Sindacato sollecita Regione su rete ospedaliera e liste d’attesa
La Cgil di Perugia ha presentato un articolato documento di proposte per il nuovo piano socio-sanitario regionale, intitolato “Il Servizio sanitario tra declino e rilancio”. L’iniziativa, illustrata il 15 dicembre nel capoluogo umbro, segna l’avvio di un percorso di confronto che coinvolgerà amministrazioni, associazioni, comitati e cittadini in tutti i comuni della provincia, come riferisce il comunicato di Nicola Torrini -AviNews.
Il testo è frutto di un lavoro collettivo che ha visto la partecipazione di operatori e tecnici della sanità, pensionati ed ex dirigenti regionali. A presentarlo sono stati Simone Pampanelli, segretario generale della Camera del lavoro di Perugia, e Augusto Paolucci, segretario della Cgil Perugia. Entrambi hanno sottolineato la necessità di un dibattito ampio e inclusivo, capace di restituire centralità alla sanità pubblica e universale.
Secondo Pampanelli, il documento rappresenta un punto di partenza per costruire una rete socio-sanitaria che risponda alle esigenze di una popolazione sempre più anziana. Paolucci ha invece rimarcato come negli ultimi anni il sistema regionale abbia subito un forte declino, con una crescente privatizzazione, e ha chiesto un’inversione di rotta concreta da parte della giunta.
Tra i temi centrali c’è la riorganizzazione della rete ospedaliera attraverso il modello hub and spoke. La Cgil riconosce l’utilità di un sistema basato su presidi specializzati, ma avverte che non deve trasformarsi in un pretesto per costringere i cittadini a spostarsi continuamente anche per prestazioni di base. Le missioni dei vari ospedali devono essere chiare e coerenti con le competenze distribuite sul territorio, evitando un’eccessiva concentrazione su Perugia e Terni.
Il sindacato chiede inoltre di valorizzare distretti, ambulatori e ospedali di comunità, considerati fondamentali per garantire risposte vicine ai cittadini. La specializzazione dei grandi hub è positiva, ma non può penalizzare i territori periferici. In una regione che ha perso circa 40mila abitanti in quindici anni e conta oggi 850mila residenti, con il 30% over 65 e il 10% over 80, la sanità deve adattarsi a una demografia fragile e complessa.
Altro nodo cruciale riguarda le liste d’attesa. Paolucci ha evidenziato come non basti acquistare prestazioni dai privati: serve un piano di efficientamento del servizio pubblico, con processi più rapidi e un governo della domanda. Solo così si potrà ridurre il fenomeno delle rinunce alle cure, sempre più frequente tra i cittadini.
Il documento affronta anche il tema della governance sanitaria. La Cgil chiede un confronto vero con i corpi intermedi e sociali, sottolineando che senza la partecipazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali il piano rischia di restare sulla carta. Pampanelli ha ribadito che la Camera del lavoro non esiterà a far sentire la propria voce se la Regione non aprirà un dialogo reale.
La proposta della Cgil non si limita a criticare, ma offre spunti concreti per rilanciare il sistema. Tra questi: una maggiore integrazione tra ospedali e territorio, investimenti in personale e tecnologie, rafforzamento della medicina preventiva e della rete di assistenza domiciliare. L’obiettivo è garantire un servizio universale, accessibile e di qualità, capace di rispondere alle sfide di una società che invecchia e che ha bisogno di cure continuative.
Il sindacato richiama inoltre l’importanza di un approccio partecipativo. Le assemblee che partiranno da gennaio serviranno a raccogliere contributi e osservazioni, arricchendo il documento con le esperienze dirette di cittadini e operatori. La Cgil intende così costruire un piano condiviso, che non sia calato dall’alto ma nasca dal confronto con la comunità.
La presentazione del documento arriva in un momento delicato, a poco più di un anno dalle elezioni regionali. La giunta di centrosinistra ha annunciato linee guida e propositi, ma ora è chiamata a tradurli in azioni concrete. Per la Cgil, il tempo delle dichiarazioni è finito: servono scelte chiare e investimenti mirati.
Il dibattito sul futuro della sanità umbra si intreccia con le difficoltà di un sistema nazionale sotto pressione. La pandemia ha mostrato i limiti di una rete ospedaliera fragile e di un territorio spesso trascurato. In questo contesto, le proposte della Cgil Perugia assumono un valore che va oltre i confini regionali, offrendo spunti utili anche per il dibattito nazionale.

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