Critiche al progetto Wau di Perugia: “Ambiguità tra volontariato e lavoro”

Slc Cgil critica il censimento gratuito delle realtà culturali: "Inaccettabile."

Critiche al progetto Wau: "Ambiguità tra volontariato e lavoro"

Critiche al progetto Wau di Perugia: “Ambiguità tra volontariato e lavoro”

Critiche – Il progetto Wau – Weekend per le arti unite, promosso dall’assessore comunale di Perugia, Fabrizio Croce, continua a sollevare preoccupazioni, nonostante la conferenza stampa di presentazione. In particolare, la segreteria di Slc Cgil Umbria, Emanuela Faraglia, ha espresso forti critiche riguardo all’iniziativa, definendo “irricevibile” il censimento delle realtà culturali all’interno di un progetto che non prevede compensi economici per i partecipanti.

Il progetto, che coinvolge “singoli artisti, collettivi, associazioni o gruppi”, è stato oggetto di discussione durante un incontro tenutosi il 4 febbraio tra l’assessore Croce e Slc Cgil, in cui i rappresentanti sindacali avevano già sollevato dubbi circa la gratuità della partecipazione. La proposta di censimento delle realtà culturali, infatti, non distingue chiaramente tra professionisti del settore e volontari, suscitando preoccupazioni per l’ambiguità del linguaggio utilizzato, che mescola due mondi distinti: quello del volontariato e quello del lavoro professionale.

“Il censimento, così come proposto, non specifica in alcun modo se i partecipanti siano professionisti o volontari, e questa mancanza di chiarezza alimenta un problema serio per le lavoratrici e i lavoratori del settore”, afferma Faraglia. La segreteria di Slc Cgil sottolinea come la maggior parte delle persone che operano nel settore culturale al di fuori delle grandi istituzioni non siano volontari, ma professionisti che dipendono da questo lavoro per sostenersi. Perciò, la proposta di censimento gratuito in un’iniziativa che non prevede compensi appare inaccettabile.

“In Umbria, come in altre regioni, molti operatori culturali si trovano fuori dai grandi circuiti e quotidianamente svolgono attività di grande valore nel tessuto cittadino”, aggiunge Faraglia. Tuttavia, nonostante l’importanza di queste realtà, l’assessore Croce ha riconosciuto che non esiste ancora una mappatura completa di queste realtà. La segretaria sindacale ha quindi ribadito che il censimento, privo di un compenso adeguato, non è una proposta accettabile per chi svolge un lavoro a tutti gli effetti professionale.

Nel suo intervento, Faraglia mette in evidenza l’importanza del terzo settore e di tutte le associazioni che operano senza scopo di lucro, ma ribadisce che è fondamentale garantire tutele adeguate a chi lavora professionalmente nel settore. Il suo appello riguarda il riconoscimento del valore di chi vive di questo lavoro e non può permettersi di partecipare a iniziative gratuite, senza alcuna remunerazione.

“L’utilizzo di un linguaggio che non distingue chiaramente tra volontariato e lavoro professionale è problematico e rischia di creare una confusione che danneggia in modo concreto le persone che lavorano in questo settore”, conclude Faraglia. Per le lavoratrici e i lavoratori del settore culturale, infatti, non è facile fare una distinzione tra un lavoro di volontariato e un lavoro retribuito, se le condizioni sono le stesse e i due mondi vengono trattati allo stesso modo.

Alla luce di queste considerazioni, Slc Cgil Umbria ha chiesto che l’attenzione delle istituzioni venga rivolta con maggiore rispetto a chi lavora nel settore culturale, garantendo che chi svolge un’attività professionale possa avere le stesse tutele di altri settori lavorativi. L’organizzazione sindacale ha richiesto, inoltre, che venga creato un protocollo di buone pratiche che tuteli i lavoratori del settore culturale, senza che siano costretti a lavorare gratuitamente per partecipare a iniziative o eventi pubblici.

Slc Cgil ha infine ribadito che la valorizzazione del terzo settore è fondamentale, ma che questo non deve avvenire a discapito del riconoscimento professionale di chi lavora nel settore culturale, sottolineando la necessità di rispettare la differenza sostanziale tra volontariato e lavoro retribuito.

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