboratorio di diagnostica

Beni Culturali Sos al ministro, eccellenza umbra Laboratorio di diagnostica

da Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Il Laboratorio di diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto è una delle “eccellenze” dell’Umbria per la diagnostica, come riconosciuto dallo stesso ministero. Il fondo di Sviluppo e Coesione che lo ha finanziato, insieme a Regione e Comune di Spoleto, dal 2010 al 2017 ha però esaurito la sua funzione. Ed ora si rischia che i risultati ottenuti in questi anni si immiseriscano e vadano perduti. Così, nel corso della presentazione, a palazzo Donini, di ben quattro volumi che fanno il punto sull’attività del Laboratorio, che ha operato in sinergia con l’università di Perugia, dipartimento di chimica, l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha anticipato che chiederà un incontro al ministro per sottoporgli il problema.

Come Regione – ha spiegato Cecchini – abbiamo creduto e sostenuto questo progetto, che ha raggiunto gli obiettivi prefissati e che ci ha lasciato un patrimonio di conoscenze, di strumenti e di competenze, che non può e non deve andare disperso. Per questo vorremmo aprire una interlocuzione con il ministero per capire come salvaguardare e come dare continuità a questa esperienza”. Il Laboratorio si avvale di personale di alta competenza e di strumentazioni sofisticate. Che sono, come ha precisato, Pierre Marie Gruet, affiancato da Pio Baldi “non invasive e portatili”.

Siamo l’unica struttura in Italia – ha aggiunto – in grado di fare analisi multietniche“. Insomma metodologie innovative e tecnologie di ultima generazione, sono, insieme alle competenze, il punto forza del Laboratorio per indagini sistematiche sui processi di deterioramento dei beni culturali e sui metodi di intervento per prevenire e fermare le alterazioni. Non solo.

Il Laboratorio ha anche elaborato una “Carta del rischio” che offre importanti indicazioni per la prevenzione. L’idea portante si basa sul discorso del “restauro preventivo” dato che quello tradizionale rimane, per forza di cose, invasivo.

Risultati significativi sono stati ottenuti nel Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello, nel Museo civico di Bevagna, nel Complesso museale dei S.Francesco a Trevi, nella Pinacoteca civica e diocesana di Spello, nel Museo Caradente e Collicola di Spoleto, nel Museo di Bettona, nel Museo Eroli di Narni, nel Museo Comunale Palazzo Santi di Cascia, nel Museo civico archeologia e pinacoteca “E. Rosa” di Amelia, nel Museo d’Arte moderna e contemporanea “A. De Felice” di Terni. I numeri. Sono state analizzate più di 120 opere e monitorati più di cento ambienti espositivi.

Altro lavoro importante – illustrato da Vittoria Garibaldi – l’intervento “dal recupero delle opere d’arte alla ricostruzione del contesto” con 1160 opere trattate. Tutte schedate.

Dal progetto è venuto fuori anche un protocollo di intervento in caso di calamità per non aggiungere danno ai danni della natura sulle opere d’arte. Ha commentato Paola Vittoria Santirosi, a nome del Comune di Spoleto: “Sono affascinata dall’attività svolta e dal metodo scientifico utilizzato. Siamo di fronte al “giusto fare”.” “Ci auguriamo – ha concluso il professor Aldo Romani docente del dipartimento di Chimica dell’ateneo perugino – che questa attività di eccellenza, frutto della collaborazione con le istituzioni, possa proseguire”.

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