Salute mentale, il Pd chiede di tutelare i centri di Perugia

Salute mentale, il Pd chiede di tutelare i centri di Perugia

Il Pd chiede risorse, servizi integrati e tre Csm confermati

📌 FLASH NEWS – Il Partito Democratico di Perugia chiede di rafforzare la rete della salute mentale e di mantenere aperti i tre CSM di Via XIV Settembre, Bellocchio e Ponte San Giovanni, tutelando servizi, lavoratori e utenti del territorio.


Il Partito Democratico di Perugia interviene sul futuro della rete territoriale dedicata alla salute mentale e chiede che nessuno dei tre Centri di Salute Mentale attualmente presenti nel territorio perugino venga chiuso. La posizione arriva durante il percorso avviato dalla Regione con il Piano di Azioni Regionale per la Salute Mentale (PARSM), preadottato dalla Giunta regionale alla fine di giugno e destinato a precedere il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale, ancora in fase di definizione.

Per il Pd perugino, il documento regionale affronta un settore centrale della sanità pubblica e dovrà quindi essere sottoposto a un confronto ampio con cittadini, istituzioni, professionisti e soggetti direttamente interessati. Il partito ha già iniziato un’analisi approfondita del Piano e annuncia la volontà di partecipare alla fase successiva alla preadozione presentando proprie valutazioni e proposte.

La salute mentale nella sanità territoriale

Il punto di partenza indicato dal Partito Democratico è rappresentato anche dal documento “La Sanità Pubblica nel Territorio Perugino”, recentemente approvato all’unanimità dall’assemblea comunale del Pd di Perugia.

Nel testo viene attribuito un ruolo centrale alla programmazione sociosanitaria dedicata alla salute mentale, considerata parte integrante della sanità territoriale di prossimità, con il Distretto chiamato a svolgere una funzione fondamentale nell’organizzazione e nel coordinamento dei servizi.

Secondo la posizione espressa dal partito, questa impostazione trova già una concreta applicazione nella rete territoriale coordinata dal Dipartimento di Salute Mentale, della quale fanno parte i Centri di Salute Mentale, le strutture residenziali e semiresidenziali e i servizi di psichiatria presenti negli ospedali.

Il Pd sottolinea come il modello sviluppato nel capoluogo umbro abbia caratteristiche consolidate nel tempo e ritiene necessario preservarne organizzazione e presenza territoriale.

La richiesta di recuperare risorse professionali

Il rafforzamento della rete, secondo il Partito Democratico di Perugia, deve passare anche attraverso un progressivo recupero delle risorse professionali e un investimento significativo nella formazione del personale.

Una necessità che, nella valutazione del partito, non riguarda soltanto i servizi strettamente collegati alla salute mentale degli adulti, ma interessa anche la Neuropsichiatria Infantile e i Servizi per le Dipendenze.

L’attenzione viene rivolta in particolare alla crescita dei bisogni nelle fasce infantili, adolescenziali e giovanili. La risposta, secondo il Pd, dovrebbe svilupparsi all’interno di un modello unitario e integrato di sanità pubblica, capace di mettere in relazione competenze professionali e differenti articolazioni dei servizi territoriali.

I Centri di Salute Mentale come presidio territoriale

Nel documento politico viene attribuita una funzione strategica ai Centri di Salute Mentale, considerati il baricentro dell’intera rete territoriale.

La loro attività, evidenzia il Pd, non può essere ricondotta esclusivamente alle prestazioni cliniche e terapeutiche effettuate nelle strutture. I CSM vengono descritti come presidi capaci di mantenere un rapporto diretto con il territorio e di intercettare i cambiamenti nei bisogni delle persone e nei comportamenti sociali.

Per questa ragione il Partito Democratico respinge una visione dei Centri come semplici articolazioni amministrative destinate ad applicare procedure standardizzate. La loro funzione, secondo il partito, è invece strettamente legata alla sanità pubblica territoriale e di prossimità.

I tre CSM presenti nel territorio perugino

Un altro elemento evidenziato riguarda il numero e la distribuzione geografica dei Centri. Nel Distretto del Perugino la configurazione esistente viene ricondotta alla definizione dei bacini di utenza, indicati nella misura di un Centro ogni 60 mila abitanti, sulla base delle linee di indirizzo nazionali e della normativa regionale richiamate dal Pd.

L’attuale organizzazione viene inoltre collegata allo sviluppo delle esperienze di psichiatria e salute mentale di comunità avviate a partire dagli anni Settanta.

Le sedi sono state progressivamente inserite nei rispettivi territori di competenza e integrate nella rete sociosanitaria locale. Gli spazi, secondo il Pd, devono essere adeguati non soltanto alla presenza quotidiana e annuale degli utenti, ma anche alle diverse attività di cura, agli incontri organizzativi e ai rapporti con istituzioni e realtà sociali.

Il Pd contesta chiusure e spostamenti

Le maggiori perplessità espresse dal Partito Democratico di Perugia riguardano alcune previsioni contenute nel Piano Regionale preadottato.

Secondo quanto riportato dal partito, per i Centri di Salute Mentale di Perugia sarebbero prospettate operazioni di chiusura, spostamento e riorganizzazione che rappresenterebbero, nella valutazione del Pd, un caso particolare nel contesto regionale.

Il partito considera queste ipotesi non funzionali rispetto agli spazi necessari per le attività e all’accessibilità da parte degli utenti. Viene inoltre evidenziato il possibile effetto negativo che una riorganizzazione di questo tipo potrebbe determinare sugli operatori impegnati quotidianamente nei servizi.

La richiesta avanzata è quindi precisa: devono essere mantenuti gli attuali tre Centri di Salute Mentale di Via XIV Settembre, Bellocchio e Ponte San Giovanni.

Nuove sedi soltanto negli stessi territori

Il Pd non esclude la possibilità che le strutture attualmente utilizzate possano avere bisogno di interventi. Nel caso siano necessari lavori per eliminare barriere architettoniche, importanti manutenzioni oppure altri adeguamenti, secondo il partito dovranno essere individuate soluzioni specifiche.

Potrà essere valutata anche l’eventuale individuazione di nuove sedi, ma con una condizione ritenuta essenziale: i servizi dovranno rimanere all’interno degli attuali territori di competenza, salvaguardando il radicamento costruito nel tempo e l’accessibilità per gli utenti.

La questione della collocazione fisica viene quindi considerata parte dell’organizzazione stessa del servizio e non un elemento esclusivamente logistico.

Il rapporto con le Case della Comunità

Il Partito Democratico affronta anche il tema del rapporto tra i CSM e le Case della Comunità, escludendo che i Centri di Salute Mentale possano essere trasformati in semplici ambulatori inseriti al loro interno.

A sostegno di questa posizione vengono richiamati il Piano Azioni Nazionale Salute Mentale 2025-2030 e il DM 77, che, secondo quanto evidenziato dal Pd, non prevedrebbero una trasformazione dei Centri in strutture ambulatoriali interne alle Case della Comunità.

L’obiettivo indicato è invece quello di realizzare una rete realmente integrata nella quale i Centri di Salute Mentale possano collaborare con Case della Comunità, medici di medicina generale, servizi sociali, consultori, scuole, università, Terzo settore e associazioni.

Una collaborazione che dovrebbe permettere di rendere le cure maggiormente accessibili, riconoscere tempestivamente nuovi bisogni, prevenire situazioni di sofferenza e accompagnare le persone nelle fasi più delicate.

Il sostegno alla posizione di Vittoria Ferdinandi

Nel proprio intervento il Partito Democratico di Perugia richiama anche la posizione espressa dalla sindaca Vittoria Ferdinandi, condividendo in particolare il passaggio nel quale viene indicata come prioritaria la difesa della rete dei servizi.

Per il Pd questa rete rappresenta un patrimonio che deve essere preservato e ulteriormente sviluppato. Da qui la richiesta che nessun Centro di Salute Mentale di Perugia venga chiuso e che l’intero sistema territoriale sia rafforzato attraverso professionalità, organizzazione e capacità di risposta ai bisogni delle persone.

Il riferimento è anche alla storia della città e al ruolo svolto da Perugia nel percorso di trasformazione della psichiatria italiana, fondato sulla centralità della persona, sulla dignità, sui diritti e sull’inclusione.

Il confronto prima dell’adozione definitiva

Il Partito Democratico di Perugia annuncia infine che sarà parte attiva nella fase di partecipazione prevista prima dell’adozione definitiva del Piano regionale.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a un confronto con le istituzioni e con le persone che operano quotidianamente nei servizi, affinché la fase aperta dopo la preadozione possa tradursi in una partecipazione effettiva.

La posizione espressa dal Pd resta quindi centrata sulla salvaguardia dell’attuale articolazione territoriale: mantenimento dei tre CSM, recupero delle professionalità, formazione, integrazione tra servizi e rafforzamento della capacità di risposta.

Per il partito, il futuro della salute mentale nel territorio perugino deve svilupparsi senza ridurre la presenza dei presidi esistenti e mantenendo come riferimento un modello di sanità pubblica territoriale, integrata e vicina alle persone.

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