Terapie intensive sature in Italia superata soglia critica le regioni in difficoltà
L” occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid in Italia torna a superare la soglia critica del 30%, salendo in 10 giorni del 6% e portando l” orologio indietro di due mesi, al livello di metà gennaio. Questo il quadro, pur caratterizzato da grandi differenze territoriali, che emerge dal monitoraggio dell” Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), in base al quale sono 11 finora le regioni in allerta, con picchi, dal 67% del Molise al 57% dell” Umbria, fino al 10-12 per cento di Valle d” Aosta e Sardegna.
A livello nazionale, in base ai dati del 9 marzo, le terapie intensive occupate da persone positive al Sars-Cov-2 arrivano ora a quota 31%, superando il livello oltre il quale risulta difficile poter curare adeguatamente altri pazienti non Covid. Rispetto ai dati del primo marzo si è passati dal 25% al 31% e a superare la soglia critica del 30% sono: Abruzzo (41%), Emilia Romagna (40%), Friuli Venezia Giulia (34%), Lombardia (43%), Marche (44%), Molise (67%), PA di Bolzano (39%), PA di Trento (54%), Piemonte (36%), Toscana (36%), Umbria (57%).
A crescere, secondo il monitoraggio Agenas è anche il numero dei posti letto per malati Covid nei reparti ospedalieri: il valore nazionale tocca quota 35%, ovvero +5% rispetto al primo marzo, ma comunque ancora sotto la soglia critica, definita in questo caso pari al 40%. A superarla sono 7 regioni: Abruzzo (45%), Emilia Romagna (47%), Lombardia (46%), Marche (54%), Molise (45%), Piemonte (42%) e Umbria (51%).
L” indice di occupazione in rianimazione e in reparto, afferma Alessandro Vergallo, il presidente del sindacato degli anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi-Emac), “è molto elastico e varia velocemente seguendo gli effetti positivi o negativi delle zone colorate più scure o chiare”. Inoltre “assistiamo a un” estrema diversità regionale ad esempio il Molise, che era stato risparmiato nei mesi scorsi, sconta ora un sistema sanitario più debole anche sotto il profilo dei posti letto disponibili”.
[su_panel background=”#fdcca8″ border=”2px solid #e5142a” padding=”10″ shadow=”5px 5px 6px #eeeeee” radius=”11″]Se in alcune regioni non si rilevano sofferenze sul fronte della pressione dei pazienti Covid nelle strutture sanitarie, è “critica” invece la situazione nelle terapie intensive della Lombardia, dove “il numero continua a crescere”, secondo Antonio Pesenti, il responsabile Terapie intensive della Regione Lombardia. “L” onda – spiega – è cominciata da dieci giorni, forse quindici. Il problema è che sta salendo ad una velocità importante e non sappiamo quando si fermerà”. Tuttavia, ricorda, “prima del Covid, a Gennaio 2020, i letti di terapia intensiva disponibili totali erano 720.[/su_panel]Sono stati aumentati di molto, a marzo siamo arrivati a 1.500 malati Covid ricoverati per un totale di circa 1.800 letti”. E dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, arriva l” allarme per la saturazione dei posti letto a Bari e Taranto: “Con l” aumento dei contagi le altre province non potranno dare aiuto” , dice il governatore. Situazione pesante anche in Emilia Romagna.
“Questa in termini di impatto è la prima ondata per noi”, commenta Paolo Bordon, dg dell” Azienda Usl di Bologna. “Ora tra tutti gli ospedali della rete abbiamo 1160 persone ricoverate. Di queste 199 in terapia intensiva e subintensiva“, il doppio di novembre. “Abbiamo trasformato tutto il trasformabile ma il timore è che non ci basti ancora” e “fuori dagli ospedali non c” è più la percezione di quel che sta accadendo dentro”.
Colpisce poi, aggiunge, “il cambio del paziente tipo: medici di 45-50 anni ora ritrovano in corsia, intubati, ex compagni di scuola. Non vedono più gli anziani, ora curano i coetanei”. Lo conferma Vergallo: “Vediamo un abbassamento di almeno 10 anni dei ricoverati in rianimazione, da 64-74 anni della prima ondata a 54-64. Da un lato per maggior protezione della popolazione più anziana.
Dall” altro per la maggior movimentazione di persone più giovani che hanno una loro attività lavorativa e che spesso comportamenti sociali più a rischio”. Tuttavia ora, conclude, “noi rianimatori, che abbiamo avuto molti contagi e decessi nella prima ondata, siamo un po” più tranquilli grazie al fatto che siamo tutti stati vaccinati”. /(di Livia Parisi Agenzia nazionale di stampa associata)

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