Centraline Arpa segnalano valori record di pm10
Nelle ultime giornate l’Umbria è stata stretta in una morsa di smog e nebbia, con valori di pm10 che hanno superato i limiti europei in diverse città. Le centraline dell’Arpa hanno registrato dati allarmanti: a Perugia, nel quartiere di Fontivegge, la media giornaliera ha toccato i 55 microgrammi per metro cubo, oltre la soglia di 50 fissata dall’Unione Europea. Ancora più grave la situazione a Ponte San Giovanni, dove il livello ha raggiunto i 59 microgrammi, confermando il quartiere come il più critico del capoluogo.
La condizione peggiora – come scrive Michele Nucci su La Nazione – spostandosi verso Città di Castello, dove martedì i rilevamenti hanno segnato 67 microgrammi e già 12 superamenti dall’inizio del 2025. A Foligno, nella zona di Porta Romana, il dato ha toccato quota 73, mentre a Terni tutte e tre le centraline – Borgo Rivo, Carrara e Le Grazie – hanno registrato valori superiori a 60 microgrammi, con oltre 10 sforamenti annuali. La Conca ternana si conferma così l’area più inquinata della regione.
Il fenomeno è legato alla stagnazione dell’aria, alle basse temperature e all’uso diffuso dei riscaldamenti domestici, che favoriscono l’accumulo delle polveri sottili. Chi vive in collina, sopra i 400-500 metri, respira aria più pulita grazie al sole e alle temperature miti, mentre nelle valli e nei centri urbani la qualità dell’aria è tornata a livelli preoccupanti. Lo scenario richiama l’attenzione sulle conseguenze sanitarie: il pm10 è un nemico invisibile che può provocare patologie gravi al sistema respiratorio.
La situazione, pur con sforamenti meno frequenti rispetto ad altre regioni, evidenzia la necessità di misure urgenti per contenere l’inquinamento e tutelare la salute dei cittadini.

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