Umbria Jazz celebra Miles e Coltrane: Blanchard e Ravi Coltrane trasformano il centenario in musica viva

Cambio palco lampo all’Arena Santa Giuliana: il pubblico torna di corsa ai propri posti mentre Terence Blanchard e Ravi Coltrane rendono omaggio a due giganti senza cadere nella nostalgia.

di Antonella Valoroso
Il cambio palco dura il tempo di un respiro. Chi si era alzato per sgranchirsi le gambe o cercare qualcosa da bere torna quasi di corsa al proprio posto. Le luci si abbassano di nuovo, i tecnici lasciano il palco e il volume sale di colpo. I decibel aumentano sensibilmente. L’Arena Santa Giuliana cambia pelle. È il momento del jazz che guarda alla propria storia per continuare a scrivere il futuro.

«Sono cresciuto qui, è bello essere tornato per rendere omaggio a John Coltrane e Miles Davis. Sono fortunato a suonare con musicisti straordinari come Ravi Coltrane». Con poche parole Terence Blanchard riassume il senso di un progetto che nasce dalla memoria ma rifiuta ogni nostalgia.

Il 2026 segna un doppio centenario. Cento anni fa, nel 1926, nascevano Miles Davis, il 26 maggio, e John Coltrane, il 23 settembre. Due musicisti che hanno cambiato per sempre la storia del jazz, aprendo orizzonti che ancora oggi continuano a essere esplorati. Celebrarli significa confrontarsi con un’eredità immensa, ma anche con il loro insegnamento più prezioso: non smettere mai di cercare.

Per questo l’incontro tra Terence Blanchard e Ravi Coltrane appare quasi inevitabile. Da una parte il trombettista di New Orleans, tra le voci più autorevoli del jazz contemporaneo, capace di raccogliere la lezione di Miles senza trasformarla in imitazione, compositore raffinato per il cinema e il teatro oltre che improvvisatore di straordinaria sensibilità. Dall’altra Ravi Coltrane, secondo figlio di John e di Alice Coltrane, che ha costruito una carriera autonoma, scegliendo ogni giorno il difficile equilibrio tra il rispetto per un cognome leggendario e la necessità di trovare una voce personale.

L’omaggio, infatti, non è una sequenza di celebri standard riproposti con fedeltà filologica. Sarebbe probabilmente la cosa che Miles e Trane avrebbero apprezzato di meno. Blanchard e Coltrane prendono quei temi, quei colori e quella libertà come punto di partenza, lasciando che la musica trovi ogni volta nuove direzioni. È questo il modo più autentico per celebrare due artisti che hanno fatto dell’esplorazione il centro della propria esistenza musicale.

Accanto a loro, Charles Altura alla chitarra, Tom Oren al pianoforte, David Ginyard Jr. al basso elettrico e Jaylen Petinaud alla batteria costruiscono un tessuto sonoro compatto e moderno, nel quale il dialogo tra tromba e sax diventa il filo conduttore di una narrazione che attraversa un secolo di jazz senza mai trasformarsi in esercizio di memoria.

Perché la vera celebrazione, a Umbria Jazz, non consiste nel guardare indietro. Consiste nel dimostrare che, a cento anni dalla loro nascita, Miles Davis e John Coltrane continuano ancora a indicare la strada.

E la conferma arriva proprio nel finale. Prima dell’ultimo brano, Terence Blanchard rivela al pubblico che la musica eseguita questa sera è, di fatto, quella del loro prossimo album, che il gruppo sta registrando proprio in questo periodo. Non un tributo confezionato per un anniversario, dunque, ma un progetto vivo, destinato a lasciare una traccia anche su disco. È forse il modo più fedele per rendere omaggio a Miles Davis e John Coltrane: non conservandone l’eredità sotto una teca, ma continuando a farla respirare, crescere e trasformarsi. A cento anni dalla loro nascita, la loro musica non appartiene al passato. È ancora, ostinatamente, presente.

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