Sei ko di fila, clima teso: serve compattezza e reazione
Grifo in crisi – Il Perugia è precipitato in una spirale negativa che ha acceso l’allarme tra i sostenitori biancorossi. Sei sconfitte consecutive hanno trasformato la stagione in un incubo, alimentando il timore concreto di una retrocessione diretta. Una situazione che, fino a pochi mesi fa, sembrava impensabile. Le difficoltà affondano le radici in una gestione tecnica e societaria che non ha saputo prevenire il declino, coinvolgendo il presidente Faroni, il direttore tecnico Meluso e l’intero staff dirigenziale.
La squadra, pur con limiti evidenti, non appare così inferiore agli avversari. Calapai, Montevago e Manzari non sembrano meno validi dei colleghi che li precedono. Eppure, il campo racconta un’altra storia: prestazioni opache, approcci molli e una prevedibilità che si manifesta già nei primi minuti di gioco. A Pian di Massiano, da tempo, si respira un’aria di rassegnazione, anche contro squadre sulla carta abbordabili. Le recenti gare con Rimini e il precedente con Milan Futuro ne sono la prova.
Il tecnico Piero Braglia è chiamato a ricompattare un gruppo che mostra crepe anche nello spogliatoio. Il lavoro da fare è tanto e urgente. I tifosi, scrive Corrado Losito sul Messaggero, intanto, si stringono attorno alla squadra. Claudio Giulietti, figura storica del tifo perugino, invita alla coesione: «In momenti così bui, serve sostegno, non attacchi. La salvezza è l’unico obiettivo». Un appello condiviso da Mauro Trampolini, presidente del Centro di Coordinamento dei Perugia Club, che pur riconoscendo gli errori societari, chiede di mettere da parte le contestazioni: «L’organico è valido, ma non sta rendendo. Serve fiducia e unità».
Il messaggio è chiaro: il tempo delle analisi arriverà, ora conta solo salvare la categoria.

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