Consumo suolo, Ricci rilancia norme più rigide per l’Umbria

Riforma urgente del territorio rilanciata nel dibattito a Perugia

La richiesta di un intervento immediato per fermare l’avanzata della cementificazione in Umbria torna al centro del confronto politico, mentre i dati continuano a mostrare un ritmo di trasformazione del territorio che supera i 140 ettari l’anno, nonostante il calo demografico. A rilanciare l’allarme è Fabrizio Ricci, capogruppo di Avs in consiglio regionale, che ha depositato una proposta di modifica alla legge regionale 1/2015, il Testo Unico sul Governo del Territorio, con l’obiettivo di introdurre vincoli più severi e strumenti più efficaci per proteggere i suoli agricoli.

Nuove regole per fermare la perdita di superfici agricole

Ricci sottolinea come l’attuale normativa consenta margini di manovra che, nella pratica, finiscono per ridurre progressivamente le aree agricole di pregio. L’emendamento presentato punta a bloccare i meccanismi di compensazione tra zone agricole e altre destinazioni d’uso, un sistema che negli anni ha favorito una diminuzione netta delle superfici tutelate. L’obiettivo è impedire che la tutela formale venga aggirata attraverso scambi pianificatori che, pur rispettando la lettera della legge, ne tradiscono lo spirito.

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Fabrizio Ricci

Il capogruppo evidenzia inoltre la necessità di includere tutte le varianti urbanistiche nel calcolo del consumo di suolo, evitando che modifiche parziali o interventi puntuali possano sfuggire ai monitoraggi ufficiali. Una pianificazione realmente completa, afferma, deve garantire trasparenza e controllo su ogni trasformazione del territorio, senza eccezioni.

Una riforma condivisa nel percorso istituzionale

Ricci conferma di aver trovato piena disponibilità al confronto da parte dell’assessore Roberto De Luca, che negli ultimi mesi ha mostrato particolare attenzione al tema. La proposta di Avs è stata quindi messa a disposizione del tavolo che sta lavorando alla revisione complessiva del Testo Unico, con l’intento di contribuire a un impianto normativo più solido e coerente con le esigenze ambientali attuali.

Il riferimento alle recenti immagini provenienti da Niscemi, colpita da eventi estremi che hanno evidenziato la vulnerabilità del territorio italiano, diventa per Ricci un monito: la crisi climatica non consente ulteriori ritardi. La fragilità del suolo umbro, già messa alla prova da fenomeni meteorologici sempre più intensi, impone scelte rapide e coraggiose per evitare che l’erosione del patrimonio agricolo diventi irreversibile.

Un’urgenza che supera il dibattito politico

Nel suo intervento, Ricci richiama la responsabilità collettiva delle istituzioni regionali, sottolineando come la tutela del suolo non sia una battaglia ideologica ma una necessità concreta per garantire sicurezza, qualità della vita e sostenibilità economica. La perdita di superfici agricole, oltre a compromettere l’equilibrio ambientale, incide sulla capacità produttiva e sulla resilienza delle comunità locali.

La proposta di riforma, ora inserita nel percorso istituzionale, punta a trasformare un allarme ormai cronico in un’azione normativa strutturata, capace di invertire una tendenza che da anni colloca l’Umbria tra le regioni con il più alto consumo di suolo pro capite. Una sfida che, secondo Ricci, richiede determinazione e rapidità, perché ogni ettaro sottratto oggi rappresenta un pezzo di futuro che non potrà essere recuperato.

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