Indagini accessi abusivi alle banche dati: aggiornamento ufficiale
In risposta ai numerosi articoli pubblicati recentemente riguardo al procedimento relativo agli accessi abusivi al sistema delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS) e alla banca dati della Direzione Nazionale Antimafia, il procuratore Raffaele Cantone ha fornito un aggiornamento sullo stato delle indagini. L’intento è garantire trasparenza e correttezza nell’informazione, nel rispetto del d.lgs n. 188/2021.
Il procuratore ha precisato che le indagini non sono concluse e che la loro conclusione non è imminente. L’inchiesta, condotta in collaborazione con il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ha portato alla luce ulteriori episodi di accessi abusivi, oltre a quelli già contestati nei mesi scorsi. Diverse deleghe sono state conferite alla polizia giudiziaria, che ha continuato le indagini anche durante il periodo feriale, mantenendo un flusso costante di informazioni con l’ufficio del procuratore.
Nel corso delle indagini, la Direzione Nazionale Antimafia ha rafforzato la collaborazione con la procura, svolgendo ulteriori verifiche sulla propria banca dati. Questi approfondimenti hanno fornito riscontri importanti, che stanno contribuendo a delineare un quadro più chiaro delle responsabilità.
A maggio, l’ufficio della procura ha richiesto una misura cautelare degli arresti domiciliari per un ufficiale della Guardia di Finanza e un ex sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, già sottoposti a indagini e destinatari di un invito a comparire. I reati contestati, per i quali si è chiesta la misura cautelare, sono gli stessi indicati nell’invito a comparire, al quale gli indagati non hanno risposto.
La richiesta cautelare, composta da oltre 200 pagine, è stata presentata al Giudice per le Indagini Preliminari (Gip), esaminando dettagliatamente ogni episodio e fornendo prove che, secondo la procura, dimostrano gravi indizi di colpevolezza. La richiesta ha evidenziato specifiche circostanze emerse anche attraverso attività tecniche, che indicano il rischio di inquinamento probatorio da parte degli indagati, potenzialmente dannoso per l’integrità del materiale probatorio già acquisito.
Il Gip del Tribunale di Perugia ha emesso un’ordinanza il 16 luglio scorso, riconoscendo l’esistenza di gravi indizi di reità per tutte le accuse contestate. Tuttavia, il giudice ha ritenuto non sussistenti le esigenze cautelari proposte. In particolare, l’ordinanza ha sottolineato che, una volta che l’esito delle indagini viene comunicato agli indagati, questi non sono obbligati a non divulgarlo, a differenza delle persone informate sui fatti. Pertanto, le azioni degli indagati non possono costituire base per il rischio di inquinamento probatorio.
In merito al pericolo di reiterazione dei reati, il Gip ha osservato che, nonostante uno degli indagati sia ancora in servizio, le sue condizioni lavorative sono cambiate in modo significativo, riducendo il rischio di recidiva. Questo cambiamento è dovuto alla mancanza di un superiore compiacente, che avrebbe potuto favorire ulteriori reati.
A seguito dell’ordinanza, l’ufficio della procura ha presentato appello il 25 luglio, contestando l’affermazione del giudice secondo cui gli indagati avrebbero avuto accesso, anche solo parziale, agli atti processuali. La procura ha chiarito che, fino a quel momento, nessuna “discovery” degli atti era stata effettuata e che agli indagati non erano stati comunicati gli esiti delle indagini, i quali legittimamente avevano scelto di non presentarsi all’interrogatorio.
La riservatezza delle prove raccolte è stata mantenuta al punto che la procura ha richiesto al Presidente della Commissione Antimafia di soprassedere alla richiesta di accesso agli atti processuali, fino a quando il segreto investigativo non fosse decaduto. Ora che il segreto è venuto meno, gli atti trasmessi al Gip con la richiesta cautelare saranno inoltrati alla Commissione Antimafia nei prossimi giorni.
Questo aggiornamento sottolinea che le indagini sono ancora in corso e che ulteriori sviluppi potrebbero emergere man mano che il lavoro investigativo procede.

Commenta per primo