Nuove proposte per innovazione e territori in Italia UE
La ricerca europea torna al centro del dibattito politico comunitario con una proposta di revisione profonda delle strategie future. A rilanciare il tema è l’europarlamentare Marco Squarta, che ha presentato una serie di emendamenti in vista del nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione previsto per il periodo 2028-2034.
L’intervento punta a ridefinire le priorità del sistema, mettendo al centro libertà scientifica, merito e valorizzazione dei territori, con l’obiettivo dichiarato di superare rigidità amministrative e impostazioni considerate eccessivamente ideologiche.
Libertà scientifica e qualità al centro
Nel cuore della proposta emerge la necessità di rafforzare i principi fondanti della ricerca. Secondo Squarta, eccellenza e autonomia accademica devono rappresentare i pilastri di ogni investimento europeo.
“L’Europa deve tornare a investire nella ricerca mettendo al centro la libertà scientifica, il merito e i territori, superando rigidità burocratiche e derive ideologiche che rischiano di indebolire il sistema”.
Una posizione netta, che mira a riportare l’attenzione sulla qualità dei progetti e sulla capacità delle istituzioni di operare senza vincoli eccessivi. Il rischio, evidenziato, è quello di un sistema che produce più procedure che innovazione concreta.
Equilibrio tra Europa e territori
Uno degli aspetti centrali degli emendamenti riguarda il rapporto tra livello europeo e realtà locali. L’obiettivo è ristabilire un equilibrio più efficace tra coordinamento comunitario e autonomia nazionale e territoriale.
“L’Europa deve sostenere e coordinare, non sostituirsi”.
In questo quadro, viene rafforzato il principio di sussidiarietà, con una maggiore attenzione al ruolo di università, enti locali e centri di ricerca distribuiti sul territorio. Una visione che punta a evitare centralizzazioni eccessive e a valorizzare le specificità regionali.
Accesso ai fondi e semplificazione
Un altro nodo cruciale riguarda l’accessibilità ai finanziamenti. Attualmente, secondo quanto evidenziato, molti soggetti restano esclusi a causa della complessità delle procedure.
Piccoli enti, università e realtà locali faticano a competere in un sistema percepito come troppo burocratico. Da qui la richiesta di regole più semplici, strumenti più chiari e un accesso più equo alle risorse.
La semplificazione diventa quindi un elemento chiave per rendere il sistema più inclusivo e funzionale.
Identità europea e comunità locali
Gli emendamenti introducono anche un elemento meno tecnico ma altrettanto rilevante: il legame tra ricerca e identità. L’innovazione, secondo questa impostazione, non è solo sviluppo tecnologico ma anche coesione sociale e valorizzazione culturale.
Spazio quindi al patrimonio culturale e al contributo delle comunità locali, considerati parte integrante del processo innovativo europeo. Una visione che amplia il concetto di ricerca, includendo dimensioni sociali e territoriali.
Meritocrazia nei finanziamenti
Altro punto fermo riguarda i criteri di assegnazione delle risorse. La proposta insiste su parametri oggettivi e verificabili, basati esclusivamente sul merito e sulla qualità scientifica.
“Non possono essere condizionati da impostazioni ideologiche che nulla hanno a che fare con la qualità della ricerca”.
Una linea che punta a garantire trasparenza e competitività, evitando distorsioni nella distribuzione dei fondi.
Giovani e formazione strategica
Particolare attenzione viene riservata alle nuove generazioni. Gli emendamenti rafforzano il riferimento a studenti e percorsi formativi, considerati essenziali per il futuro del sistema europeo.
Investire nella ricerca significa, in questa prospettiva, investire nelle competenze e nella crescita di una nuova classe di ricercatori.
Verso un nuovo modello europeo
La proposta si inserisce in un momento di ridefinizione delle politiche europee, con l’obiettivo di costruire un programma più vicino alle esigenze reali.
“Vogliamo e dobbiamo costruire un programma europeo più concreto, più giusto e più vicino ai territori, capace di sostenere davvero chi fa ricerca e innovazione ogni giorno”.
Un indirizzo che punta a rendere la ricerca europea più competitiva, accessibile e radicata nei territori, con ricadute dirette anche sul sistema italiano.

Condivido quanto dichiarato dall’On. Squarta in particolare per quanto concerne la difficoltà di accedere ai finanziamenti a causa anche di procedure troppo complesse. Il sistema attuale è infatti eccessivamente burocratico e quindi andrebbe semplificato con regole più semplici.