Omofobia, De Vincenzi, per Omphalos surrreali mie affermazioni

Omofobia, De Vincenzi, per Omphalos surrreali mie affermazioni

Omofobia, De Vincenzo, per Omphalos surrreali mie affermazioni. “Il clamore suscitato sui social network da un mio comunicato stampa ( https://goo.gl/KLZ8hP ) sulla firma del protocollo che sancisce la costituzione dell’osservatorio contro le discriminazioni sessuali e l’identità di genere, mi impone di intervenire nuovamente sull’argomento a garanzia di una corretta interpretazione di quanto ho cercato di esprimere e soprattutto per sgomberare il campo da capziose strumentalizzazioni, sia di una parte che dell’altra”.

Così il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (Misto-Umbria next) che tiene a precisare come “l’intervento non è stato mosso da calcoli politico elettorali, visto che anche di questo sono stato accusato, posto che da quando sono stato eletto non ho mantenuto legami istituzionali di un qualche significato con nessun ente o associazione. È vero, invece – spiega -, che contesto l’uso autoreferenziale delle istituzioni e soprattutto la loro strumentalizzazione per fini personali o di gruppi di qualsiasi parte”.

“In realtà – aggiunge -, la vicenda del protocollo offre lo spunto per una riflessione più ampia e generale sul come, nella nostra regione, venga interpretata e garantita la democrazia, il rispetto delle regole e la tutela dei diritti, o come di essi se ne possa fare carta straccia.

La questione che rappresentai prima in Commissione, poi in Aula in occasione dell’approvazione forzata della legge contro le discriminazioni sessuali e l’identità di genere, e riproposta oggi in occasione della sua applicazione, è squisitamente di natura politico-istituzionale e democratica, da un lato, e dall’altro relativa all’affidabilità del patto fra cittadini e rappresentanti istituzionali”.

“Quando Omphalos giudica ‘surreali’ (https://goo.gl/Axr2oT ) le affermazioni del sottoscritto riguardo alla necessità di garantire il dovuto pluralismo all’interno dell’osservatorio e in sede di protocollo sulle discriminazioni sessuali e l’identità di genere, coinvolgendo anche associazioni di famiglie e di genitori per equilibrarne gli orientamenti, giudica altrettanto surreali le affermazioni della stessa Marini, e quindi della stessa istituzione che ella rappresenta, che tale necessità aveva effettivamente dimostrato e dichiarato di comprendere e di voler garantire in risposta alla mia interrogazione (question time) dello scorso 23 gennaio”.

De Vincenzi tiene a ricordare che “la Presidente della Giunta regionale ebbe a dichiarare testualmente: ‘Tutto quello che il codice civile prevede sulle famiglie, potrà trovare rappresentanza consentendo la possibilità di partecipazione alla procedura che immaginiamo sarà fatta con un avviso pubblico come di norma facciamo nella costituzione degli osservatori e saranno selezionate garantendo, ovviamente, il pluralismo. Anzi, credo proprio che questo sia il tema fondamentale per la riuscita della legge’. Non sono necessari ulteriori commenti, credo. La presidente Marini aveva così liquidato la questione, garantendo piena applicazione dei principi democratici ed istituzionali”.

Nel domandarsi cosa sia cambiato da gennaio ad oggi, De Vincenzi si chiede anche se “Catiuscia Marini è Presidente di tutti gli umbri, sia che l’abbiano votata che no, o solo di una parte come vorrebbero le lobby LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) della nostra regione. Lobby che comunque, non dimentichiamolo – continua -, hanno già ottenuto una legge con un finanziamento di 50mila euro mentre tante altre realtà umbre, che versano in condizioni ben più disagiate o drammatiche, sono state pressoché ignorate. Io non credo che la presidente Marini sia pronta a difendere l’indifendibile, ma presto ce lo farà sapere. E ci dirà pure, con la decisione che prenderà, che stima ha delle istituzioni e della democrazia, come pure di tutte le istanze della società civile regionale di cui dovrebbe farsi interprete in quanto Presidente”.

“Durante la gestazione della legge contro le discriminazioni sessuali e l’identità di genere – ricorda De Vincenzi – e nella stessa Aula dell’Assemblea legislativa, mi sono battuto non solo per l’atteggiamento ideologico che permeava tutto l’articolato, quanto piuttosto per il comportamento ostruzionistico e impermeabile a ogni forma di dialogo portato avanti dalla maggioranza in tutta la fase legislativa. Una legge che ho definito ‘divisiva’, perché separava in modo manicheo i ‘buoni’’ dai ‘cattivi’, i ‘bravi’ dai ‘mostri’, i ‘giusti’ dagli ‘omofobi’, spaccando ancora di più il tessuto sociale, creando un effetto paradosso rispetto proprio agli obiettivi della legge. Per le associazioni LGBTI il voler garantire piena legittimità dei regolamenti istituzionali, significa essere discriminatori, ‘medievali’ e quant’altri improperi si possano affibbiare”.

“Da parte mia, come consigliere regionale di tutti gli umbri, e non solo di una parte come qualcuno asserisce – assicura De Vincenzi -, sono convinto che il rispetto delle regole democratiche sia il nucleo del patto sociale sul quale si fonda la vita ordinata e coordinata di ogni comunità. Rotto il patto – avverte -, si rompe la convivenza e si perde la speranza e la consapevolezza di appartenere alla comunità, da cui appunto discende l’intimo motivo del rispetto delle persone e delle leggi, del senso del pagare le tasse e della credibilità delle istituzioni stesse. Sono le regole, basate sul costante equilibrio fra limiti e libertà – conclude -, a garantire in modo naturale la cura della dignità umana e delle relazioni. E se viene a cadere questo equilibrio fra cittadini e istituzioni, ogni rigurgito di antipolitica trova piena cittadinanza e legittimità. È questo ciò che si vuole”?

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*