Morti sul lavoro, l’Umbria in zona rossa tre anni su quattro

Morti sul lavoro, l'Umbria in zona rossa tre anni su quattro

Nel 2026 è oltre il 25% sopra il dato nazionale di mortalità

📌 FLASH NEWS – L’Umbria resta tra le regioni con il più alto rischio di morte sul lavoro: zona rossa nel primo semestre 2026 e per tre anni su quattro. In Italia le vittime salgono a 482, il 7,1% in più rispetto al 2023; le denunce a +6,3%.


Umbria tra le regioni con il rischio più elevato

L’Umbria si conferma tra i territori italiani maggiormente esposti al rischio di infortuni mortali sul lavoro. Nei primi semestri degli ultimi quattro anni, la regione è stata collocata per tre volte in zona rossa dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering.

La stessa frequenza è stata registrata da Sicilia, Campania e Trentino-Alto Adige. Puglia e Abruzzo sono invece finite nella fascia più critica in due dei quattro periodi esaminati.

La classificazione considera il numero di lavoratori deceduti durante l’attività ogni milione di occupati. La zona rossa comprende le regioni con un’incidenza superiore al 125% della media nazionale.

La regione resta in zona rossa nel 2026

Nel primo semestre del 2026, l’Umbria figura ancora nella fascia di rischio più alta insieme a Calabria, Liguria, Sicilia, Campania e Puglia. In queste regioni l’incidenza della mortalità supera di oltre il 25% il valore medio italiano, pari a 14,5 morti ogni milione di lavoratori.

Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana sono stati inseriti in zona arancione. Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia rientrano nella fascia gialla. Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta sono invece in zona bianca.

Nel confronto relativo all’intero quadriennio, il Molise è l’unica regione rimasta per tutti e quattro gli anni nella fascia bianca, caratterizzata dalle incidenze più basse. Sardegna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata vi sono rimaste per due anni.

Nei quattro semestri registrate 1.903 vittime

L’indagine ha rilevato complessivamente 1.903 morti sul lavoro nei primi semestri compresi tra il 2023 e il 2026. Il confronto tra il primo e l’ultimo anno mostra un aumento da 450 a 482 vittime, corrispondente al 7,1%.

I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa erano 346 nei primi sei mesi del 2023 e sono arrivati a 350 nello stesso periodo del 2026. La crescita più marcata riguarda gli infortuni mortali in itinere, cioè durante il tragitto tra casa e lavoro.

Le vittime in itinere sono passate da 104 a 132, con 28 decessi in più rispetto al primo semestre del 2023.

Aumentano anche le denunce di infortunio

La tendenza negativa riguarda anche il numero complessivo delle denunce, comprendendo gli episodi mortali e quelli non mortali. Nei primi sei mesi del 2023 erano state presentate 296.665 denunce di infortunio.

Nello stesso periodo del 2026 il totale è salito a 315.452, con un incremento del 6,3%. Le Attività manifatturiere hanno registrato il valore più alto nell’ultimo anno analizzato, seguite dalla Sanità e dalle Costruzioni.

Secondo il presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering, Mauro Rossato, i dati dei quattro anni evidenziano criticità strutturali e l’assenza di una reale inversione di tendenza. La mappatura serve a individuare territori e categorie sui quali concentrare prevenzione, formazione e controlli.

L’incidenza nazionale resta quasi invariata

Nel primo semestre del 2023 l’incidenza media nazionale della mortalità durante il lavoro era pari a 14,7 decessi per milione di occupati. È salita a 15,2 nel 2024 e si è attestata a 15,1 nel 2025, per poi scendere a 14,5 nel 2026.

Il confronto tra il dato iniziale e quello finale mostra quindi uno scostamento limitato. Il livello del rischio è rimasto sostanzialmente stabile, nonostante le variazioni registrate nei singoli anni.

La zonizzazione consente di confrontare regioni con popolazioni lavorative differenti. La fascia bianca comprende i territori con un’incidenza inferiore al 75% della media nazionale. La zona gialla si colloca tra il 75% e la media italiana, mentre quella arancione comprende i valori tra la media e il 125%.

Lavoratori stranieri maggiormente esposti

La distanza più rilevante riguarda la nazionalità dei lavoratori. Tra gli stranieri, l’incidenza della mortalità durante l’attività è aumentata da 25,3 decessi per milione di occupati nel 2023 a 37,1 nel 2026.

Tra gli italiani, nello stesso periodo, il dato è sceso da 13,5 a 11,8. La differenza emerge anche negli incidenti mortali in itinere. Per gli italiani l’incidenza è passata da 4 a 4,4, mentre per gli stranieri è cresciuta da 8 a 14,3 decessi per milione di occupati.

Considerando tutte le denunce, mortali e non, i lavoratori stranieri presentano per l’intero quadriennio un’incidenza superiore al doppio di quella degli italiani. Il valore è salito da 20.597,4 infortuni per milione di occupati nel 2023 a 21.426,5 nel 2026. Per gli italiani l’aumento è stato da 9.609,5 a 9.728,8.

Rischio di morte più alto per gli ultrasessantacinquenni

L’età rappresenta un altro elemento rilevante. Gli ultrasessantacinquenni mantengono l’incidenza di mortalità più elevata tra tutte le fasce considerate, nonostante la diminuzione registrata nel quadriennio.

Il valore è passato da 51 denunce di infortunio mortale per milione di occupati nel 2023 a 45 nel 2026. Nel 2024 era stato raggiunto il picco di 62,6.

I dati relativi agli over 65 risultano quasi doppi rispetto a quelli dei lavoratori tra 55 e 64 anni. Per questa fascia l’incidenza è scesa da 24,8 nel 2023 a 22,8 nel 2026.

Più infortuni complessivi tra i giovani

Se si considerano insieme gli eventi mortali e non mortali, la fascia maggiormente colpita è invece quella compresa tra 15 e 24 anni. L’incidenza è aumentata da 33.434,4 denunce per milione di occupati nel 2023 a 38.504,4 nel 2026.

Le incidenze meno elevate del 2026 sono state rilevate tra gli ultrasessantacinquenni, con 9.584,6 denunce per milione di occupati, nella fascia tra 35 e 44 anni, con 9.479,1, e tra i lavoratori dai 45 ai 54 anni, con 9.164,3.

Nel confronto di genere, gli uomini hanno registrato la maggiore incidenza delle denunce relative agli infortuni avvenuti durante l’attività. Per gli incidenti in itinere, invece, i valori più elevati sono stati rilevati tra le donne in ciascuno dei quattro anni.

Mortalità maschile nettamente superiore

Per gli infortuni mortali avvenuti durante il lavoro, l’incidenza degli uomini è rimasta pressoché invariata, passando da 23,5 nel 2023 a 23,4 nel 2026. Tra le donne è invece cresciuta da 2,3 a 2,5.

Anche nelle denunce di incidenti mortali in itinere, gli uomini hanno fatto registrare il dato più elevato del quadriennio preso in esame.

Cambiano i giorni con il maggior numero di vittime

Il giorno della settimana con più infortuni mortali non è rimasto costante nei quattro periodi. Nel 2023 il maggior numero di decessi si è verificato di lunedì, con il 19,9% del totale. Nel 2024 il primato negativo è passato al martedì, con il 21,2%.

Nel 2025 il lunedì è tornato a essere il giorno più critico, raggiungendo il 22,7% delle vittime. Nel primo semestre 2026 il valore più alto è stato invece registrato di giovedì, con il 22,6% dei decessi.

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