Tennis e pickleball per rieducare: concluso progetto a Capanne

Tennis e pickleball per rieducare: concluso progetto a Capanne

A Perugia 24 detenuti chiudono percorso sportivo rieducativo

Concluso nel Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia il progetto “Sport Active. Allenati a stare bene”, iniziativa promossa da Sport e Salute e realizzata dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro insieme al Centro Sportivo Tennis Chiugiana. Il percorso, dedicato ai detenuti della sezione maschile della casa circondariale di Capanne, ha puntato a migliorare benessere fisico, equilibrio emotivo e qualità delle relazioni attraverso la pratica costante di tennis e pickleball. Un’esperienza che ha coinvolto 24 partecipanti e che si è conclusa con una dimostrazione finale alla presenza della Vice Direttrice dell’istituto, Eva Mariucci, del capo area trattamento Giovanni Mattioli, della referente di Sport e Salute Sara Falcinelli e del vicepresidente del Comitato Umbro della Federazione Tennis, Fabio Garzi.

Durante la giornata conclusiva, i detenuti hanno mostrato quanto appreso nel corso delle 206 ore di attività, guidati da istruttori qualificati che li hanno accompagnati in un percorso sportivo ma anche educativo. L’esibizione, seguita con attenzione dal pubblico interno ed esterno, ha messo in luce progressi tecnici, disciplina e capacità di collaborazione: elementi centrali del metodo adottato nel progetto, in cui lo sport è stato utilizzato come strumento per costruire fiducia, ridurre tensioni e recuperare motivazione personale.

“Il tennis ha annullato distanze e rivalità, permettendo a molti di tirarsi fuori dalla depressione”, ha spiegato il coordinatore Luca Verdolini, sottolineando come l’attività fisica abbia contribuito a creare un clima più disteso e favorevole nel gruppo. A confermarlo sono le testimonianze degli stessi detenuti. Luciano, romano, cinquantenne, racconta di non avere alcuna esperienza particolare con la racchetta prima dell’avvio del progetto: “Grazie ai maestri ho migliorato la tecnica e mi sono appassionato. Il tennis ti permette di liberare ciò che tieni dentro, anche le tensioni, e ti aiuta ad accettare meglio la tua situazione”.

Simile l’esperienza di Marcello, originario di Salerno, che ha ritrovato nel campo da gioco una dimensione familiare e vitale: “La mia ultima racchetta era una Head del 1990. Dopo pochi mesi dall’ingresso qui a Perugia, passando vicino al campo ho visto altri detenuti che giocavano. Mi si è aperto un mondo”. Per molti, la scoperta o la riscoperta dello sport è stata un modo per combattere il tempo lento del carcere, un tempo che spesso si dilata e rende più pesante la convivenza e la quotidianità.

Il valore educativo dello sport in carcere è riconosciuto come parte integrante del percorso di rieducazione previsto dall’ordinamento penitenziario. Non si tratta solo di allenamento fisico, ma di un esercizio costante di rispetto reciproco, autodisciplina e gestione delle emozioni. Lo ha ribadito anche Roberto Tenerini, presidente del Centro Sportivo Tennis Chiugiana: “Una partita di tennis o di pickleball non significa soltanto muovere il corpo. Significa imparare a rispettare l’altro, misurarsi con i propri limiti e riconoscere la fatica che ciascuno porta con sé”.

Il progetto, accolto con entusiasmo dai detenuti e apprezzato dagli operatori, ha mostrato come lo sport possa rappresentare un mezzo concreto per migliorare la qualità della vita all’interno degli istituti penitenziari, offrendo spazi di espressione, confronto e rinascita personale. Un esempio di come attività semplici ma strutturate possano contribuire a percorsi di consapevolezza e responsabilizzazione, favorendo un clima più sereno e una visione diversa del futuro.

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