Rifiuti, tutti i nodi vengono al pettine! Lega Umbria, giunta Marini ha fallito

 
Chiama o scrivi in redazione


Rifiuti, tutti i nodi vengono al pettine! Lega Umbria, giunta Marini ha fallito Tutti i nodi vengono al pettine! Le prove del fallimento del Pd nella gestione dei rifiuti in Umbria. «Viene certificato oggi quello che la lega sta dicendo da tre anni in materia di rifiuti per l’Umbria». E’ quanto ha dichiarato il senatore della Lega Umbria, Luca Briziarelli a margine della conferenza stampa di oggi sui rifiuti.

«La giunta Marini – ha spiegato il senatore – ha fallito ,a certificarlo la giunta stessa che con l’atto 1409 del 4 dicembre dice due cose: “Non abbiamo raggiunto gli obiettivi e di fatto non sappiamo cosa fare, scarichiamo responsabilità sui comuni”».

«Oltre la regione – continua – lo dice Ispra. Oggi a Roma viene presentato il rapporto ufficiale 2018 sul ciclo dei rifiuti. I dati che riguardano l’Umbria, già anticipati durante la fiera di Ecomondo, sono ovviamente quelli di una bocciatura senza appello per la gestione complessiva altamente».

Alcuni sindaci si costituiranno parte civile: «Ci sono vari filoni di indagine relativamente allo scandalo rifiuti in Umbria che era emerso è che aveva portato sia alla costituzione di una commissione di inchiesta a livello regionale, sia alla visita della commissione bicamerale d’inchiesta sugli ecoreati parlamentare. Nell’ambito dell’inchiesta – ha psiegato Briziarelli – ono state stabilite due cose: “La prima azienda gestrice Gest nel caso dell’ATI2 ha fatturato servizi che non sono stati resi nei confronti dei comuni, c’è un procedimento in corso. Secondo aspetto, tutta la vicenda ha portato al blocco della principale impiantistica della Regione e alla necessità di trasferire fuori regione i rifiuti raccolti dagli umbri. Questo prodotto un extra costo cioè il servizio costa di più di quanto era stato previsto, di quanto era stato chiesto ai cittadini.

La diatriba è – ribadisce il senatore – devono pagare i comuni e quindi i cittadini o deve pagare l’azienda che non ha fornito il servizio è quindi non pagare i cittadini. La sentenza del Tar ha stabilito che Gesenu ha ragione perché è stato il blocco imposto dalle ordinanze e il ritardo dell’applicazione attuazione del piano di gestione dei rifiuti a determinare il sovrapposto, a sua volta legata al trasporto fuori regione. Dando ragione a Gesenu e torto ai comuni costringerà i cittadini a metter di nuovo mano alle tasche pur avendo fatto la raccolta differenziata tutto quello che comuni gli hanno chiesto».

Cosa fare? «Aspettare la sentenza per stabilire chi ha ragione, ma nel frattempo noi abbiamo chiesto già con una mozione che da un anno e mezzo aspetta di essere discussa in consiglio regionale che è stata presentata dei nostri consiglieri Mancini e Fiorini. Avviare la predisposizione del nuovo piano di gestione integrata dei rifiuti, il vecchio piano del 2009 è scaduto nel 2014, la Marini con delle delibere di Giunta cercate di rattoppare la situazione ma serve un piano nuovo che prenda atto del fallimento e tracci una nuova rotta. La nuova – secondo la Lega – deve essere il potenziamento degli impianti di trattamento, perché una raccolta differenziata di qualità che punti veramente al riciclo permetterebbe di risolvere due problemi critici della nostra regione.

«Una raccolta differenziata – ha concluso Briziarelli – significa nessun obbligo di termovalorizzatore, nessuna necessità di ampliare a dismisura ulteriormente le discariche umbre». Il gruppo della Lega, all’interno della commissione bicamerale inchiesta sugli ecoreati, ha ufficialmente chiesto di riprendere l’indagine che era stata avviata grazie al senatore Arrigoni e al senatore Candiani in una precedente legislatura, relativa al sistema di gestione dei rifiuti in Umbria Nelle prossime settimane le proposte che sono pervenute da vari gruppi saranno esaminate. Io sono convinto che la richiesta del gruppo della Lega per riaprire le indagini in Umbria troverà accoglimento per l’importanza della materia. Nel frattempo ovviamente si lavora per dare il via libera all’Economy circolare realmente in Italia sbloccando impianti, realizzando strutture che potranno permettere di recuperare materia e non avviandola in discarica e nella termovalorizzazione».

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*