Manovra fiscale umbra: l’aula respinge il ritiro delle tasse

Manovra fiscale umbra: l'aula respinge il ritiro delle tasse

Manovra fiscale bocciata a Perugia tra le proteste del centro

PERUGIA, 22 gennaio 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha confermato la propria linea economica, respingendo con forza il tentativo della minoranza di smantellare l’attuale impianto tributario. Con un esito numerico netto, tredici voti contrari contro otto favorevoli, la mozione che chiedeva il passo indietro immediato sugli aumenti dell’addizionale regionale Irpef e Irap è stata rispedita al mittente. L’atto, che portava le firme pesanti dei vertici di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e civiche di centrodestra, puntava a cancellare gli effetti della legge regionale “2/2025”, considerata dall’opposizione un fardello insostenibile per il tessuto produttivo e sociale del cuore verde d’Italia.

Lo scontro sulle aliquote e il peso sul ceto medio

L’intervento in aula di Eleonora Pace ha tracciato un quadro della situazione economica locale. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, l’attuale gestione avrebbe costruito una narrazione basata su un deficit presunto di oltre 240 milioni di euro, cifra che nel tempo sarebbe stata smentita dai fatti e dai rilievi della stessa Corte dei Conti. Al centro della contestazione c’è una manovra da 184 milioni di euro che, stando ai dati dell’opposizione, peserebbe per 156 milioni direttamente sulle spalle delle famiglie e per 28 milioni su quelle delle imprese.  Pace ha evidenziato come l’Umbria, nel corso del 2025, abbia scalato le classifiche della pressione fiscale, diventando la regione più onerosa per il ceto medio tra i territori a statuto ordinario. Esempi concreti alla mano, è stato sottolineato come un pensionato con un reddito di 35mila euro o un professionista che ne guadagna 75mila si trovino a pagare tributi regionali sensibilmente più alti rispetto ai loro omologhi che risiedono in regioni come il Veneto, la Basilicata o le confinanti Marche. Secondo il centrodestra, questo “salasso” non farebbe altro che annullare i benefici dei tagli fiscali decisi dal governo nazionale, trasformando l’Umbria in un’isola di alta tassazione che scoraggia investimenti e nuovi residenti.

La difesa della Giunta e il nodo della sanità

La replica del governo regionale non si è fatta attendere, affidata alle parole dell’assessore Tommaso Bori. La linea della maggioranza è chiara: l’aumento delle tasse non è stata una scelta ideologica, ma un atto di responsabilità inevitabile per salvare i conti pubblici ereditati dalla passata amministrazione. Bori ha rinfacciato alla minoranza una gestione del bilancio priva di flessibilità, sostenendo che senza questo intervento l’Umbria avrebbe perso circa 500 milioni di euro di fondi europei per mancanza di cofinanziamento. L’assessore ha poi rivendicato l’uso etico del prelievo fiscale, spiegando che le risorse recuperate stanno alimentando servizi essenziali: trasporti, manutenzione delle strade regionali, contrasto al dissesto idrogeologico e, soprattutto, il potenziamento della sanità pubblica. Bori ha insistito sul concetto di equità, sottolineando che la maggior parte dei cittadini umbri con redditi bassi e medio-bassi è protetta da esenzioni e detrazioni, e che il peso maggiore ricade solo su una ristretta fascia di popolazione più abbiente.

Investimenti sociali contro accuse di immobilismo

Il dibattito si è poi allargato all’efficacia delle misure adottate. Mentre la minoranza, con esponenti come Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei, ha tacciato la Giunta di utilizzare risorse senza una strategia chiara e di “tagliare nastri” di opere programmate in precedenza, i banchi del Partito Democratico hanno fatto scudo. Cristian Betti ha definito prematuri i giudizi fallimentari dell’opposizione, invitando ad attendere i risultati concreti dei prossimi mesi, in particolare sul fronte delle politiche sociali e del raddoppio dei fondi per la non autosufficienza. Letizia Michelini ha spostato l’attenzione sul contesto nazionale, ricordando come i cittadini siano già vessati dall’aumento dei costi dei carburanti e dei pedaggi decisi a Roma. In questo scenario, la manovra regionale umbra avrebbe lo scopo di garantire servizi pubblici di qualità che altrimenti verrebbero tagliati. Tuttavia, le rassicurazioni non hanno convinto Nilo Arcudi ed Enrico Melasecche, i quali hanno ribadito che lo spauracchio del commissariamento della sanità è stato solo un artificio retorico per giustificare un aumento della pressione fiscale che rischia di trascinare la regione verso la recessione.

Prospettive future e l’ombra del bilancio 2028

Uno dei punti più critici emersi durante la discussione riguarda la proiezione a lungo termine della fiscalità regionale, come riporta il comunicato della Assemblea Legislativa della Regione Umbria. Secondo l’opposizione, i documenti contabili appena approvati non prevedono alcuna riduzione delle aliquote nemmeno per il triennio 2026-2028. Al contrario, si prevede che il gettito aggiuntivo possa sfiorare i 250 milioni di euro totali. La denuncia è che la Regione abbia deciso di mantenere la tassazione ai livelli massimi consentiti, sfruttando la possibilità di conservare i vecchi scaglioni Irpef nonostante le promesse di una revisione al ribasso.

L’aula di Perugia chiude dunque questa sessione confermando una frattura insanabile tra due visioni dell’Umbria: da una parte chi vede nel prelievo fiscale l’unico modo per garantire il welfare e la tenuta dei conti, dall’altra chi teme che questo modello stia soffocando la crescita economica e la capacità di spesa delle famiglie umbre. La battaglia, pur essendosi conclusa con la bocciatura della mozione, promette di spostarsi ora nelle piazze, dove la raccolta firme promossa dalle minoranze continua a raccogliere il malcontento di una fetta della cittadinanza.

1 Commento

  1. L’assessore Bori avrebbe spiegato che le risorse recuperate stanno alimentando servizi essenziali tra i quali il “potenziamento della sanità pubblica”. Ma l’assessori Bori dove vive, in un’altra Regione? La sanità in Umbria è sensibilmente peggiorata, se mai fosse stato possibile, rispetto a prima, sia dal punto di vista organizzativo (liste d’attesa) che qualitativo. Proprio sulla Sanità, in particolare, la precedente Giunta Regionale perse le elezioni.

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