Morte 40enne, indagati 7 medici, aveva ago nei polmoni

Incontro su gestione sale operatorie ospedali umbri

Morte 40enne, indagati 7 medici, aveva ago nei polmoni

Morte 40enne – Avviso di conclusione delle indagini per sette medici, segnatamente: 4 specialisti in anestesia e tre in otorinolaringoiatria. L’indagine della Procura della Repubblica di Perugia, diretta da Raffaele Cantone, è quella relativa alla morte di Vincenzo Bosco, 39enne che morì il 26 aprile del 2022. Il sostituto procuratore della repubblica, Franco Bettini, contesta ai sette professionisti l’omicidio colposo e la responsabilità colposa in ambito sanitario.

Foto di Sasin Tipchai da Pixabay

Tra gli indagati da Bettini ci sarebbero anche tre specializzandi. A causare la morte di Bosco ci sarebbe l’induzione dell’anestesia in sala operatoria, questo nelle fasi preliminari l’operazione al setto nasale. Bosco, secondo quanto si apprende, soffriva di di una grave forma di insufficienza respiratori acuta, patologia causata da una polmonite. Infiammazione favorita dalla presenza di un ago da insulina nell’organo respiratorio.

Secondo la Procura della Repubblica di Perugia sarebbe stata necessaria una radiografia, proprio perché il soggetto era affetto da problemi di carattere respiratorio. l’esame avrebbe permesso di rilevare l’infiammazione del polmone dovuta, appunto, alla presenza di un corpo estraneo. Ago da insulina accidentalmente finito in uno dei due bronchi.

Un soggetto, Bosco, che stava per altro uscendo dal covid e con problematiche respiratorie importanti per le ragioni appena descritte. Tutto questo certo avrebbe dovuto far propendere per rimandare l’intervento.

Non fu fatta una radiografia al torace, l’esame avrebbe permesso di capire il perché della polmonite e dell’insufficienza respiratoria? Questo è quanto sostiene la Procura. Certo avrebbe indotto l’ipotesi di rimandare l’intervento operatorio al setto nasale che di per sé e’ quasi un’operazione chirurgica di routine, ma pur sempre di operazione si tratta.

Gli indagati sono difesi dagli avvocati Maria Bruna Pesci, Giancarlo Viti, Giovanni Spina, Federica Pala, Ermes Farinazzo e Delfo Berretti.

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