A Perugia, detenuti e studenti in scena con Calvino
Va in scena “Destinati al vento”, lo spettacolo ideato e diretto da Vittoria Corallo con la partecipazione degli attori detenuti della Casa Circondariale di Perugia Capanne. Inserito nel progetto nazionale “Per Aspera ad Astra – riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”, l’allestimento rappresenta una riflessione artistica che nasce dall’opera di Italo Calvino e si espande ai temi della contemporaneità sociale.
La prima rappresentazione si terrà giovedì 15 maggio all’interno della Casa Circondariale, mentre la replica è prevista per lunedì 19 maggio al Teatro Morlacchi di Perugia, aperta gratuitamente a tutta la cittadinanza.
Lo spettacolo prende le mosse dalla figura di Marcovaldo, il personaggio calviniano spaesato e sensibile che, pur immerso in un contesto urbano grigio e alienante, è in grado di cogliere i minimi segni della natura e trasformarli in sogni e speranze. Questo spunto letterario viene tradotto da Corallo in un percorso teatrale che indaga il senso di smarrimento e desiderio, comune tanto ai protagonisti della narrativa quanto a chi vive oggi in condizione di reclusione o marginalità. Ne emerge una narrazione che intreccia fragilità e resistenza, incanto e spaesamento, in uno scenario dominato da trasformazioni economiche che spesso cancellano le storie individuali.
Il progetto, promosso da Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio), realizzato grazie al sostegno di Fondazione Perugia e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria, mira a favorire la risocializzazione dei detenuti attraverso l’arte. A Perugia si è articolato in un laboratorio di recitazione e scrittura drammaturgica, insieme a un percorso tecnico dedicato all’illuminotecnica e alla fonica, svolto all’interno della struttura penitenziaria.
Un elemento distintivo di questa edizione è stato il coinvolgimento attivo degli studenti dei licei G. Alessi, G. Galilei, B. di Betto e A. Pieralli, che hanno preso parte alle attività progettuali. La partecipazione delle scuole ha consentito di creare un ponte tra realtà separate, offrendo agli studenti l’opportunità di confrontarsi direttamente con l’esperienza carceraria attraverso la pratica teatrale condivisa. La dimensione educativa dell’iniziativa si è quindi ampliata, assumendo un valore civico e relazionale che supera la rappresentazione scenica.
Le prove e la scrittura collettiva del copione hanno rappresentato un momento di forte collaborazione e ascolto reciproco. Il lavoro drammaturgico ha portato i partecipanti a confrontarsi con il tema dell’attesa e della trasformazione, evocato dal vento che, nel testo, diventa simbolo di libertà e possibilità. Un elemento naturale che attraversa la città, portando con sé tracce di un altrove che solo occhi sensibili riescono a cogliere. Come Marcovaldo, i detenuti-attori imparano a riconoscere i segni minuti della bellezza e a trasformarli in azione creativa.
L’obiettivo del progetto non si limita alla restituzione scenica: si propone anche di contribuire alla ridefinizione dell’identità personale dei detenuti, alla loro valorizzazione come soggetti attivi nella costruzione di senso e dialogo. Il teatro, in questo contesto, si fa spazio di incontro e riconoscimento tra la società civile e la popolazione carceraria, offrendo uno strumento di riconnessione e inclusione.
Entrambi gli spettacoli sono accessibili gratuitamente. Per partecipare all’evento del 15 maggio all’interno della Casa Circondariale, è necessario registrarsi in anticipo tramite email. La replica del 19 maggio al Teatro Morlacchi, con inizio alle ore 19:30, richiede invece la prenotazione tramite piattaforma Eventbrite, disponibile a partire dal 30 aprile.
Il progetto “Per Aspera ad Astra” si conferma così un laboratorio di umanità e cultura, capace di mettere in discussione le barriere sociali e creare nuovi spazi di visione e ascolto. “Destinati al vento” si presenta come un invito a non dimenticare la complessità delle vite che abitano gli spazi di reclusione, a riconoscere in esse il diritto alla bellezza, alla parola, alla scena. Un vento che, attraversando i confini, porta con sé il seme di una possibile trasformazione.

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