Modifiche all’edilizia sociale, audizione in Terza commissione

Modifiche all'edilizia sociale, audizione in Terza commissione

Focus su accesso, tempi di assegnazione e inclusione sociale

La Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria ha tenuto oggi un’audizione per esaminare le modifiche proposte dalla Giunta regionale alla legge regionale n.23/2003 in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale. Le proposte erano già state esposte in precedenza dall’assessore regionale Fabio Barcaioli.

Nel corso della seduta a Palazzo Cesaroni sono intervenuti rappresentanti istituzionali e sindacali, tra cui esponenti dei Comuni umbri, dell’Anci, della Provincia di Terni, dell’Ater Umbria e del sindacato Sunia, per discutere il contenuto e gli effetti attesi dalle modifiche normative.

Il presidente dell’Ater Umbria, Federico Santi, ha presentato un quadro aggiornato della situazione immobiliare del patrimonio edilizio residenziale pubblico regionale. In Umbria, gli alloggi sociali sono 9.677, di cui il 75% è di proprietà dell’Azienda e il 25% dei Comuni. Attualmente sono circa 8.000 le abitazioni affittate, escluse 243 già pronte all’assegnazione ma ancora sfitte. Restano invece 1.391 alloggi non locabili, per il 70% di Ater e il 30% comunali: 79 sono oggetto di lavori, 38 affidati al settore tecnico e 1.278 ancora da verificare. I costi medi di recupero si aggirano attorno ai 30mila euro per unità. La lentezza delle procedure rischia di rendere inadeguati alloggi che potrebbero essere utilizzati, aggravando le spese fisse dell’Azienda, tra cui l’Imu e le spese condominiali per immobili non affittati. A ciò si aggiunge un aumento della morosità, che ha raggiunto i 12 milioni di euro.

Il Sunia, con Cristina Piastrelli e Rossano Iannone, ha espresso giudizi favorevoli sui correttivi normativi, proponendo però ulteriori perfezionamenti. Tra questi, la possibilità per gli attuali assegnatari di presentare nuove domande, un aggiornamento dei criteri di punteggio per diverse forme di disagio, e una revisione della composizione delle commissioni di assegnazione. Il sindacato ha inoltre segnalato l’urgenza di fondi statali e regionali per rendere agibili e disponibili ulteriori abitazioni pubbliche.

Il sindaco e presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, ha segnalato criticità legate all’esclusione dagli alloggi pubblici delle persone con precedenti penali che hanno scontato la pena. Secondo Bandecchi, tale criterio rappresenta un ostacolo al reinserimento sociale e alimenta forme di marginalizzazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare i tempi delle assegnazioni per evitare che gli immobili si deteriorino ulteriormente e ha invitato a non includere nei bandi alloggi inagibili.

L’assessore comunale di Terni, Giovanni Maggi, ha posto l’accento sulle mutate esigenze abitative degli assegnatari, in particolare per chi affronta situazioni di disabilità, nascite o riduzioni del nucleo familiare. La mobilità interna al sistema di edilizia pubblica dovrebbe essere facilitata per rispondere a questi bisogni.

Da Deruta, l’assessora Francesca Carnevalini ha evidenziato la sproporzione tra la domanda di case popolari e l’offerta effettiva, aggravata da barriere architettoniche che impediscono l’accesso a persone con disabilità, pur in presenza di punteggi a loro favorevoli. Ha suggerito una semplificazione dei bandi e una migliore accessibilità linguistica, con l’uso di moduli tradotti in più lingue.

Infine, l’assessora del Comune di Perugia e rappresentante Anci, Costanza Spera, ha evidenziato come il criterio dell’incensuratezza rappresenti un limite all’universalità dell’edilizia sociale, che dovrebbe invece restare uno strumento di welfare accessibile a tutti, anche a chi ha terminato un percorso penale. Ha inoltre segnalato l’impossibilità per i Comuni di verificare il possesso di immobili all’estero, oltre alla criticità del requisito dei cinque anni di residenza, ritenuto lesivo del principio di accesso universale ai servizi pubblici. Ha proposto infine di includere, tra i destinatari prioritari del 30% degli alloggi riservati a situazioni gravi, anche le donne uscite da strutture di protezione come case rifugio e centri antiviolenza.

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