Vaccini in farmacia senza dottore, l’Ordine dei Medici non è d’accordo

 
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Vaccini in farmacia senza dottore, l’Ordine dei Medici non è d’accordo

Non sono d’accordo dei vaccini fatti in farmacia senza la presenza di un medico. E’ quanto chiede l’Ordine dei Medici della Provincia di Perugia in una lettera inviata  alla presidente della Giunta regionale, Donatella Tesei, all’assessore alla Sanità Luca Coletto e ai vertici sanitari della Regione.

«I vaccini non possono essere fatti in farmacia senza la presenza di un medico. E per questo chiediamo che, in attesa di una auspicabile modifica della norma nazionale, gli organismi sanitari anche regionali posti a tutela della salute collettiva intervengano, ripristinando il sistema vaccinale preesistente o adeguando l’attuale, garantendo la presenza del medico al fine di assicurare agli assistiti il pieno dispiegamento del diritto alla salute». E’ scritto nella lettera ricordando che è vero che il cosiddetto ‘decreto sostegni’ in via sperimentale, per tutto il 2021, consente la somministrazione in farmacia dei vaccini contro il Covid anche in assenza di personale medico di riferimento.

L’Ordine dei Medici ribadisce nella lettera che «Il primo e più importante vulnus riguarda la salute dei cittadini in senso stretto: l’assenza del medico, infatti, priva gli assistiti della garanzia dell’unico professionista sanitario in grado di interpretare correttamente il complesso rapporto tra vaccinazione e stato di salute dell’interessato. Il secondo problema – continua la lettera – riguarda la tutela della professione medica e delle sue esclusività».

«Tra l’altro – è scritto – l’apparato medico e infermieristico predisposto per la campagna vaccinale non è in sofferenza e non richiede l’inserimento aggiuntivo di professionisti vaccinatori non medici. Infine non può non stigmatizzarsi il rischio a cui si assoggetta tale personale non medico, sia in termini civilistici, sia molto più gravemente in termini penalistici, verso persone che altruisticamente si sono messe a disposizione della comunità, ritenendo il loro intervento indispensabile, ma che invece, nella migliore delle ipotesi, va ritenuto ancillare se non addirittura ultroneo rispetto alle reali necessità della campagna vaccinale. Va da sé che – conclude l’Ordine -, in caso di eventi avversi, ci riserviamo di valutare ogni azione, sia diretta che ad adiuvandum, in qualsiasi sede ritenuta idonea a difesa e a ristoro di qualsiasi diritto nella vicenda si sarà ritenuto leso».

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