Tanti eventi sovrapposti e caldo estremo, cresce il disagio soprattutto in estate
di Morena Zingales
In Umbria si moltiplicano le conferenze stampa. Ogni giorno arrivano decine di inviti da enti pubblici, associazioni, aziende, partiti politici, organizzazioni culturali e sportive. Un flusso continuo di appuntamenti che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe favorire l’informazione. Nella pratica, però, spesso produce l’effetto opposto.
Il problema non è la conferenza stampa in sé, che resta uno strumento importante di comunicazione e confronto con i media. Il problema è la totale assenza di coordinamento che caratterizza molti appuntamenti organizzati nelle principali città umbre, da Perugia a Terni, passando per Foligno, Assisi, Spoleto e altri centri del territorio.
A questo si aggiunge un’altra questione che merita attenzione. Sempre più spesso vengono convocate conferenze stampa per comunicare notizie che potrebbero essere diffuse in maniera altrettanto efficace attraverso una semplice email corredata da fotografie, documentazione e materiale informativo. Non ogni comunicazione richiede necessariamente la presenza fisica di giornalisti, fotografi, operatori video e addetti stampa. L’abuso di questo strumento rischia di trasformare un momento utile di confronto in un impegno gravoso che sottrae tempo e risorse al lavoro quotidiano delle redazioni.
Capita frequentemente che due, tre o addirittura quattro conferenze vengano convocate alla stessa ora. Si inizia alle 10 del mattino con più eventi in contemporanea, poi alle 10.30, alle 11, alle 11.30 e a seguire fino all’ora di pranzo. Non mancano appuntamenti fissati alle 13 o alle 14, spesso nelle giornate più calde dell’anno e in luoghi all’aperto.
A quel punto la domanda diventa inevitabile: a quali giornalisti ci si rivolge? Le redazioni umbre non dispongono di personale illimitato. Anzi. Negli ultimi anni il numero degli operatori dell’informazione si è progressivamente ridotto. Gli stessi professionisti devono seguire quotidianamente cronaca, politica, sanità, economia, cultura, sport e territorio.
Quando più eventi vengono fissati nello stesso momento, il giornalista è costretto a scegliere. Se partecipa a una conferenza non può essere presente a un’altra. Se una troupe televisiva si trova in un luogo non può contemporaneamente documentare ciò che accade a chilometri di distanza. È una realtà evidente che spesso sembra essere ignorata da chi organizza gli appuntamenti.
Il risultato è una corsa continua contro il tempo. Giornalisti, fotografi, cameraman e operatori video si spostano da una parte all’altra delle città cercando di rispettare orari impossibili. Si affrontano traffico, parcheggi inesistenti, ritardi e imprevisti nel tentativo di garantire una copertura informativa adeguata.
Accade persino che la stessa figura istituzionale o il medesimo organizzatore compaiano in conferenze programmate in luoghi diversi e a orari ravvicinati. In questi casi gli eventi iniziano in ritardo, si accumulano attese e si generano ulteriori disagi per chi lavora nell’informazione e deve rispettare tempi di consegna sempre più serrati.
A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono le condizioni climatiche. Proprio mentre istituzioni e autorità sanitarie invitano la popolazione a limitare gli spostamenti nelle ore più calde della giornata e a evitare l’esposizione al sole durante le ondate di calore, continuano a essere organizzate conferenze stampa all’aperto nelle fasce orarie più critiche. In altri casi gli incontri si svolgono in ambienti privi di climatizzazione, mettendo a disagio sia chi partecipa sia chi organizza.
Emblematico è quanto accade proprio nei giorni in cui vengono diramate allerte per temperature elevate. Nella stessa giornata caratterizzata dal massimo picco di calore sono state programmate due conferenze stampa particolarmente impegnative: una visita all’interno del cantiere dell’ex carcere femminile, quindi in un’area di lavoro completamente all’aperto, e un’altra iniziativa all’interno di un ex monastero con inizio fissato alle ore 12.30. Considerando la presenza di numerosi partecipanti, autorità e operatori dell’informazione, è facilmente prevedibile una durata significativa degli incontri, con conseguente permanenza e spostamenti nelle ore centrali della giornata, proprio durante la fascia in cui le temperature raggiungono i livelli più elevati. Una situazione che appare in contrasto con le stesse raccomandazioni diffuse dalle istituzioni per la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini.
Si tratta di una contraddizione che merita una riflessione. Il rispetto della salute e delle condizioni di lavoro dovrebbe riguardare tutti. Non soltanto i giornalisti, ma anche gli addetti stampa, i relatori, i tecnici e gli operatori coinvolti negli eventi.
Non va inoltre dimenticato che il lavoro giornalistico non termina con la conferenza stampa. Anzi, spesso la parte più impegnativa inizia proprio dopo. Occorre rientrare in redazione, verificare le informazioni raccolte, montare video, selezionare fotografie, scrivere articoli, registrare servizi televisivi, aggiornare siti web e social network. Più appuntamenti si accumulano nella stessa giornata, maggiore diventa il carico di lavoro per strutture editoriali che già operano con organici ridotti.
Esistono strumenti pensati proprio per evitare queste sovrapposizioni. Diverse redazioni pubblicano calendari condivisi degli eventi, così come fanno Umbria Journal e l’ANSA attraverso i propri servizi informativi. Strumenti che dovrebbero favorire una migliore distribuzione degli appuntamenti e consentire una partecipazione più ampia dei media. Troppo spesso, però, questi calendari restano ignorati.
Nessuno mette in discussione il diritto di enti e organizzazioni di promuovere le proprie attività. Tuttavia sarebbe auspicabile una maggiore attenzione verso chi ha il compito di raccontarle ai cittadini. Una comunicazione efficace non si misura dal numero delle conferenze stampa organizzate, ma dalla capacità di trasmettere le informazioni in modo chiaro, accessibile e rispettoso del lavoro altrui.
Per questo motivo è necessario aprire una riflessione sul tema e promuovere una cultura organizzativa più attenta alle esigenze dell’informazione. Anche l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria è stato interessato affinché possa contribuire a sensibilizzare istituzioni, enti e organizzatori sul rispetto delle condizioni di lavoro della categoria.
Il giornalismo svolge una funzione essenziale per la democrazia e per il diritto dei cittadini a essere informati. Tutelare il lavoro dei giornalisti significa tutelare un servizio pubblico fondamentale.
In un’epoca in cui le redazioni sono sempre più piccole e le richieste sempre più numerose, il rispetto dei tempi, degli orari e delle condizioni di lavoro non rappresenta una cortesia. È una necessità.

Commenta per primo