Residenti esasperati chiedono la fine dei lavori
A Ponte San Giovanni, uno dei quartieri più multietnici e trafficati dell’Umbria, i residenti hanno ribattezzato “Torre di Babele” la struttura dell’ascensore con annessa scalinata che dovrebbe collegare via Manzoni a via Bixio, nei pressi della stazione ferroviaria. Un’opera che, nata per facilitare l’accesso pedonale e migliorare la mobilità, si è trasformata in un simbolo di attesa e disagi per automobilisti e cittadini, a causa dei lavori che procedono con estrema lentezza.
L’intervento, concepito per collegare due arterie strategiche della zona e ridurre la distanza pedonale verso la stazione, ha costretto da mesi il traffico locale a deviazioni forzate. Via Bixio, di solito preferita per la sua comodità e scorrevolezza, è in parte chiusa o difficilmente accessibile, obbligando gli automobilisti a transitare su viale della Stazione, con ripercussioni sulla viabilità generale. I cittadini parlano ormai ironicamente di “Torre di Babele” non per la sua imponenza, ma per la confusione e l’incertezza che circondano la fine del cantiere.
La struttura, composta da un ascensore e una gradinata che dovrebbe consentire di superare il dislivello tra le due vie, è ferma da tempo, in attesa delle ultime fasi di completamento, collaudo e messa in funzione. Nel frattempo, chi deve raggiungere la stazione è costretto a percorrere a piedi un tratto di via Bixio e la lunga scalinata, senza ancora poter contare sull’ascensore che doveva rendere il passaggio più accessibile, anche a persone con mobilità ridotta.
Gli abitanti del quartiere, esasperati da una situazione che dura ormai da mesi, chiedono un intervento immediato da parte delle autorità competenti. Chiedono che qualcuno “scenda dall’alto”, come recita l’ironia diffusa sui social locali, per verificare lo stato dei lavori e accelerarne la conclusione, sempre nel rispetto dei necessari standard di sicurezza. L’auspicio condiviso è che l’opera possa essere collaudata e inaugurata entro la fine dell’anno, magari come simbolico “dono di Natale” per la comunità.
Il paragone con la Torre di Babele, che nella narrazione biblica simboleggiava la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità, è diventato nel linguaggio popolare un modo per rappresentare la distanza tra cittadini e istituzioni, tra promesse e realizzazioni concrete. Non si tratta, naturalmente, di una sfida al cielo o a poteri superiori, ma di un richiamo ironico e amaro alle lungaggini burocratiche e ai ritardi che spesso caratterizzano i lavori pubblici.
A Ponte San Giovanni, dove strade, ferrovie e culture diverse si incrociano ogni giorno, l’attesa per la conclusione del cantiere continua. I residenti confidano che presto la “Torre di Babele” locale smetta di essere un simbolo di incompiutezza e diventi, finalmente, un servizio funzionante e utile alla collettività.
da Gino Goti

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