Etichette, export e sostenibilità al centro del dibattito
Vinitaly – Difesa dell’identità del vino italiano, contrasto alle etichette allarmistiche e risposta alle minacce commerciali estere: sono questi i temi affrontati da Coldiretti durante i quattro giorni di eventi e incontri a Vinitaly 2025 nello spazio “Casa Coldiretti”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali italiani ed europei.
All’interno dello stand, un simbolico bicchiere gigante con la scritta “Keep calm e bevi vino italiano” ha fatto da cornice alla campagna congiunta di Coldiretti, Filiera Italia e Fipe-Confcommercio, promossa per affermare il valore del consumo moderato di vino, evitando demonizzazioni infondate. L’iniziativa intende sensibilizzare consumatori e istituzioni contro l’adozione di etichette allarmistiche sui prodotti vitivinicoli, come quelle già in discussione in alcuni paesi europei.
Al centro degli incontri anche i dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti, che rappresentano un rischio concreto per l’intero comparto. Una battaglia strategica per una filiera che rappresenta non solo un’eccellenza agroalimentare, ma anche un volano economico e turistico. Coldiretti ha ribadito la necessità che l’Unione Europea adotti una linea chiara e condivisa, a tutela della viticoltura continentale e italiana in particolare.
Vinitaly
Il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo hanno incontrato i commissari europei alla Salute Olivér Várhelyi e all’Agricoltura Christophe Hansen, insieme all’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, ribadendo l’importanza di strategie comuni contro le politiche protezionistiche e le campagne denigratorie.
A livello regionale, il presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti, ha denunciato l’effetto che queste misure potrebbero avere sull’export locale, già messo in difficoltà dalla pandemia e dalle tensioni internazionali. Con oltre 13.000 ettari di superficie vitata e un valore annuo di esportazioni di circa 30 milioni di euro, la viticoltura umbra rappresenta una risorsa strategica che rischia di essere penalizzata.
Agabiti ha ricordato che il 79% dei consumatori italiani è contrario all’introduzione di etichette allarmistiche sul vino e ha chiesto un intervento deciso da parte dell’UE, per contrastare le derive protezionistiche che colpiscono duramente il comparto. La richiesta è quella di un piano di rilancio europeo che preveda, oltre alla sburocratizzazione, anche un forte sostegno finanziario per innovazione e sviluppo dei settori produttivi.
Secondo Agabiti è essenziale diversificare i mercati, puntando su qualità, biodiversità e sostenibilità ambientale. L’Umbria, ha affermato, ha dimostrato di saper investire con intelligenza, trasformando le proprie cantine in esempi virtuosi di innovazione e fiducia del consumatore.
Dello stesso avviso il direttore regionale di Coldiretti, Mario Rossi, che ha sottolineato come il vino rappresenti molto più di un prodotto alimentare: è cultura, identità territoriale e leva turistica. Le colline umbre, con le loro cantine e i paesaggi vitati, attirano ogni anno migliaia di visitatori, affascinati dall’enogastronomia locale.
Rossi ha inoltre evidenziato l’importanza della digitalizzazione della viticoltura, già avviata da molte imprese del territorio. Tecnologie come le centraline meteo satellitari, i sensori per la gestione ottimizzata dell’acqua e le attrezzature di precision farming consentono di migliorare l’efficienza produttiva e ridurre l’impatto ambientale.
Altro fronte strategico, secondo Rossi, è quello delle Tea – Tecnologie di Evoluzione Assistita, che permettono di selezionare varietà di vite più resistenti ai cambiamenti climatici e alle fitopatie, riducendo la necessità di trattamenti chimici e conservando la qualità organolettica delle produzioni.
Nel corso dei dibattiti è stato ribadito che il vino italiano è un ambasciatore del Made in Italy nel mondo, nonché una componente fondamentale dell’identità alimentare nazionale. Il settore dà lavoro a centinaia di migliaia di addetti, supporta la manutenzione del paesaggio rurale e genera un impatto positivo in termini di cohesione sociale e sviluppo territoriale.
L’obiettivo comune espresso da Coldiretti, Filiera Italia e Fipe è quello di promuovere un consumo consapevole, ma senza cedere alle pressioni che mirano a dipingere il vino come un prodotto pericoloso tout court. Il contrasto al fenomeno dell’Italian sounding, che genera concorrenza sleale, e la tutela dell’autenticità delle denominazioni restano priorità irrinunciabili.
La manifestazione a Verona si chiude con un bilancio positivo per Casa Coldiretti, che ha saputo coniugare degustazioni, approfondimenti tecnici, confronti politici e promozione del territorio, riaffermando il valore strategico della filiera vitivinicola italiana nel contesto globale.

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