Aids: Iardino (The Bridge), ‘a 30 anni da mio bacio con Aiuti ancora ignoranza’

'Stigma legato a paura contagio, sono 20 anni che non si fa comunicazione come si deve per formare giovani'

 
Chiama o scrivi in redazione


Aids: Iardino (The Bridge), 'a 30 anni da mio bacio con Aiuti ancora ignoranza'

Aids: Iardino (The Bridge), ‘a 30 anni da mio bacio con Aiuti ancora ignoranza’

© Protetto da Copyright DMCA

Era il dicembre del 1991. Sotto una pioggia di flash l’immunologo Fernando Aiuti, pioniere della ricerca e della lotta contro l’Aids, baciava sulle labbra una giovane Hiv-positiva. Quella foto passò alla storia come uno dei messaggi più forti e riusciti contro lo stigma, ma a distanza di ormai quasi 30 anni da quello scatto cosa è cambiato?

“Lo stigma va combattuto ancora oggi. Ma più che un giudizio morale a condizionare le persone è l’ignoranza. E su questo di strada da fare ce n’è tanta, anzi si è tornati indietro. Sono 20 anni che non si fa nulla che abbia un senso nella comunicazione, qualcosa di reale e strutturato che abbia l’obiettivo di formare e informare i nostri giovani”.

  • A parlare è la seconda protagonista di quel bacio, Rosaria Iardino, che allora aveva 25 anni e ancora oggi è in prima linea per i diritti dei pazienti con Hiv.

“Lo stigma c’è stato e c’è per tante malattie – dice la presidente della Fondazione The Bridge – Guardiamo al cancro. Certo, grazie a personaggi pubblici che hanno raccontato la loro malattia pubblicamente, oggi la situazione per i malati oncologici è meno stigmatizzante di un tempo. Questo però non succede per l’Hiv. Non ci sono” tutti questi coming out, “in fondo al cuore e alla testa delle persone c’è la paura di infettarsi, e lo vediamo anche con Covid-19 che lo stigma si alimenta verso i sanitari che lavorano in quei reparti e vengono visti come portatori di contagio”.

Per Iardino sull’Hiv pesa una questione di “ignoranza. Fra i giovani soprattutto”, quelli che non hanno visto con i loro occhi l’emergenza degli anni ’80 con ragazzi nel pieno della vita che si spegnevano in letti di ospedale. Oggi, ragiona l’attivista, “abbiamo ancora paura di parlare di sessualità. E non c’è più un genere o un orientamento sessuale più a rischio”.

Anzi, secondo il rapporto del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità (Iss) il 2019 segna un cambiamento anche nella fotografia del contagio: rispetto agli anni precedenti, nel 2019 per la prima volta la quota di nuove diagnosi di Hiv riferibili a maschi che fanno sesso con maschi (Msm) ha raggiunto quella attribuibile a rapporti eterosessuali (42%), che invece è stata da sempre la modalità più frequente.

“Questo pareggio non piace a nessuno – osserva Iardino – Tanto più perché è provocato dal fatto che una comunità che finora è sempre stata informata e sensibile al tema della prevenzione sta perdendo quota” su questo vantaggio. “Negli ultimi anni abbiamo visto un aumento di diagnosi anche fra chi faceva uso di sostanze, perché con la crisi c’è stato un ritorno all’eroina. Questo torna a evidenziare le carenze. Bisogna fare informazione fra i giovani. Non si può abdicare alla funzione della prevenzione – ammonisce – Non si può non usare il termine profilattico ancora oggi, per fare un esempio”.

(Lus/Adnkronos Salute)

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*