Gruppo Pd di Perugia contro bilancio, giunta Romizi ha fallito

Gruppo Pd di Perugia contro bilancio, giunta Romizi ha fallito

Gruppo Pd di Perugia contro bilancio, giunta Romizi ha fallito

dal Gruppo PD
PERUGIA – Attraverso il bilancio di previsione si dovrebbe espletare l’azione politica: il mandato che i cittadini hanno consegnato nelle mani di chi oggi sta governando la nostra città. Ebbene questo bilancio ripresenta ancora una volta i limiti, le carenze, il grigiore e l’anonimato di questa timida amministrazione. Se confrontiamo le linee programmatiche, il documento unico di programmazione e il bilancio di previsione 2018-2020 ci si rende conto di come la giunta Romizi abbia fallito su molti se non su tutti i fronti.

Eloquente è il fatto che questa amministrazione abbia ricevuto pochi mesi fa una nota della Corte dei Conti dove per la prima volta in oltre 70 anni si esprimeva preoccupazione per la gestione economica della giunta Romizi. Lo diciamo sin da subito per sgombrare il campo da facili se non futili giustificazioni. Chi si prese la responsabilità di governare nel 2014 sapeva benissimo che c’erano a giugno delle anticipazioni di cassa, un qualcosa che tecnicamente è diverso da quello che in maniera propagandistica è stato dipinto come un minibuco di bilancio. Invece di ridurre o quantomeno contenere queste anticipazioni l’attuale Sindaco ha pensato bene di aumentare l’esposizione finanziaria dell’ente tanto che la magistratura contabile si è vista obbligata a sollevare il problema.

La Corte dei Conti, come detto, ha messo in guardia soprattutto sulle anticipazioni di cassa, stesso sistema del 2014 che portava però ad una cifra di interessi passivi di circa 4500€ mentre la giunta di centro destra in tre anni ha bruciato 3 milioni e mezzo in interessi passivi. Una cifra impressionante.

Giustificare le difficoltà, e forse anche l’incapacità, nella redazione del bilancio, con la riduzione dei trasferimenti di Stato e Regione verso Perugia non regge. Governo Nazionale e Giunta Regionale hanno portato a Perugia un qualcosa come 98 milioni di euro se consideriamo tutti i finanziamenti per Biblioteca degli Arconi, Mercato Coperto, Iperfibra, Bando Periferie (Fontivegge per la giunta Romizi è periferia) Agenda Urbana, Teatro Turreno, Piano Scuole 2016, San Francesco al Prato, Sant’Andrea delle Fratte, Ascensori Kennedy. E altri ne verranno per il percorso fluviale; al contempo il Comune non riesce a reperire 10000€ di fondi propri per risistemare il ponte pedonale sul rio Arna lungo lo stesso percorso fluviale.

All’incapacità di reperire risorse, seppur minime, si aggiunge la svendita del Minimetro per soli 4 milioni e la proposta di vendita dell’AFAS, seppure subito smentita. Questa è stata la cartina al tornasole dell’operato della giunta Romizi: si svendono i gioielli di famiglia non per investire le risorse, ma per sopperire all’incapacità, di recuperare i crediti e/o di riscuotere le entrate.

La promessa di ridurre le tasse senza mantenere invariati i servizi è stata disattesa, le tasse sono state aumentate, la TARI ha subito un aumento di circa il 10% con un servizio che è diminuito di un terzo, con un drastico calo, in questi anni, della percentuale di raccolta differenziata, interrompendo una tendenza positiva che andava avanti da quando questo sistema era stato posto in essere.

Ormai siamo al quarto anno di governo, e i risultati sono palesi: sono stati chiusi asili nido e biblioteche, sono stati portati attacchi alla socialità cercando di fare cassa anche con chi si occupa di volontariato. Tra le formule per portare il bilancio a pareggio c’è anche la rimodulazione delle tariffe dei servizi educativi basata sull’ISEE. Una rimodulazione che va a incidere soprattutto sulla classe media, rischiando di equiparare la scuola pubblica a quella privata.

Il personale dell’ente viene fatto passare come un mero costo, circa il 25% dell’intero bilancio (percentuale molto minore di altri comuni capoluogo), senza valutare che per far funzionare l’ente c’è bisogno di esseri umani e di professionalità. Viene disattesa un’altra delle linee programmatiche che rispecchiava una delle promesse elettorali più sbandierata da Romizi quella relativa all’ordine pubblico. Il corpo di polizia urbana annuncia uno sciopero per protestare sulla riduzione delle risorse e la rinuncia al patto Perugia Sicura che dal 2008 era stato rinnovato di volta in volta e aveva rappresentato un impegno forte dell’amministrazione comunale contro la criminalità e l’illegalità. La destra, afferma ora facendo un incredibile piroetta, che non è competenza del Comune la materia della sicurezza. Il patto Perugia Sicura sta lì a dimostrare l’esatto contrario: il Comune ha strumenti per collaborare con le forze dell’ordine al contrasto della criminalità.

Un tempo si governava con responsabilità e senso del dovere, ci si confrontava con i cittadini e con l’aula di Palazzo dei Priori, si cercava di capire le difficoltà. Oggi si fa passerella e non si affrontano i problemi, questi vengono elusi, ma la polvere che in questi anni è stata nascosta sotto il tappeto sta per traboccare.

Niente è migliorato a Perugia in questi anni e la nostra città ha subito un arretramento dal punto di vista culturale, recedendo in un provincialismo che non gli è proprio. Non siamo più al centro dei circuiti delle grandi mostre e dei grandi movimenti turistici che ci passano a fianco. La riduzione del turismo in città non è la tassa di soggiorno, comune a tutte le città italiane, ma come questi soldi sono reinvestiti in capacità di attrazione turistica. Solo la mostra organizzata recentemente dalla GNU dove il comune ha un ruolo abbastanza marginale riporta la nostra città sulle prime pagine delle cronache culturali.

Si è deciso di puntare su un evento che coinvolge solo una parte della comunità cittadina senza attrarre nessuno da fuori. E questo non porta ad un aumento del PIL cittadino, semplicemente perché i cittadini che spendono nella propria città producono PIL pari a zero. Nonostante questo si vessano le grandi manifestazioni chiedendo loro di pagare per il servizio di polizia urbana. Anche in questo caso non si comprende che quello che per la giunta Romizi è solo un costo in realtà è un investimento.

Infine veniamo ad una delle note più dolenti di questa amministrazione. La viabilità: autobus vuoti, servizio pubblico sempre più disorganizzato, strade devastate.

Ulteriore fallimento, ormai ci si ride anche sopra, “avremo strade lisce come panni da biliardo”. Abbiamo strade distrutte, incidenti in continuazione, automobili rotte e soluzioni assurde come quelle di imporre un limite di 30 km orari in un rettilineo di strada extraurbana ridotto ormai a mulattiera. Il nostro giudizio negativo rispecchia quello della città, per questo motivo non intendiamo partecipare in maniera attiva a questo bilancio perché lo riteniamo sbagliato, non in linea con le priorità e i bisogni della nostra città.

Le uscite del bilancio andrebbero interpretate come investimenti, invece si preferisce sperperare il denaro in interessi passivi e attaccare la socialità, si aumentano le tasse e si riducono i servizi; ci si giustifica sputando sul piatto dove si mangia. Ormai è tempo di prendersi le proprie responsabilità e con molta onestà riconoscere ciò che è stato fatto: nulla.

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