Invariate le polveri sottili in Umbria durante il lockdown per Emergenza Covid-19

 
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Invariate le polveri sottili in Umbria durante il lockdown per Emergenza Covid-19

Migliorano i dati sul Biossido di Azoto gli effetti sulla qualità dell’aria in Umbria

Di Rossano Pastura
Non hanno avuto effetti significativi sulla presenza di polveri sottili in atmosfera, i provvedimenti adottati per il contenimento dell’epidemia da Covid-19. “Il blocco delle attività produttive industriali e degli spostamenti personali imposto dalle misure governative per contrastare l’emergenza Covid-19 – ha dichiarato il Direttore Generale di Arpa Umbria, ing. Luca Proietti – ha inciso solo in parte sulla qualità dell’aria in Umbria, mentre determinanti sono risultate le condizioni meteo”.

E’ quanto emerge dallo studio svolto dai tecnici del Servizio Aria di Arpa Umbria, che hanno analizzato la qualità dell’aria nella nostra regione nel periodo 5 marzo 2020 – 19 aprile 2020, in concomitanza con l’emergenza sanitaria e le relative chiusure introdotte dai provvedimenti del governo.

Il confronto con quelli dello stesso periodo del 2019 non evidenzia miglioramenti significativi dello stato di salute dell’aria delle nostre città.

I parametri presi in considerazione sono quelli relativi alle polveri sottili (in termini scientifici PM10 e PM 2,5) e il Biossido d’Azoto (NO2).

Otto le centraline prese in considerazione sparse sul territorio regionale e rappresentative delle varie tipologie di insediamento: fondo urbano, da traffico, fondo suburbano e fondo naturale.

Le rilevazioni sono avvenute a Perugia (via Cortonese e Ponte San Giovanni), Foligno (via Romana), Terni (Borgorivo, Carrara e Le Grazie), Narni Scalo. A queste, posizionate in città o a ridosso dei centri abitati, si aggiunge il sito di fondo dei monti Martani (a quota 1050 metri slm) che segnala in modo preponderante il particolato proveniente da fuori regione.

La ricerca ha messo in evidenza che, tranne per Perugia Cortonese, si ha un aumento medio delle

concentrazioni di PM10 e PM2.5; particolarmente indicativi i valori riscontrati dalla centralina dei Monti Martani. Qui, in un’area che possiamo definire a traffico 0, nel periodo preso in considerazione, si è verificato un raddoppio delle concentrazioni di PM10 e PM 2,5, che confermano l’intrusione da fuori regione.

Se si passa all’analisi dei valori giornalieri, l’influenza delle condizioni meteo è ancora più evidente. Mentre si ha una netta diminuzione di presenza di particolato nel periodo 21 – 27 marzo associato all’irruzione sull’Umbria di venti di Tramontana, dal 28 al 30 si assiste ad un picco dei valori, soprattutto nella parte nord dell’Umbria, dovuto alla presenza di aria proveniente dall’Asia centrale. Situazione simile si è verificata nel periodo 6 – 13 aprile, con un innalzamento dei valori medi dovuti all’irruzione di aria sahariana, con un impatto maggiore nella parte meridionale dell’Umbria.

Dallo studio dei dati registrati dalla centralina dei Martani, questo innalzamento appare molto più marcato.

Per il Biossido d’Azoto (NO2), originato prevalentemente dalla combustione dei carburanti di automobili, camion e autobus, si è notata, confrontando i dati 2019-2020, una tendenza alla riduzione media dei valori. Il maggior calo della presenza di questo inquinante nell’aria è stata registrata dalle centraline di Perugia Ponte San Giovanni, Foligno e Terni Carrara, punti di rilevamento caratterizzati da una forte presenza di traffico veicolare.

In questo caso, le disposizioni previste dal lockdown, con conseguente diminuzione degli spostamenti, hanno influenzato positivamente questi dati nei valori medi.

L’analisi dei valori giornalieri, ha messo in evidenza, anche per questo inquinante, il notevole contributo che determinano le condizioni atmosferiche.

La maggior diminuzione della presenza in atmosfera di NO2, è infatti coincisa, nella settimana tra 21 e 27 marzo, con il sopraggiungere della tramontana.

I dati elaborati dall’agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, ha infatti evidenziato 2 aspetti: una più marcata diminuzione della presenza di Biossido d’Azoto rispetto al 2019, soprattutto nelle aree maggiormente interessate dalla forzata diminuzione del traffico veicolare; un leggero aumento di particolato PM10 e PM2,5 rispetto al 2019, in parte causato da intrusioni provenienti da fuori regione.

“Lo studio – ha concluso Proietti – risulta molto utile per capire meglio la complessità del fenomeno e l’incidenza dei vari fattori di inquinamento atmosferico. Se da una parte, nonostante il blocco, abbiamo assistito ad un leggero innalzamento della presenza di polveri sottili, con picchi giornalieri dovuto a fattori esterni (le sabbie provenienti dall’Asia centrale alla fine di marzo), dall’altra, la riduzione di un inquinante come il Biossido di Azoto, ci conferma che il traffico veicolare incida sulla qualità dell’aria. Nei prossimi giorni, grazie ad ulteriori approfondimenti, riusciremo a caratterizzare le sostanze contenute nel particolato, così da poter determinare quanto incidano sul totale le diverse sorgenti emissive, soprattutto in alcuni contesti urbani”.



 

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