Auditorium Santa Cecilia, Perugia A cura di TSU – Teatro Stabile dell’Umbria ed Edicola 518
Sabato 21 febbraio, ore 17:30 – Auditorium Santa Cecilia, Perugia A cura di TSU – Teatro Stabile dell’Umbria ed Edicola 518
L’autore
Matteo Bavera, nato a Sant’Agata di Militello (Messina), è una delle figure più autorevoli del teatro italiano contemporaneo, capace di muoversi con naturalezza tra direzione artistica, produzione e ricerca scenica. Ha collaborato con maestri come Carmelo Bene, Leo de Berardinis, Carlo Cecchi, Krystian Lupa, e prodotto artisti quali Antonio Latella, Raúl Ruiz, Jo Lavaudant, Emma Dante, Franco Scaldati. Per vent’anni ha diretto il Teatro Garibaldi di Palermo, trasformandolo in un riferimento nazionale ed europeo, e ha riaperto il Teatro Vittorio Alfieri di Naso.
Il libro
Amleto va alla Kalsa (minimum fax) racconta una delle avventure più sorprendenti del teatro italiano: la rinascita dello storico Teatro Giuseppe Garibaldi di Palermo, situato nel cuore della Kalsa, uno dei quartieri più complessi e feriti della città. Rimasto chiuso e vandalizzato per anni, il teatro è tornato a vivere negli anni Novanta grazie a una serie di progetti visionari, tra cui la celebre trilogia shakespeariana diretta da Carlo Cecchi. Cecchi, circondato da una corte di personaggi che sembrano usciti da Shakespeare stesso, ha saputo trasformare il degrado in materia scenica: i rumori del quartiere, le crepe, persino il rischio di crolli diventano parte integrante della rappresentazione.
Bavera, artefice di quella rinascita e direttore artistico del Garibaldi per due decenni, ricostruisce la vicenda con precisione, ironia e un senso del teatro come luogo di metamorfosi sociale. Il libro oscilla tra reportage, memoir e meta-teatro, restituendo l’incanto irripetibile di un’esperienza che ha segnato un’epoca.
Dalla prefazione di Goffredo Fofi
“Il racconto che fa Matteo Bavera di questa straordinaria vicenda artistica e sociale è davvero affascinante; è la storia di una delle più belle avventure del teatro europeo del Novecento. E sarebbe bello che queste pagine ispirassero altri teatranti e non solo teatranti ricordando loro ‘le meraviglie del possibile’. L’antico può tornare a parerci contemporaneo, se solo noi lo volessimo.”
Interventi
- Matteo Bavera, autore
- Nino Marino, Direttore del Teatro Stabile dell’Umbria
- Piergiorgio Giacché, antropologo culturale e storico del teatro
- Moreno Cerquetelli, giornalista, autore e curatore di programmi RAI dedicati al teatro
- Brigitte Salino, giornalista e critica teatrale, storica firma di Le Monde
Con letture di Carolina Balucani, attrice, autrice e regista.
Presentazione del libro Amleto va alla Kalsa di Matteo Bavera
Data: Sabato 21 febbraio, ore 17:30
Luogo: Auditorium Santa Cecilia, Perugia
Indirizzo: Via Antonio Fratti, 2
A cura di: TSU – Teatro Stabile dell’Umbria ed Edicola 518
Interverranno:
Matteo Bavera, autore del libro
Nino Marino, Direttore del Teatro Stabile dell’Umbria
Piergiorgio Giacché, antropologo culturale e storico del teatro
Moreno Cerquetelli, giornalista, autore e curatore di programmi RAI dedicati al teatro
Brigitte Salino, giornalista e critica teatrale, storica firma di Le Monde
Con letture di Carolina Balucani, attrice, autrice e regista
Il libro:
Amleto va alla Kalsa (minimum fax) racconta la straordinaria vicenda della riqualificazione
del Teatro Giuseppe Garibaldi di Palermo, nel cuore della Kalsa, uno dei quartieri più difficili
della città. Rimasto chiuso e vandalizzato per anni, il teatro è stato riaperto negli anni Novanta
grazie a una serie di progetti geniali, primo fra tutti la trilogia shakespeariana diretta da Carlo Cecchi.
Cecchi ha saputo trasformare il degrado strutturale in scenografia, inglobando nella rappresentazione
i rumori del quartiere e persino il costante pericolo di crolli. Matteo Bavera, artefice della rinascita
del Garibaldi e suo direttore artistico per vent’anni, racconta questa storia a metà tra reportage,
memoir intimo e meta-teatro.
Dalla prefazione di Goffredo Fofi:
“Il racconto che fa Matteo Bavera di questa straordinaria vicenda artistica e sociale è davvero affascinante;
è la storia di una delle più belle avventure del teatro europeo del Novecento. E sarebbe bello che queste pagine
ispirassero altri teatranti e non solo teatranti ricordando loro ‘le meraviglie del possibile’. L’antico può
tornare a parerci contemporaneo, se solo noi lo volessimo.”

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