Bistocchi: “Serve nuova responsabilità istituzionale condivisa”
Cinquantquattro anni fa l’Umbria apriva una nuova fase politica con l’insediamento del suo primo Consiglio regionale. A guidarlo, nel 1970, fu Fabio Fiorelli (PSI), affiancato dai vicepresidenti Sergio Angelini (DC) e Francesco Innamorati (PCI). Una pagina fondativa ricordata oggi dalla presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi, che ha sottolineato l’importanza di rilanciare quello spirito costituente.
“Non possiamo tradire l’idea di un’Umbria autorevole, colta e civile che animò i primi consiglieri – ha dichiarato –. Tocca a noi mantenere quella visione viva e concreta”.
Nel giorno dell’anniversario della prima seduta del Consiglio regionale dell’Umbria, Bistocchi ha espresso un pensiero netto sul ruolo delle istituzioni oggi: “Palazzo Cesaroni non è una fotocopia ridotta del Parlamento né un Comune ingrandito. È un centro autonomo di elaborazione politica che ha bisogno di preparazione, consapevolezza e adesione reale al mandato ricevuto”.
Un monito chiaro contro la disillusione verso la politica: “L’apatia democratica cresce dove cala l’ascolto. I cittadini si allontanano quando si sentono ignorati”. Per questo la presidente ha invitato il Consiglio a non rinchiudersi in logiche autoreferenziali, ma a tornare ad essere un luogo vivo di confronto e pluralismo.
“La partecipazione non si difende a parole, ma con l’autorevolezza delle azioni – ha affermato –. I primi consiglieri diedero forza alla rappresentanza con l’esempio. Oggi serve la stessa determinazione”.
Bistocchi ha parlato anche della necessità di rispondere con responsabilità alla crisi di fiducia che investe le istituzioni, indicando nella credibilità il primo valore da ricostruire: “Essere eletti non basta. Dobbiamo essere credibili. È l’unico modo per meritare la delega ricevuta e contrastare la sfiducia che mina la democrazia”.
Senza cerimonie ufficiali, ma con parole incisive, la celebrazione ha assunto un tono riflessivo. “La memoria storica non serve a celebrare il passato, ma a illuminare il presente”, ha detto ancora Bistocchi, rimarcando l’urgenza di dare contenuto reale all’attività consiliare.
Un richiamo finale all’etica del servizio pubblico: “Un consiglio che si riduce a vuoto cerimoniale perde senso. Deve rinnovarsi ogni giorno, con spirito civico e attenzione reale ai bisogni dei cittadini”.
Solo così, ha concluso la presidente, “la politica potrà tornare ad essere riconosciuta come uno strumento di cura del bene comune, e non come un’arena distante dalla vita quotidiana”.

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