Da Capitini al 2025, l’Italia cammina per la pace globale
Marcia Perugia-Assisi – Un fiume umano ha attraversato l’Umbria da Perugia ad Assisi per gridare “basta alla guerra”. La Marcia della Pace e della Fraternità, giunta a oltre sessant’anni dalla prima edizione voluta da Aldo Capitini nel 1961, ha visto la partecipazione di circa 50 mila persone. Studenti, sindacalisti, religiosi, politici e semplici cittadini hanno percorso i 24 chilometri che separano i giardini del Frontone da Assisi, sotto lo slogan “Imagine all the people”, un richiamo diretto al messaggio universale di un’umanità unita.
La giornata è iniziata alle prime ore del mattino. Ai giardini del Frontone, gremiti già dalle otto, si respirava un’atmosfera intensa e pacifica. La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha aperto gli interventi ufficiali parlando di “un mosaico di speranze raccolte in un’unica marcia”, mentre la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi ha salutato la folla ricordando “l’umanità che resiste anche sotto le bombe”.
Sul palco, tra le prime voci, quella del sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati, che ha invitato i leader mondiali a “non dimenticare il popolo palestinese” e a credere nella possibilità concreta della pace. Parole accolte con un lungo applauso prima dell’avvio del corteo, accompagnato dalle note dei Beatles.
Il serpentone multicolore ha attraversato i quartieri di Perugia fino a Ponte San Giovanni, dove centinaia di bambini delle scuole umbre hanno innalzato striscioni e disegni. “La pace non è un’utopia, ma una scelta quotidiana”, ha ricordato la sindaca di Perugia durante la sosta. Nel frattempo, le adesioni ufficiali superavano le 30 mila organizzazioni tra enti locali, scuole, associazioni e movimenti civili.
Durante la marcia, si sono alternati i commenti di numerosi rappresentanti istituzionali e sociali. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito “inaccettabile” l’aumento delle spese militari europee, sottolineando che “la bandiera blu dell’Europa si è tinta di verde militare”. Dalla piazza anche la voce del segretario della Cgil, Maurizio Landini, che ha parlato di “giustizia sociale come unica via per la pace” e ha denunciato la corsa al riarmo come “un vicolo cieco per l’umanità”.
A metà percorso, è intervenuto il deputato di Europa Verde, Angelo Bonelli, ricordando che nel mondo sono in corso “oltre 50 conflitti armati” e che “le armi non difendono la pace, ma la negano”. Parole che hanno trovato eco nei cartelli portati dai partecipanti: “Più scuole, meno armi”, “La pace è disarmo”, “Un futuro senza bombe”.
La manifestazione ha avuto anche una forte componente religiosa. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, da Assisi ha ribadito la posizione della Santa Sede: “Due Stati per due popoli resta la via per la convivenza fra israeliani e palestinesi”. Un appello alla diplomazia e al dialogo che si è intrecciato con quello di Papa Leone, letto dal vescovo di Assisi Domenico Sorrentino, nel quale il Pontefice ha invitato a implorare “il dono della riconciliazione e della stabile concordia nelle terre ferite dai conflitti”.
Il lungo cammino è proseguito tra cori, canti e momenti di raccoglimento. A Santa Maria degli Angeli, la “marcia dei bimbi” ha simbolicamente passato il testimone ai giovani delle scuole superiori, segno di continuità tra generazioni. “Camminare insieme è già un atto politico”, ha dichiarato il coordinatore Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi, parlando di “un nuovo inizio per una cultura della pace che si costruisce ogni giorno”.
Nel pomeriggio, il corteo ha raggiunto la Rocca Maggiore di Assisi, meta storica del percorso. Sul palco, Lotti ha ringraziato i partecipanti ricordando che “nonostante i tentativi di boicottaggio, la pace resta più forte dell’indifferenza”. Subito dopo, la parola è passata alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che ha denunciato “la sofferenza di un popolo sotto assedio da 750 giorni” e ha invitato la comunità internazionale a non “voltarsi di fronte al genocidio negato”.
La giornata si è chiusa con un applauso collettivo e con le parole di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, che ha ribadito: “L’Italia è un Paese che ripudia la guerra. Continuiamo a mobilitarci per una pace giusta, per i palestinesi, per gli ucraini e per ogni popolo coinvolto in conflitti dimenticati”.
Lungo tutto il percorso, decine di testimonianze spontanee hanno ricordato il senso profondo della marcia: un cammino laico, spirituale e politico insieme, nato dal pensiero nonviolento di Aldo Capitini e divenuto simbolo internazionale di resistenza civile. I volontari hanno raccontato la partecipazione come “un atto di responsabilità collettiva”, una risposta alla cultura della paura e dell’odio.
La Marcia Perugia-Assisi 2025 ha confermato così la sua natura di grande laboratorio sociale, dove si intrecciano idealismo e concretezza, memoria e futuro. Un cammino che non appartiene a un solo popolo ma all’intera umanità, capace di rinnovarsi di fronte a ogni guerra, di ogni epoca e di ogni latitudine.

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