Studentato a San Bevignate, il comune di Perugia conferma la sua contrarietà

Studentato di San Bevignate, nella totale inerzia della Giunta Romizi

Studentato a San Bevignate, il comune di Perugia conferma la sua contrarietà

PERUGIA – La biblioteca del complesso di San Matteo degli Armeni ha ospitato ieri un incontro sulla questione relativa alla realizzazione nell’area di San Bevignate dello studentato Adisu. All’evento, organizzato dai capigruppo Angela Leonardi (Crea Perugia) e Franco Ivan Nucciarelli (Perugia Rinasce), hanno partecipato tra gli altri il vice sindaco Urbano Barelli, l’assessore alla cultura, turismo ed università Teresa Severini, la soprintendente Marica Mercalli, gli ex consiglieri comunali Giorgio Corrado e Sauro Bargelli.

In avvio di incontro è stata proprio la consigliera Leonardi a ripercorrere le tappe dell’annosa vicenda, che nasce nel 2003, ossia in un periodo particolarmente florido per l’ateneo peruginoin piena espansione: un momento favorevole, quindi, per operare investimenti legati all’università. Da qui l’idea dello studentato a San Bevignate, in un’area vicina all’ospedale e, dunque, alla facoltà di medicina. Dopo la convenzione tra le parti, passano però 4 anni senza ulteriori novità; improvvisamente Adisu produce, dando per scontata una variante al prg che in realtà non è stata ancora adottata, un bando per lo studio di progettazione. Tuttavia i tempi sono già cambiati con uno scenario generale mutato: gli studenti calano, l’ospedale si è trasferito altrove insieme alla facoltà di medicina.

“Appare incomprensibile – dice Leonardi – a fronte di ciò il motivo per il quale Adisu e Regione vogliano portare avanti un progetto anacronistico, in un’area di pregio e con effetti importanti in termini di consumo del suolo. Meglio sarebbe stato trasferire l’idea altrove, magari riqualificando un immobile esistente ed in disuso”.

Nel 2008 Adisu presenta la sua richiesta di autorizzazione paesaggistica alla Soprintendenza, inizialmente respinta, poi accolta in seguito ad alcune modifiche. E sarà proprio questa autorizzazione del 2008 a scatenare la querelle. Il problema è che, nonostante l’autorizzazione, per diversi anni nulla si muove, con conseguente intervenuta decadenza del documento (di valenza quinquennale). E’ la stessa soprintendenza nel 2014 a segnalare questa circostanza ad Adisu dando inizio ad una serie di ricorsi al giudice amministrativo, tutti respinti nei vari gradi di giudizio. A questo punto l’Agenzia decide di ripresentare il progetto, richiedendo un nuovo parere alla Soprintendenza; va ricordato che dal 2011 le competenze di quest’ultima sono mutate: non più solo valutazioni di legittimità, ma anche di merito. E nel merito la soprintendenza emette alcuni pareri negativi, tutti impugnati da Adisu. Nell’ultimo giudizio, il Tar accoglie il ricorso, invitando, in ottemperanza, la soprintendenza a motivare meglio i motivi del rigetto. Su questo procedimento pendente, oggi, il Comune di Perugia per la prima volta ha deciso di costituirsi parte civile per gli evidenti riflessi che la realizzazione dello studentato determinerebbero nella zona di San Bevignate.

Leggi anche: Perugia non ha bisogno di nuove volumetrie

“Si tratta, peraltro, di un’opera fortemente contestata dalla cittadinanza a causa del consumo del suolo che determinerebbe e perché fortemente impattate sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Il Comune di Perugia oggi sostiene la posizione dei suoi cittadini e ribadisce il suo no allo spreco di risorse per opere inutili”.

Ad illustrare le ricchezze di San Bevignate è stato il prof. Franco Ivan Nucciarelli che, in apertura, ha voluto sottolineare come la struttura sia importante per tre ordini di motivi.

Innanzitutto perché è uno dei pochi luoghi-simbolo presenti in Europa dell’ordinedei Templari, visto che tutti gli altri sono stati progressivamente distrutti. La seconda ragione dell’importanza del sito è che in quell’area, al di sotto dell’attuale complesso, esisteva una piccola chiesa ove era stato costituito l’ordine dei flagellanti o disciplinati per volontà di Raniero Fasani. Infine l’area ove si vorrebbe costruire lo studentato ha anche una forte valenza sociale: lì insisteva, anticamente, un sentiero che le donne perugine utilizzavano per recarsi al Tevere a lavare i panni, anche quelli dei pazienti ricoverati presso il vicino ospedale di Monteluce. Costruire lì sopra un immobile sarebbe, quindi, un’offesa alla memoria di chi tanto ha fatto per la città: perché non ricordarlo con una stele commemorativa?

La questione oggetto di dibattito è stata analizzata anche dal punto di vista della soprintendenza dell’Umbria, rappresentata da Marica Mercalli. Quest’ultima ha confermato, in avvio, che un punto fermo sulla vicenda è stato messo nel 2015 da una sentenza del Consiglio di Stato che ha sancito l’intervenuta decadenza dell’autorizzazione paesaggistica emessa dalla soprintendenza nel 2008, cui non ha fatto seguito entro i 5 anni l’avvio delle opere. In sostanza i giudici amministrativi hanno sancito definitivamente che per procedere con questo progetto serviva e servirebbe un nuovo titolo autorizzativo.

Ed è proprio sulla valenza dell’autorizzazione del 2008 che il contenzioso con Adisu prosegue.

In relazione alla discrepanza tra la posizione assunta dalla soprintendenza nel 2008 (parere positivo) e negli anni successivi (pareri contrari), Mercalli ha specificato che ciò si deve alle modifiche apportate nel 2011 al codice dei beni culturali. La novella ha concesso, infatti, agli organi di tutela maggiori poteri e la possibilità, in sostanza, di emettere pareri vincolanti preventivi non più limitati alla sola legittimità, ma anche al merito.

Ed è proprio nel merito che la soprintendenza ha preso posizione, consapevole del fatto che l’area di San Bevignate ha un evidente valore paesaggistico che occorre tutelare per far sì che un’area di pregio non diventi edificabile.

La soprintendente ha confermato di aver condiviso, dal suo avvento a Perugia (2 anni fa) le posizioni di contrarietà all’opera espresse in più riprese dall’Amministrazione Comunale, tanto da aver emesso alcuni pareri negativi, nel novembre 2016 e, da ultimo, nel gennaio 2018, tutti impugnati da Adisu.

Non ci si può appellare – sostiene Mercalli – al parere originario del 2008 in quanto trattasi di atto scaduto trascorsi 5 anni senza che si sia proceduto all’avvio dell’opere e tenuto conto di un quadro normativo ormai superato.

Secondo la relatrice è fondamentale che le Istituzioni competenti siano in grado di governare le trasformazioni purché nel rispetto delle tradizioni storiche e paesaggistiche così come dovrebbe avvenire a San Bevignate.

In conclusione la Soprintendente ha espresso soddisfazione per la decisione del Comune di Perugia di costituirsi parte civile nel giudizio pendente al Tar, in quanto tale decisione rappresenta, nella doverosa autonomia reciproca di funzioni, un grande sostegno.

Il valore straordinario di San Bevignate per la comunità perugina è stato confermato dalle parole dell’assessore Teresa Severini che ha parlato di ricchezza iconografica del sito e del paesaggio unica, perché è rimasta la stessa nel tempo.

Proprio perché consapevole del valore e della centralità di San Bevignate per Perugia, dal suo insediamento l’Assessorato ha deciso in questi anni di legislatura di procedere con iniziative volte alla sua valorizzazione in controtendenza col passato: ciò perché quello è il complesso templare più importante d’Europa. L’Amministrazione si è mossa, in sostanza, in più direzioni con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione su San Bevignate: non a caso oggi Perugia è inserita a pieno titolo nella “strada europea dei templari”, fondata da Francia e Portogallo e poi arricchita con le presenze di Italia (Perugia) e Spagna. Una rete di luoghi che significherà accesso a progetti europei e tanto altro ancora. La centralità di questa iniziativa risiede, poi, nel fatto che Perugia è e sarà capofila in Italia di tutti i luoghi che in qualche modo verranno ritenuti riferibili all’ordine dei templari.

“Per mantenere intatto questo ruolo tanto importante – ha sostenuto l’assessore – è fondamentale procedere ad una costante valorizzazione del sito affinché adeguate iniziative di valorizzazione possano mettere in luce l’incredibile ricchezza che abbiamo a disposizione. Per questo a San Bevignate, per troppi anni dimenticato, abbiamo voluto mostre, conferenze scientifiche, eventi di carattere internazionale che hanno consentito di accendere l’attenzione sull’impareggiabile complesso. Ed oggi, al termine di questo dibattito, ci sentiamo di dire che senza se e senza ma a San Bevignate lo studentato non si deve realizzare”.

A tirare le somme del dibattito è stato il vice sindaco Urbano Barelli che, in apertura, ha confermato la decisione del Comune di costituirsi parte civile nel giudizio davanti al tar.

Barelli ha riferito, peraltro, che in questi mesi l’Amministrazione comunale ha effettuato una serie di verifiche circa la possibilità di interrompere l’iter avviatosi (vedasi adozione di una variante al prg). Questa opportunità è stata, però, scartata per una serie di risvolti critici. Va evidenziato, infatti, che l’iter amministrativo in corso per lo studentato riguarda un’opera pubblica e segue, pertanto, un iter diverso rispetto a quello concernente le normali opere private. Chi ha dato avvio al percorso, evidentemente, è un ente pubblico (Adisu) e su un  terreno di proprietà di un altro ente pubblico (la Regione). In conclusione appare chiaro che l’iter è in mano ad Adisu e Regione dell’Umbria, senza alcun coinvolgimento diretto del Comune di Perugia i cui poteri in materia sono quindi limitati.

Il vice sindaco ha confermato il fatto che Adisu ha già dimostrato coi fatti di voler andare avanti con la progettualità in oggetto, probabilmente oggi per non essere soggetta a responsabilità giuridiche potenzialmente impattanti dal punto di vista economico. Tali responsabilità, tuttavia, sono già emerse all’attenzione essendo correlate al mancato avvio dei lavori nei termini di legge con conseguente decadenza dell’originaria autorizzazione della soprintendenza. Ci sono poi aspetti economici correlati al cantiere aperto ecc.

“La situazione è quindi chiara: il Comune non ha il potere di fermare l’iter di competenza di altri. Emergono, pertanto, problemi di carattere giuridico e, soprattutto, politico che non fanno in alcun modo capo al Comune che, purtroppo, è costretto esclusivamente a prendere atto delle volontà di Regione ed Adisu”.

Pensare oggi di bloccare il tutto con una variante al prg – ha ribadito Barelli – sarebbe problematico perché da un lato non risolverebbe il problema e dall’altro potrebbe scaricare tutte le responsabilità giuridiche in capo al Comune di Perugia. “Chiederemo quindi alla Regione, che, purtroppo, è stata assente alla riunione del tavolo di confronto che avevamo richiesto di convocare con i soggetti interessati, di fare chiarezza sulla vicenda. Come Comune, per quanto ci compete, abbiamo deciso di stare a fianco della soprintendenza per dire no alla realizzazione dello studentato a San Bevignate perché nessuno a Perugia vuole questa opera”.

A margine dell’incontro ha preso la parola anche la capogruppo del M5S Cristina Rosetti che ha invitato il Consiglio comunale di Perugia a prendersi le proprie responsabilità su questa vicenda, adottando un provvedimento (la variante) che consenta di ripristinare la situazione ante 2007, riqualificando l’area interessata come area di pregio agricolo.

Il M5S, ha ricordato Rosetti, ha proposto un odg finalizzato a sancire la completa inedificabilità dell’area ed auspica che questo atto possa al più presto approdare in Consiglio comunale affinché si possa avviare l’iter per la variante urbanistica.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*