Terni, trenta case Ater pronte ma il Comune non le assegna

Terni, trenta case Ater pronte ma il Comune non le assegna

Famiglie bloccate dai ritardi, servono soluzioni vere

Perugia, 21 ottobre 2025 – “A Terni ci sono trenta appartamenti Ater già pronti e disponibili – spiega l’assessore regionale alle politiche abitative Fabio Barcaioli – trenta famiglie in graduatoria potrebbero entrare subito, ma dal 17 luglio la commissione comunale che dovrebbe valutarle non è mai stata convocata, come riporta la nota stampa di AUN – Agenzia Umbria Notizie. È inconcepibile che nuclei con punteggi alti vivano nel disagio, alcuni costretti a scegliere tra pagare l’affitto o comprare il cibo”. Una denuncia dura che riaccende il dibattito sul tema dell’emergenza abitativa e sul diritto alla casa, troppo spesso sacrificato a dinamiche politiche e ritardi amministrativi.

Al centro delle critiche dell’assessore c’è il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi. “Bandecchi lancia proclami, chiede le chiavi dei 600 appartamenti sfitti come se bastasse un annuncio. Queste sono parole vuote, slogan populisti senza cognizione di causa. È evidente che non ha neppure cercato di comprendere come funziona l’assegnazione delle case popolari: serve una commissione che analizzi e approvi le domande”. Il messaggio è chiaro: dietro la burocrazia che si ferma, ci sono persone e storie concrete, famiglie che attendono una risposta e che continuano a vivere in condizioni di precarietà.

La Regione, intanto, porta avanti il proprio lavoro. “Con Ater stiamo conducendo un censimento dettagliato di ogni appartamento pubblico, verificando condizioni e stato reale di ciascuna unità – aggiunge Barcaioli – al contempo lavoriamo con sindacati e associazioni degli inquilini a un nuovo piano casa regionale. L’obiettivo è che il diritto alla casa non resti un principio astratto, ma si traduca in azioni concrete”.

Non è solamente una questione di gestione amministrativa, ma di civiltà e giustizia sociale. “Finché il Comune non convoca la commissione, quei trenta alloggi resteranno vuoti e le famiglie continueranno a soffrire – osserva Barcaioli – il diritto alla casa si garantisce con atti, non con slogan o titoli ad effetto. La Regione farà la sua parte, ma il Comune deve smettere di parlare e iniziare a lavorare”.

Un appello che richiama responsabilità politica e umana: dietro ogni graduatoria ci sono vite sospese, attese quotidiane e la speranza di poter finalmente aprire la porta di una casa propria.

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