Bandecchi e Proietti divisi, il Tar deciderà il futuro
Il confronto tra il sindaco Stefano Bandecchi e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, tenutosi nei locali dell’ex Centro multimediale, si è concluso senza alcun progresso. L’incontro, durato diverse ore e seguito con apprensione da giornalisti e tifosi della Ternana, ha visto anche l’intervento dei tecnici comunali, ma non ha prodotto alcuna svolta.
Il nodo resta il ricorso al Tar, fissato per il 18 novembre, con cui la Regione contesta la determina dirigenziale che aveva dato il via libera al progetto del nuovo stadio Liberati e della clinica annessa. Bandecchi, visibilmente contrariato, ha dichiarato che «non c’è alcuna intesa» e che, in assenza di soluzioni, sarà il tribunale a decidere. La presidente Proietti, pur riconoscendo la complessità della situazione, ha lasciato uno spiraglio aperto, auspicando un possibile ritiro della determina.
Tra le ipotesi discusse, anche quella di un ritiro in autotutela da parte del Comune, che avrebbe annullato il ricorso regionale. Tuttavia, Bandecchi ha definito tale opzione «irrealizzabile», ribadendo la legittimità della concessione rilasciata dopo l’approvazione delle conferenze di servizi.
Il sindaco ha inoltre paventato azioni legali da parte della Ternana Calcio e della Ternana Women, con richieste di risarcimento che potrebbero oscillare tra i 70 e gli 80 milioni di euro, qualora il progetto venisse definitivamente bloccato. La tensione resta alta, e il futuro dell’impianto sportivo e della struttura sanitaria appare sempre più incerto.
Il faccia a faccia, cui hanno partecipato anche i capi di gabinetto e la direttrice regionale della salute Daniela Donetti, ha evidenziato una distanza politica e tecnica difficile da colmare. Le parti sembrano arroccate su posizioni inconciliabili, mentre la città attende risposte concrete.
La vicenda, che ha assunto i contorni di una partita a scacchi istituzionale, si trascina senza esiti, alimentando frustrazione tra i cittadini e lasciando in sospeso un progetto che avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta per il territorio. Ora, l’ultima parola spetta al Tribunale amministrativo regionale, chiamato a dirimere una controversia che si è trasformata in un vero e proprio braccio di ferro politico.

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