Marsciano, defunti sepolti in container fuori dal cimitero

Marsciano, defunti sepolti in container fuori dal cimitero

Padre denuncia: area senza decoro né rispetto per i morti

A Marsciano, in Umbria, un uomo denuncia le condizioni in cui è sepolta la propria figlia: in un container di cemento posto all’esterno del cimitero comunale, in una zona di recente ampliamento. L’episodio ha acceso i riflettori su un problema più ampio legato alla gestione degli spazi cimiteriali nel territorio.

Monia Massoli, 55 anni, ha perso la vita il 31 dicembre 2024 in un incidente stradale avvenuto sulla provinciale 375, tra le località di Schiavo e Papiano, nel comune di Marsciano. Dopo il funerale, la donna è stata tumulata in una delle strutture prefabbricate realizzate oltre le mura del cimitero cittadino. Suo padre, Renzo, ha reso nota la situazione, sottolineando il disagio nel recarsi in un’area che appare trascurata e priva di qualsiasi elemento che richiami rispetto per i defunti.

L’area, secondo quanto riferito dal genitore, si trova in una zona sterrata, con erba alta, terreno irregolare e nessuna recinzione. L’accesso sarebbe difficoltoso anche per chi, come Renzo, ha problemi di mobilità. La struttura, denominata “Padiglione 2024”, è stata allestita per rispondere alla carenza di loculi all’interno del camposanto, ma appare oggi isolata e priva di qualsiasi finitura o segno di cura.

A marzo, l’uomo ha scritto una lettera all’amministrazione comunale per chiedere alcuni interventi minimi: una copertura, una pavimentazione più adeguata, un’area delimitata e una strada di accesso sistemata. Non ricevendo risposta, si è rivolto ai carabinieri per ottenere un contatto con il sindaco. Tuttavia, a oggi, non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.

L’assenza di interventi ha spinto Renzo a raccontare la vicenda. La sua richiesta non si configura come un atto polemico, ma come un appello alla dignità. Per lui, non si tratta di una richiesta personale, ma di un’esigenza collettiva che riguarda tutte le famiglie i cui cari sono sepolti nella stessa zona. La mancanza di segni riconoscibili del luogo, come vialetti o elementi simbolici, trasmette un senso di abbandono che si somma al dolore del lutto.

L’area di ampliamento è stata predisposta dal Comune per fronteggiare l’esaurimento dei loculi disponibili nel cimitero storico. Tuttavia, l’assenza di infrastrutture adeguate, di manutenzione del verde e di una progettazione che rispetti il valore simbolico di uno spazio di sepoltura, ha trasformato quello che doveva essere un intervento utile in una fonte di disagio per le famiglie.

Nel caso di Monia, il dolore per la perdita si intreccia con il senso di impotenza nel vedere il luogo della sepoltura trascurato e anonimo. Renzo racconta di non avere la forza fisica per attraversare il terreno dissestato e raggiungere il container dove è stata collocata la figlia. In mancanza di una strada agibile o di sedute, la visita si trasforma in un’ulteriore fatica.

L’intera vicenda mette in evidenza un tema spesso trascurato: la gestione degli spazi cimiteriali nei piccoli comuni, dove l’espansione urbana e la carenza di risorse si scontrano con esigenze fondamentali di rispetto e decoro. Le strutture provvisorie, se non accompagnate da interventi strutturali e simbolici, possono generare senso di abbandono e frustrazione.

Il Comune ha finora mantenuto il silenzio. Nessuna risposta scritta è stata fornita, né sono stati annunciati piani di miglioramento per l’area interessata. L’assenza di comunicazione istituzionale ha acuito il senso di isolamento delle famiglie coinvolte.

Nel frattempo, l’appello di Renzo continua a circolare, raccogliendo attenzione da parte della cittadinanza e dei media locali. Non si tratta di un caso isolato: anche altri familiari hanno espresso disagio per le condizioni in cui sono conservate le salme all’esterno del cimitero. La richiesta comune è quella di una riqualificazione urgente dell’area, per garantire almeno i requisiti minimi di decoro.

In assenza di calamità naturali o eventi straordinari, l’utilizzo di container prefabbricati appare agli occhi dei cittadini come una soluzione emergenziale non giustificata. La mancanza di un piano organico per l’integrazione dell’area nel contesto cimiteriale esistente ha generato una netta frattura simbolica e materiale tra “dentro” e “fuori” le mura del camposanto.

L’istanza che arriva da Marsciano non riguarda solo un singolo lutto, ma un principio fondamentale: il diritto a un luogo di riposo che sia consono, rispettoso e accessibile. Il silenzio delle istituzioni, in questo contesto, pesa quanto le parole di un padre che continua, con discrezione e dignità, a chiedere che sua figlia, e con lei tutti i defunti sepolti in quell’area, non vengano dimenticati.

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