Coronavirus, dal decreto “Io resto a casa” a risposta Ue, intervista a Franco Zaffini

 
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Coronavirus, dal decreto “Io resto a casa” a risposta Ue, intervista a Franco Zaffini

Coronavirus, dal decreto “Io resto a casa” a risposta Ue, intervista a Franco Zaffini

A quasi una settimana dalla sottoscrizione del decreto con cui il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha esteso la categoria di “zona rossa” a tutta l’Italia, sembra arrivare finalmente una prima risposta concreta da parte dell’Ue. “Siamo pronti ad aiutare l’Italia con tutto quello di cui ha bisogno” ha dichiarato ieri la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. Ma sarà sufficiente a sollevare l’Italia dalla profonda crisi sanitaria che sta attraversando? Il governo sta facendo tutto il possibile per limitarne i danni? Lo abbiamo chiesto al senatore Francesco Zaffini (FdI), membro della Commissione Igiene e Sanità.

Ritiene che il governo si stia mostrando in grado di affrontare l’emergenza Coronavirus? Il governo sta finalmente adottando i provvedimenti che avrebbe dovuto adottare almeno 2 settimane fa, e che noi chiedevamo da subito.  Ma attendiamo l’esito dei nuovi provvedimenti per valutare in maniera più esaustiva il lavoro fatto.

FdI aveva già chiesto prima del decreto del 11 marzo la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, ma abbiamo visto che non tutte le attività sono state chiuse. Sono sufficienti queste misure per limitare il contagio? Il nostro dubbio continua ad essere relativo alla troppa discrezionalità concessa, serviva più decisione perché se non si vuole sottovalutare l’emergenza e contrastarla in maniera netta, bisogna farlo fino in fondo, con più chiarezza e più chiusure.

L’emergenza Coronavirus era in qualche modo prevedibile? Ci sono delle misure che il governo avrebbe potuto prendere per limitarla? L’emergenza era prevedibile perché preannunciata dagli avvenimenti in Cina. Sicuramente la superficialità con la quale ci si è ostinati a paragonare il virus ad una influenza stagionale ma anche il fatto di non attuare da subito un un maggior controllo degli ingressi, sono errori che si potevano evitare. Ma in questa fase diamo spazio all’unità nel contrastare l’emergenza, ci sarà tempo per fare tutte le valutazioni del caso.

Che cosa ne pensa della risposta dell’Ue nei confronti dell’Italia? L’Europa si è mostrata per quello che è: una nullità assoluta, specialmente nelle situazioni di emergenza. Un’ Europa che pretende di istruirci sulla lunghezza delle zucchine e sulle curvature delle banane ma che si mostra totalmente lontana da un paese come l’Italia, che è uno dei maggiori contribuenti e una Nazione chiave, in un momento come questo. Le affermazioni di ieri di Lagarde sono esattamente lo specchio di quello che affermo: abbiamo un’Europa a trazione franco tedesca e assente per gli altri. E chi pensa che le considerazioni della Presidente francese della BCE siano una gaffe commette un errore: a quel livello non esistono gaffe, le sue affermazioni sono volute.

Invece cosa pensa del modo in cui i nostri vicini europei stanno affrontando il pericolo Coronavirus? Il vero problema di questa emergenza è stato, prima in Italia e ora anche nelle altre Nazioni, quello di confondere il piano sanitario con quello economico. Questo ha tolto lucidità nella valutazione di cosa fosse necessario per fronteggiare l’emergenza, anche a fronte del numero delle persone positive al virus che aumentava di giorno in giorno. Dopo un primo momento di indecisione però, in Italia si è capito che la quarantena e l’isolamento fossero gli unici strumenti di prevenzione in assenza di un vaccino. E mentre l’Italia è riuscita a capire che il piano sanitario in questo momento doveva assolutamente avere la meglio su quello economico, le altre Nazioni sono ancora travolte dalla confusione dei due piani, e temo che se non cambieranno presto rotta, anche prendendo il nostro esempio, ne pagheranno le conseguenze in un futuro non troppo lontano.

Giorgia Meloni (FdI) ha criticato la scelta di alcuni paesi confinanti con l’Italia di chiudere le frontiere. Pensa anche lei che queste decisioni potranno “pesare sul futuro dell’UE”? Non pensa che a parti inverse avremmo fatto lo stesso? Sembra abbastanza assurdo sentire altri paesi adottare questo tipo di provvedimenti: l’Italia sta affrontando con l’isolamento il virus, quindi i suoi cittadini sono più protetti degli altri. Perciò dovrebbe essere il contrario, e cioè l’Italia dovrebbe chiudere l’ingresso agli altri. Ma non ci stupisce, noi siamo abituati al concetto dell’Europa matrigna e dei paesi confinanti fratellastri, ce ne ricorderemo in futuro. Dopotutto se anche il ministro Gualtieri invece di stare dalla parte dell’Italia fa il ministro d’Europa, plaudendo alle considerazioni di Lagarde, non possiamo sperare in nulla di meglio. Per ora.

Il Coronavirus ci lascerà in eredità una crisi economica pluriennale? Cosa dovrebbe fare il governo per impedirlo? Ora pensiamo all’emergenza sanitaria, poi affronteremo gli enormi danni al nostro sistema economico che sicuramente ci porteremo dietro per un po’ di tempo. D’altra parte, voglio sperare che questa situazione sia anche l’elettroshock che in molti auspicavamo per far rivedere e rimettere in discussione i tanti trattati di questa Unione Europea inutile ed inefficace, ma anche per rimodellare le nostre abitudini e ripensare tanti dei nostri automatismi.

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