UDU: mancata manutenzione, rischio evitabile per gli studenti
A seguito dell’intensa perturbazione abbattutasi su Perugia nel pomeriggio di sabato 26 luglio, gravi infiltrazioni d’acqua, crolli strutturali e allagamenti hanno interessato il Collegio Fermi, costringendo all’evacuazione una trentina di studenti, temporaneamente trasferiti in altri spazi. La situazione ha riacceso le denunce del sindacato studentesco UDU Perugia, che definisce la condizione della struttura “inaccettabile e largamente prevedibile”, segnalata più volte nei mesi precedenti senza alcun riscontro concreto.
Secondo quanto riferito dal sindacato, le criticità erano note da tempo e riguardavano l’intero edificio: infiltrazioni croniche, controsoffitti pericolanti, impianti inadeguati e manutenzione assente. L’ultimo episodio, che ha visto pezzi di intonaco cedere nei corridoi, è stato definito solo l’ultimo campanello d’allarme di una crisi strutturale annunciata. La temporanea assenza di studenti per la pausa estiva, sottolinea UDU, ha evitato conseguenze peggiori, ma “non può più giustificare l’inazione”.
Nicoletta Schembari, coordinatrice di UDU Perugia, ha ribadito che “più volte è stata chiesta una manutenzione puntuale per evitare che le condizioni già precarie del collegio degenerassero”. L’ex amministratore unico dell’Agenzia ADISU, Fabio Santini, secondo il sindacato, avrebbe sistematicamente ignorato le richieste, respingendole come strumentalizzazioni politiche. Eppure, ribadisce Schembari, “quanto accaduto non solo era noto, ma anche pienamente evitabile”.
Anche la Garante degli studenti, Giorgia Chioccoloni, ha confermato che “era evidente a chiunque che il tetto in quelle condizioni non avrebbe retto”. Il rischio di cedimenti, prosegue, era visibile e concreto già da tempo. L’intervento arriva dopo mesi di appelli ignorati, e ora UDU chiede un cambio netto di rotta da parte delle istituzioni, con una presa di responsabilità sulla sicurezza abitativa studentesca.
UDU Perugia ricorda che l’edificio era stato descritto in passato come un “investimento strategico di qualità” dalla precedente amministrazione ADISU, dichiarazione che i recenti eventi hanno smentito. L’associazione sottolinea che quanto accaduto rappresenta “l’eredità tangibile di una gestione che ha ignorato sia il diritto allo studio che quello a un alloggio dignitoso”. Il letto, secondo Schembari, “è stato ridotto a un rifugio precario, privo persino di un tetto sicuro”.
L’intervento dei rappresentanti UDU in Commissione ADISU ha infine ottenuto la risoluzione dell’accordo con il Collegio Fermi, che non sarà più adibito ad alloggio per studenti. I posti letto verranno redistribuiti attraverso strutture alternative che garantiscano condizioni idonee. Una decisione accolta con sollievo da parte della comunità studentesca, che ora attende misure stabili per la tutela degli alloggi pubblici universitari.
Chioccoloni ha definito la rescissione un “primo segnale positivo”, ma ha evidenziato l’urgenza di una politica coerente, fondata su prevenzione e responsabilità istituzionale. “Non bastano interventi dopo l’emergenza. Serve un cambiamento nella gestione e nella progettazione dell’edilizia universitaria”, ha precisato.
Anche la Regione Umbria ha preso posizione. L’assessore all’Istruzione, Fabio Barcaioli, ha definito la situazione “gravissima”, lamentando il fatto che gli studenti ancora presenti per gli ultimi esami si siano trovati a transitare tra macerie e pozze d’acqua, in un ambiente che avrebbe dovuto garantire protezione e stabilità. L’intervento della Regione, sebbene tardivo, sembra ora convergere verso una revisione dei protocolli di sicurezza e manutenzione per le residenze universitarie.
Il caso del Collegio Fermi diventa così simbolo di una gestione lacunosa dell’edilizia per il diritto allo studio, incapace di rispondere per tempo ai segnali di degrado. Le istanze sollevate dal sindacato trovano ora conferma nei danni subiti e nelle condizioni di vulnerabilità in cui versava la struttura, malgrado le reiterate denunce.
La vicenda ha portato alla luce una più ampia riflessione sulla sostenibilità e sulla qualità degli spazi destinati agli studenti. UDU Perugia rivendica un impegno immediato delle istituzioni per riformare in maniera strutturale il sistema delle residenze, affinché non si ripetano episodi simili. Il sindacato esige “decisioni fondate sulla sicurezza, sulla dignità e sulla piena tutela della vita universitaria”, sottolineando che l’accesso allo studio non può prescindere da un ambiente sano e protetto.
Con la stagione estiva che ha evitato tragedie solo per l’assenza temporanea degli ospiti, il Collegio Fermi è ora al centro di un’inchiesta amministrativa interna, mentre proseguono le operazioni di dismissione. La riassegnazione dei posti alloggio, assicura UDU, avverrà tramite selezione di strutture conformi agli standard minimi di sicurezza.
Nel frattempo, la comunità studentesca resta in attesa di misure strutturali e non emergenziali, in grado di garantire condizioni abitative adeguate, trasparenza gestionale e un dialogo costante tra enti, rappresentanti e studenti. Il Collegio Fermi rappresenta dunque un punto di non ritorno nella politica regionale sul diritto allo studio, che dovrà ora rispondere con atti concreti alle criticità denunciate e documentate.

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