Approvata legge per energia verde e tutela paesaggio

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Norme per l’autonomia energetica e contro progetti invasivi

La Regione Umbria ha compiuto un passo strategico verso l’autosufficienza energetica con l’approvazione del disegno di legge “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”. Il provvedimento, adottato con la delibera 698 della Giunta regionale, ha l’obiettivo di armonizzare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale locale, conformandosi al decreto legislativo 199 del 2021 che obbliga le Regioni a stabilire le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti FER.

Il testo normativo, che ora passa all’esame dell’Assemblea legislativa, è frutto di un processo partecipativo diffuso sul territorio, articolato in numerosi incontri pubblici. Il percorso ha coinvolto amministratori locali, associazioni, tecnici, imprese e cittadini, che hanno potuto contribuire in maniera concreta alla stesura della versione definitiva.

Secondo quanto stabilito nel disegno di legge, l’installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile sarà agevolata all’interno delle aree classificate come idonee, con iter autorizzativi semplificati e un rischio nullo di respingimento dei progetti. Al contrario, nelle zone dichiarate non idonee, la possibilità di approvazione sarà estremamente limitata, scoraggiando così iniziative che potrebbero compromettere il paesaggio e l’equilibrio territoriale.

La finalità principale della legge è il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, mediante un processo di transizione energetica che tenga conto della sostenibilità ambientale ed economica, dell’equità sociale e della responsabilità climatica.

L’intervento normativo arriva in un contesto particolarmente complesso dal punto di vista legislativo. Nonostante la recente sentenza del TAR Lazio, che ha annullato il Decreto attuativo del giugno 2024, il governo centrale non ha ancora fornito indicazioni correttive. Questo vuoto normativo ha determinato un aumento di proposte per impianti di grandi dimensioni in aree paesaggisticamente sensibili e non idonee, creando una pressione crescente sul territorio regionale.

Parallelamente, i progetti promossi dalle Comunità Energetiche Rinnovabili e dalle imprese locali sono bloccati, vittime di una paralisi normativa che rallenta il rilancio economico e la transizione sostenibile. Di fronte a tale scenario, la Giunta umbra ha ritenuto necessario procedere autonomamente con l’approvazione della legge, auspicando che il percorso in Assemblea legislativa si concluda entro l’estate.

Tra i punti cardine del disegno di legge vi è la promozione di un sistema energetico bilanciato, che comprenda diverse tecnologie di produzione e accumulo, tra cui impianti idroelettrici da pompaggio, sistemi gravitazionali e l’idrogeno verde. Si privilegia inoltre la realizzazione di impianti distribuiti, di piccole e medie dimensioni, prossimi ai centri di consumo.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono riconosciute come elementi centrali della strategia regionale. Le aree destinate alle CER sono considerate automaticamente idonee, favorendo l’autoproduzione e contribuendo a contrastare la povertà energetica nei territori.

La mappatura delle aree idonee include superfici urbanizzate, edifici, parcheggi, siti industriali dismessi, discariche e infrastrutture esistenti. In tali aree, i procedimenti autorizzativi saranno più snelli e il parere paesaggistico non avrà carattere vincolante. Questo approccio incentiva la riqualificazione delle superfici già compromesse e limita l’impatto ambientale.

Attenzione particolare è riservata all’agrivoltaico, che potrà essere sviluppato anche in aree non idonee, ma solo se rispetta precisi criteri volti a tutelare la biodiversità, il paesaggio e le tradizioni agricole locali.

La legge impone standard rigorosi per limitare le conseguenze ambientali e garantire una distribuzione equilibrata degli impianti su scala regionale. Sono previsti obblighi finanziari per la rimozione degli impianti al termine del ciclo di vita e misure compensative in favore dei Comuni e delle CER, tramite una quota significativa dei proventi generati.

Con questo intervento, l’Umbria tenta di difendersi dall’assalto di progetti invasivi, orientando lo sviluppo energetico secondo principi di responsabilità ambientale e coerenza territoriale.

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