Nuovo piano sanitario, no all’accorpamento ospedali Perugia-Terni

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Nuovo piano sanitario, no all’accorpamento ospedali Perugia-Terni

Raccogliamo senza indugi il grido di dolore che, dai sindacati all’Ordine dei Medici agli operatori, sale dall’Umbria in merito alla nuova programmazione sanitaria targata Catiuscia Marini.

Adesso è infatti chiaro il motivo della perdurante mancata trasmissione ai consiglieri regionali del nuovo Piano sanitario 2019-2021: la bozza che sta ufficiosamente girando tra giornalisti e addetti ai lavori, rischia di essere non solo un boomerang per la Giunta regionale, ma, soprattutto, rappresenta già oggi un autentico attacco ai diritti sanitari di un bel pezzo dell’Umbria, e non soltanto contro la solita, negletta Terni.

Basti pensare anche alle molteplicità criticità denunciate nel recente intervento sulla stampa a opera dei medici Claudio Fiorelli e Gino Di Manici, con una vera e propria analisi scientifica del Piano sanitario e delle sue nefaste conseguenze su pazienti e operatori.

Di certo si andrà verso la cannibalizzazione di una delle poche organizzazioni virtuose dell’Umbria intera, cioè l’Ospedale Santa Maria di Terni. Anziché valorizzarlo con nuovo personale -non bastano i previsti incrementi- e con un consolidamento dell’alta specializzazione, anziché dargli un’immagine più qualificante, pensando finalmente alla progettazione di una nuova struttura di rango, la Regione ha viceversa l’ardire di mettere nero su bianco l’idea di depredarlo di professionalità, competenze, esperienze.

Come noto, è l’Ospedale di Perugia a presentare sacche di inefficienza, con problematiche serie e di lunga data, con una forte migrazione dell’utenza (e talora di specialisti) verso la Toscana, mentre resta critico pure l’irrisolto rapporto con l’Università: ebbene, si può pensare di affrontare questioni manageriali, di pianificazione, di gestione su Perugia, vampirizzando semplicemente Terni? Certo che no.
Eppure, come si può leggere nella bozza (p. 77), l’obiettivo primario sarebbe un’unica Azienda ospedaliera, poiché “Riguardo alle Aziende Ospedaliere di Perugia e di Terni, la presenza di un’unica Università nella Regione renderebbe agevole l’integrazione in un’unica Azienda Ospedaliera, in due sedi, con unico Organo di Indirizzo”.
L’alibi è dunque l’Università, legame del tutto cervellotico, perché nessuno unificherebbe per un motivo simile, ma soltanto se fosse provato un automatismo nel miglioramento delle performance, come direbbero gli esperti. L’Università, nella Sanità, è a servizio di operatori e pazienti, non il contrario!

Intanto, col pretesto di semplificare la governance, l’obiettivo immediato è l’ “accorpamento” (p. 138) che, per Terni, storicamente è spesso significato svilimento e spoliazione: “Le discipline di alta specialità (cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia toracica, oncoematologia con trapianti ecc.) devono essere progressivamente accorpate in Strutture complesse a valenza interaziendale”.

In attesa di ricevere un documento ufficiale, questi e molti altri motivi impongono una seria riflessione alla politica: pertanto tale bozza -pur essendo ancora nascosta!- andrà prontamente respinta al mittente e riscritta

Andrea Liberati -M5S Regione Umbria

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