Maffeis chiude il Giubileo e richiama alla forza dell’amore

Maffeis chiude il Giubileo e richiama alla forza dell’amore
foto tommyB

Famiglia e speranza al centro della celebrazione conclusiva

 L’arcivescovo Ivan Maffeis ha posto fine all’Anno Giubilare dedicato alla speranza con una solenne celebrazione eucaristica nella parrocchia di San Sisto, eletta chiesa giubilare per il suo radicamento nel cuore dei quartieri popolari, lontano dal maestoso isolamento della cattedrale. La chiesa, affollata di fedeli, famiglie e giovani, ha vibrato di un’intensa atmosfera comunitaria, mentre fuori il freddo invernale contrastava con il calore delle preghiere condivise.

Maffeis ha aperto l’omelia evocando il cammino percorso: pellegrinaggi a Roma organizzati in fasi distinte, prima per gli adolescenti, poi per i giovani e infine per le famiglie, culminati nelle visite alle porte sante delle chiese diocesane. “Si serrano i battenti delle Porte Sante, termina un Anno Santo”, ha dichiarato, legando la chiusura al significato profondo della Festa della Santa Famiglia di Nazareth, celebrata proprio quel giorno dalla liturgia.

In un mondo segnato da paure e incertezze, dove scarseggiano punti di riferimento solidi, il vescovo ha indicato la famiglia come baluardo inattaccabile. “C’è un luogo dove la porta non si chiude mai: le nostre famiglie”, ha affermato con convinzione, ritraendole non come immagini ideali, ma come realtà concrete, spesso ferite o provate, eppure ricche di affetto reciproco e di educazione al perdono. Ha citato Papa Leone XIII, che nell’omelia dell’Immacolata auspicava l’apertura di “oasi di pace” nelle case, dove rifiorire la dignità, imparare la non violenza e coltivare la riconciliazione.

Le letture bibliche proposte hanno offerto chiavi per navigare le tempeste familiari. La prima invocava la saggezza che sboccia nei gesti quotidiani domestici, trasformando la casa in un laboratorio di prossimità e cura. La seconda esortava a vestirsi di tenerezza, pazienza e servizio, rinnovando i legami con il perdono attivo. Il Vangelo, narrando la fuga in Egitto della famiglia di Gesù, ha capovolto prospettive: la terra promessa si muta in esilio sotto Erode, l’Egitto da prigione in rifugio. Maffeis ha paragonato questa vulnerabilità a quella di tante famiglie contemporanee, in fuga attraverso deserti e mari per garantire un domani ai figli, chiamando le comunità cristiane a essere “porte aperte” di accoglienza.

La gratitudine ha permeato il momento: verso i genitori e nonni che trasmettono vita, preghiera e fiducia nel Vangelo; verso i figli, spesso sprone per gli adulti; verso le amicizie che ossigenano la fiducia familiare. Ringraziamenti specifici ai responsabili della Pastorale familiare – Roberta e Luca Convito, don Lorenzo Marazzani Visconti – e alla Casa della Tenerezza per i loro incontri formativi. Non sono mancati apprezzamenti per amministratori e politici che valorizzano la famiglia con servizi adeguati, conciliazione lavoro-casa e politiche fiscali eque.

L’ingresso della celebrazione ha visto figuranti della Natività accompagnati da zampognari, con i leader della Pastorale che invitavano a intrecciare indissolubilmente “famiglia” e “speranza”. I ragazzi del campo invernale parrocchiale hanno rimandato la partenza per unirsi all’evento, underscoring come la Santa Famiglia, pur attraversata da prove, annunci ancora la presenza divina nel focolare domestico, dove l’amore vince le fragilità.

Intanto, il Giubileo si era già concluso la sera precedente a Città di Castello, mentre oggi pomeriggio si svolgeranno le cerimonie finali a Spoleto alle 16, Gubbio alle 17 e Terni alle 17:30. Gesù, “Porta sempre aperta” secondo Papa Leone, resta la speranza perenne, sanando ferite e donando pace nel Natale che non è fugace ma eterno.

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