Diciassette imputati a giudizio nell’inchiesta Lybra avviata a Terni
Per l’accusa, un articolato sistema di crediti fiscali inesistenti avrebbe permesso a diverse società di compensare debiti tributari e contributivi per importi rilevanti, generando un flusso illecito che la procura di Terni ritiene strutturato e continuativo. Nel procedimento che si aprirà il 26 maggio, diciassette persone affronteranno il dibattimento per reati che spaziano dall’associazione a delinquere alla frode fiscale, fino al riciclaggio e all’autoriciclaggio. Tra loro figura anche Mario Burlò, l’imprenditore torinese rimasto detenuto per quattordici mesi in Venezuela e rientrato in Italia a gennaio.
Contestazioni e ruolo delle società coinvolte
Secondo gli inquirenti, le società riconducibili a Burlò avrebbero acquistato crediti fittizi per compensare debiti con l’erario, eludere imposte e sottrarsi al versamento dei contributi. La procura contesta all’imprenditore circa un centinaio di operazioni riferite a cinque aziende diverse, condotte – sempre per l’accusa – con il supporto di consulenti fiscali anch’essi imputati. L’ammontare delle compensazioni indebite supererebbe i due milioni di euro.
Il giudice per l’udienza preliminare Francesco Maria Vincenzoni ha invece disposto il non luogo a procedere per ventidue indagati, riducendo così il perimetro del processo ai soggetti ritenuti maggiormente coinvolti nella gestione del meccanismo.
L’operazione Lybra e il sistema delle società cartiera
L’indagine, denominata “Lybra”, era stata avviata due anni fa dalla Guardia di Finanza, che aveva individuato un circuito di società cartiera utilizzate per generare un vorticoso scambio di fatture. Attraverso tali documenti venivano creati crediti fiscali inesistenti, poi ceduti a imprese di vari settori – dalla grande distribuzione alla logistica, dai trasporti alle cooperative edili – interessate a ridurre i propri debiti tributari.
Al centro dell’inchiesta figurano due società di intermediazione con sede a Roma ma operative a Terni, ritenute il fulcro del sistema. Queste avrebbero fornito ai clienti la possibilità di acquistare crediti generati da imprese fantasma, intestate a prestanome privi di mezzi, tra cui un invalido civile e una persona con problemi di tossicodipendenza.
Flussi di denaro e reinvestimenti contestati
Per l’accusa, i proventi dell’attività venivano reinvestiti in gioielli, orologi di pregio e nell’acquisto di un deposito di carburante a Terni, mentre una parte dei guadagni sarebbe stata trasferita in Romania attraverso canali ritenuti opachi dagli investigatori. Il quadro delineato dagli inquirenti descrive un sistema capace di muovere somme ingenti, alimentato da una rete di società create appositamente per sostenere il flusso di fatture e compensazioni.
Il processo, che si aprirà a fine maggio, dovrà ora stabilire la responsabilità degli imputati e verificare la solidità delle contestazioni formulate dalla procura, in un procedimento che si preannuncia complesso per numero di posizioni e articolazione delle operazioni contestate.
Mario Burlò, imprenditore torinese liberato dopo 14 mesi di detenzione in Venezuela, è coinvolto in un’inchiesta giudiziaria a Terni, in Umbria. L’indagine della Guardia di Finanza riguarda presunte violazioni tributarie legate a una società di consulenza fiscale con sede proprio nel ternano.

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