18enne spoletina arrestata: promuoveva la jihad online

18enne spoletina arrestata: promuoveva la jihad dalla camera sua

18enne spoletina arrestata: promuoveva la jihad online

18enne spoletina arrestata: promuoveva la jihad online

18enne spoletina arrestata – Una diciottenne residente a Spoleto, nata da genitori algerini, è stata arrestata il 24 dicembre in seguito a un’indagine coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. L’operazione, eseguita dai carabinieri del ROS, ha portato alla luce una presunta attività di proselitismo jihadista condotta sui social media. La ragazza è accusata di istigazione a delinquere e associazione con finalità di terrorismo.

Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, la giovane trascorreva le sue giornate isolata, utilizzando il telefono e il computer per diffondere messaggi di propaganda radicale. I contenuti pubblicati sui social, prevalentemente su TikTok, Instagram e Telegram, miravano a promuovere la jihad contro gli “infedeli” e a reclutare seguaci.

L’organizzazione “Da’wa Italia”

La diciottenne, scrive Ilaria Bosi su Il messaggero,  sarebbe stata tra i fondatori di un gruppo terroristico denominato “Da’wa Italia”, il cui scopo era la diffusione della jihad e il sostegno alle famiglie dei prigionieri. Tra gli indagati figurano altri quattro giovani: una 22enne pakistana residente a Bologna, il fratello di quest’ultima, un 27enne turco di Monfalcone e un 20enne marocchino che si sarebbe arruolato in Etiopia.

L’indagine e i materiali raccolti

L’indagine, avviata nel 2023, ha permesso di raccogliere prove attraverso chat e post social, che documentano la propaganda jihadista. La ragazza spoletina e la sua complice bolognese avrebbero condiviso frequentemente messaggi di incitamento alla violenza, affermando: «Arriverà il nostro momento». Inoltre, avrebbero tradotto testi radicali, tra cui un libro per bambini, con l’obiettivo di indottrinare le giovani generazioni.

Le motivazioni della misura cautelare

Il provvedimento di custodia cautelare è stato giustificato dal rischio di reiterazione del reato e dalla possibilità di fuga. La giovane avrebbe manifestato interesse a trasferirsi in Africa per sostenere direttamente la causa jihadista. Durante la perquisizione nella sua abitazione a San Giacomo, i carabinieri hanno sequestrato dispositivi elettronici che potrebbero contenere ulteriori prove.

Il ruolo della pandemia nell’isolamento

Gli investigatori sospettano che l’isolamento vissuto durante il periodo del COVID-19 abbia favorito la radicalizzazione della giovane, inducendola a entrare in contatto con l’ambiente jihadista online. L’indagine ha evidenziato un crescente distacco dalla cultura occidentale e una forte adesione a principi radicali, che la giovane voleva imporre anche ai familiari più stretti.

La difesa

L’avvocato Sabrina Montioni, che assiste la diciottenne, ha sottolineato l’incensuratezza della ragazza e probabilmente chiederà un alleggerimento della misura cautelare. Oggi, la giovane sarà interrogata dal giudice per le indagini preliminari di Bologna tramite collegamento remoto dal carcere di Perugia.

Un fenomeno in crescita tra i giovani

Il caso della spoletina si inserisce in un contesto più ampio di radicalizzazione online, che coinvolge sempre più giovani. I social media, terreno fertile per la propaganda estremista, rappresentano una sfida per le forze dell’ordine, che monitorano costantemente le attività su queste piattaforme per prevenire azioni violente.

Conclusioni e sviluppi attesi

L’indagine è ancora in corso, e ulteriori dettagli potrebbero emergere dall’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati. Il caso della giovane spoletina mette in evidenza l’importanza di strategie di prevenzione della radicalizzazione, soprattutto tra i giovani, e di un controllo rigoroso delle attività online per contrastare il terrorismo.

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