A Palazzo Donini il Rapporto sulla sussidiarietà sociale
È stato presentato nel Salone d’Onore di Palazzo Donini il Rapporto annuale “Sussidiarietà e welfare territoriale” della Fondazione per la Sussidiarietà. L’evento ha rappresentato un’occasione di riflessione e analisi sui modelli di welfare in grado di affrontare con maggiore efficacia disuguaglianze sociali e nuove fragilità, mettendo al centro la persona e le sue necessità.
Alla giornata hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali. Tra gli interventi istituzionali, quelli della Vicepresidente della Camera dei Deputati, Anna Ascani, e della Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, insieme al Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, e al Direttore dell’IFEL, Pierciro Galeone.
La Regione Umbria ha ribadito con forza il proprio impegno verso un sistema di welfare inclusivo, costruito sulla sussidiarietà e sull’amministrazione condivisa. L’obiettivo è quello di favorire un approccio partecipativo e collaborativo, in cui pubblico e privato agiscano in sinergia per la programmazione e la realizzazione dei servizi destinati alla popolazione.
Nel suo intervento, la Presidente Proietti ha evidenziato come la Regione abbia fatto propri i principi di sussidiarietà e condivisione, attuandoli anche attraverso l’approvazione di una legge regionale volta a rafforzare il rapporto tra istituzioni pubbliche e Terzo settore. Un modello che punta alla convergenza degli obiettivi e alla valorizzazione delle risorse comuni, attraverso strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione.
Il percorso intrapreso dall’Umbria affonda le sue radici nelle esperienze di partecipazione già avviate a partire dagli anni Settanta, con la delega dei servizi sociali ai consorzi di comuni in forme partecipate. Una pratica che ha anticipato molte delle attuali politiche di coinvolgimento civico e che, secondo la Regione, rappresenta un’eredità culturale da preservare e potenziare.
La Regione ha proseguito in questa direzione attraverso la costruzione dei Piani di zona dal 2000 in poi, fino alla recente decisione di rilanciare le forme di partecipazione all’interno delle zone sociali e nel governo complessivo delle politiche regionali. Elemento centrale di questa strategia è la riattivazione dei tavoli tematici e il rafforzamento del dialogo con le realtà locali, affinché la progettazione delle politiche pubbliche avvenga in un contesto di confronto aperto e strutturato.
A supporto di questo approccio si collocano anche le Case di comunità, che nei territori dovranno diventare presidi di ascolto, incontro e collaborazione tra cittadini, enti locali e organizzazioni del Terzo settore. Per rendere più efficace questo processo, sarà fondamentale investire nella formazione degli operatori, dotandoli di strumenti adeguati alla gestione di processi partecipativi.
L’Umbria riconosce nel volontariato una risorsa fondamentale del tessuto sociale. Una realtà diffusa e radicata, capace di offrire un contributo essenziale soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà collettiva. È per questo che si ritiene necessario fornire a questa componente del Terzo settore un quadro chiaro di riferimenti normativi e metodologici, affinché possa partecipare in maniera strutturata alle fasi di pianificazione e progettazione dei servizi pubblici.
Nel corso della presentazione del Rapporto, la Vicepresidente della Camera Anna Ascani ha evidenziato il valore della sussidiarietà come strumento di collaborazione tra istituzioni e territori, volto a sostenere le persone più vulnerabili. In particolare, ha sottolineato l’importanza di affrontare fenomeni come la disabilità e la solitudine legata all’invecchiamento della popolazione, due tematiche molto presenti nel contesto umbro.
Per rispondere a questi bisogni, ha ricordato Ascani, è necessaria una rete capillare di servizi territoriali, capace di andare oltre il solo intervento sanitario. Un sistema integrato che sappia accogliere, accompagnare e ascoltare, valorizzando tutte le energie presenti nelle comunità. La fragilità sociale, secondo l’esponente istituzionale, non deve essere considerata un limite, ma una leva per il cambiamento.
Anche Pierciro Galeone ha rimarcato come il modello sussidiario rappresenti una soluzione concreta per avvicinare il welfare alle reali esigenze delle persone. Il Rapporto evidenzia l’urgenza di affrontare questioni come l’invecchiamento demografico, le disuguaglianze territoriali, la solitudine e il disagio giovanile. Tutti fenomeni che, nonostante una spesa pubblica significativa, continuano a generare bisogni non soddisfatti.
La proposta è quella di rafforzare il ruolo degli enti locali e delle organizzazioni sociali, promuovendo una nuova fase di investimento nelle comunità. Solo valorizzando questi attori sarà possibile costruire un welfare integrato, centrato sulla prossimità e sull’effettiva capacità di risposta.
Nel suo contributo, Giorgio Vittadini ha illustrato l’approccio alla base del Rapporto: un cambio di paradigma che supera la standardizzazione delle prestazioni e punta su ascolto e co-progettazione. La sussidiarietà viene interpretata non solo come principio, ma come metodo operativo per rendere più efficace il sistema di welfare, attraverso l’alleanza tra istituzioni, cittadini e realtà associative.
Il documento presentato a Perugia intende offrire strumenti di analisi e indirizzo per lo sviluppo di politiche pubbliche più aderenti ai bisogni reali. Un contributo che si colloca in una fase in cui il welfare italiano è chiamato a rinnovarsi profondamente, rispondendo con maggiore incisività ai mutamenti sociali ed economici in atto.
In questo contesto, l’Umbria si propone come laboratorio avanzato di sperimentazione, facendo leva su un patrimonio di pratiche partecipative e su una solida rete di attori sociali, per costruire un modello di welfare inclusivo e condiviso.

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